Nel testo vengono presentati i risultati delle indagini archeologiche condotte dall’autore negli ultimi anni al Ninfeo dei Tritoni di Hierapolis di Frigia (Turchia), dedicate, da un lato, all’analisi di tutti i dati acquisiti durante lo scavo per la ricostruzione grafica dell’elevato, dall’altro, all’esame degli elementi relativi al funzionamento idraulico dell’edificio. Lo studio dei blocchi della decorazione architettonica in marmo ha condotto a proporre un’ipotesi di restituzione del colonnato del primo ordine della facciata, mentre è ancora da chiarire l’articolazione del secondo ordine; restano inoltre da verificare alcuni elementi che indurrebbero ad ipotizzare l’esistenza di un terzo ordine. Le iscrizioni apposte sulla trabeazione del primo ordine permettono di datare la dedica del ninfeo sotto il regno dell’imperatore Elagabalo, tra il 220 e il 222 d.C. Relativamente alla grande vasca del ninfeo, è stata studiata l’articolazione della balaustra marmorea antistante, della quale sono stati ricollocati in posto tutti gli elementi conservati; inoltre, con alcuni interventi mirati di scavo, sono stati individuati ed indagati i dispositivi di adduzione e di deflusso dell’acqua. Per quanto riguarda infine l’interpretazione complessiva dell’edificio, i caratteri dell’articolazione della facciata permettono di evidenziare significative affinità con il Settizodio di Settimio Severo a Roma e, d’altra parte, con le frontescene di alcuni teatri di età severiana dell’Asia Minore.

Le recenti indagini al Ninfeo dei Tritoni: nuovi dati per lo studio del monumento

CAMPAGNA, Lorenzo
2007

Abstract

Nel testo vengono presentati i risultati delle indagini archeologiche condotte dall’autore negli ultimi anni al Ninfeo dei Tritoni di Hierapolis di Frigia (Turchia), dedicate, da un lato, all’analisi di tutti i dati acquisiti durante lo scavo per la ricostruzione grafica dell’elevato, dall’altro, all’esame degli elementi relativi al funzionamento idraulico dell’edificio. Lo studio dei blocchi della decorazione architettonica in marmo ha condotto a proporre un’ipotesi di restituzione del colonnato del primo ordine della facciata, mentre è ancora da chiarire l’articolazione del secondo ordine; restano inoltre da verificare alcuni elementi che indurrebbero ad ipotizzare l’esistenza di un terzo ordine. Le iscrizioni apposte sulla trabeazione del primo ordine permettono di datare la dedica del ninfeo sotto il regno dell’imperatore Elagabalo, tra il 220 e il 222 d.C. Relativamente alla grande vasca del ninfeo, è stata studiata l’articolazione della balaustra marmorea antistante, della quale sono stati ricollocati in posto tutti gli elementi conservati; inoltre, con alcuni interventi mirati di scavo, sono stati individuati ed indagati i dispositivi di adduzione e di deflusso dell’acqua. Per quanto riguarda infine l’interpretazione complessiva dell’edificio, i caratteri dell’articolazione della facciata permettono di evidenziare significative affinità con il Settizodio di Settimio Severo a Roma e, d’altra parte, con le frontescene di alcuni teatri di età severiana dell’Asia Minore.
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