Il saggio fa parte di un volume specificamente dedicato alla tecnica della letteratura di raccolta di lingua greca dall’antichità all’umanesimo: (R.M.) Piccione and (M.) Perkams Eds. Selecta colligere 2: Beiträge zur Technik des Sammelns und Kompilierens griechischer Texte von der Antike bis zum Humanismus. Alessandria: Edizioni dell'Orso, 2005. Pp. x + 483 50. 9788876948855. Esso è il risultato di una innovativa rivisitazione operata con gli occhi di un ‘lettore moderno’, che individua nei Deipnosophistai di Ateneo e nell’Onomasticon di Polluce un osservatorio ideale per lo studio delle opere collectanee dell’antichità. P. Colace, partendo da un personale e lungo percorso di ricerca sulla lessicografia tecnica e sulla letteratura scientifica e tecnica greca e latina, pone per la prima volta al centro dell’attenzione l’importanza da dare alla struttura di tale opere, finora trascurata perché ritenute poco autoriali e utilizzate soltanto per estrapolazioni sporadiche e decontestualizzate. Il risultato originale raggiunto attraverso la comparazione di nodi nevralgici dei due testi di raccolta si articola su più livelli: a) la perfetta coincidenza in Ateneo dell’itinerario del deipnon (al cui interno trova la giusta coerenza e collocazione la grande quantità e varietà di argomenti trattati) con la presentazione delle varie classi di contenitori relativi ad ogni singola e specifica fase dello stesso in Polluce porta la studiosa a individuare nell’Onomasticon un vocabolario tematico o domestico, con una retrodatazione di questa categoria di ben 1300 anni; b) la presenza di una tensione temporale tra palin e nun è una costante che scandisce il tempo dell’autore e il tempo delle sue fonti; c) le due ‘enciclopedie’, pur nella loro specificità (racconto di un deipnon allestito nella Roma del II sec. d. C. ‘alla maniera attica’, raccolta di parole tratte dalla rosa dei ‘testi attici’), nascono entrambe all’interno della stessa motivazione: il desiderio di conservare il ricordo dell’atticità aurea di V sec. a. C., e con essa il momento più alto di quel mondo greco, che gli autori, entrambi vissuti a Naucrati nel II sec. d. C., vedevano minacciato dai nuovi assetti sociali dell’impero romano. Recensioni 1. Filippo Maria Pontani, in «Journal of Hellenic Studies» 127, 2007, 176-177. In particolare 177: “ in relation to the macro-structure of the Deipnosophistae, Paola Radici. Colace (97-111) sticks to the old assumption that the work in its present form is the fruit of an incompetent epitomator (108); Colace also argues for hardly evident structural analogies between Athenaeus' catalogues and the lexicon of Pollux” 2. Bruno Rochette Université de Liège: orbi.ulg.ac.be/bitstream/2268/.../CRANAB.DO. “D’abord, Paola Radici Colace propose un parcours à l’intérieur de l’atelier de la littérature de compilation.” Citazioni Il saggio è citato come “recente contributo” di cui tenere conto nella recensione di Daniela Summa, Inscriptiones Graecae, Berlin (summa@bbaw.de) a Paolo Cipolla, Studi sul Teatro Greco. Supplementi di Lexis, XL, Amsterdam: Adolf M. Hakkert, 2006 in «Bryn Mawr Classical Review» 2007.04.34, n. 4.

Sull'Undicesimo libro dei Deipnosophistae di Ateno. I. Un percorso dentro l'officina della letteratura di raccolta

COLACE, Paola
2005

Abstract

Il saggio fa parte di un volume specificamente dedicato alla tecnica della letteratura di raccolta di lingua greca dall’antichità all’umanesimo: (R.M.) Piccione and (M.) Perkams Eds. Selecta colligere 2: Beiträge zur Technik des Sammelns und Kompilierens griechischer Texte von der Antike bis zum Humanismus. Alessandria: Edizioni dell'Orso, 2005. Pp. x + 483 50. 9788876948855. Esso è il risultato di una innovativa rivisitazione operata con gli occhi di un ‘lettore moderno’, che individua nei Deipnosophistai di Ateneo e nell’Onomasticon di Polluce un osservatorio ideale per lo studio delle opere collectanee dell’antichità. P. Colace, partendo da un personale e lungo percorso di ricerca sulla lessicografia tecnica e sulla letteratura scientifica e tecnica greca e latina, pone per la prima volta al centro dell’attenzione l’importanza da dare alla struttura di tale opere, finora trascurata perché ritenute poco autoriali e utilizzate soltanto per estrapolazioni sporadiche e decontestualizzate. Il risultato originale raggiunto attraverso la comparazione di nodi nevralgici dei due testi di raccolta si articola su più livelli: a) la perfetta coincidenza in Ateneo dell’itinerario del deipnon (al cui interno trova la giusta coerenza e collocazione la grande quantità e varietà di argomenti trattati) con la presentazione delle varie classi di contenitori relativi ad ogni singola e specifica fase dello stesso in Polluce porta la studiosa a individuare nell’Onomasticon un vocabolario tematico o domestico, con una retrodatazione di questa categoria di ben 1300 anni; b) la presenza di una tensione temporale tra palin e nun è una costante che scandisce il tempo dell’autore e il tempo delle sue fonti; c) le due ‘enciclopedie’, pur nella loro specificità (racconto di un deipnon allestito nella Roma del II sec. d. C. ‘alla maniera attica’, raccolta di parole tratte dalla rosa dei ‘testi attici’), nascono entrambe all’interno della stessa motivazione: il desiderio di conservare il ricordo dell’atticità aurea di V sec. a. C., e con essa il momento più alto di quel mondo greco, che gli autori, entrambi vissuti a Naucrati nel II sec. d. C., vedevano minacciato dai nuovi assetti sociali dell’impero romano. Recensioni 1. Filippo Maria Pontani, in «Journal of Hellenic Studies» 127, 2007, 176-177. In particolare 177: “ in relation to the macro-structure of the Deipnosophistae, Paola Radici. Colace (97-111) sticks to the old assumption that the work in its present form is the fruit of an incompetent epitomator (108); Colace also argues for hardly evident structural analogies between Athenaeus' catalogues and the lexicon of Pollux” 2. Bruno Rochette Université de Liège: orbi.ulg.ac.be/bitstream/2268/.../CRANAB.DO. “D’abord, Paola Radici Colace propose un parcours à l’intérieur de l’atelier de la littérature de compilation.” Citazioni Il saggio è citato come “recente contributo” di cui tenere conto nella recensione di Daniela Summa, Inscriptiones Graecae, Berlin (summa@bbaw.de) a Paolo Cipolla, Studi sul Teatro Greco. Supplementi di Lexis, XL, Amsterdam: Adolf M. Hakkert, 2006 in «Bryn Mawr Classical Review» 2007.04.34, n. 4.
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