L’esigenza avvertita da molti di un approccio ecologico, per descrivere e spiegare le interazioni della vita quotidiana tra genitori e figli, ha molto contribuito alla definizione delle dimensioni del parenting e alla ricerca di strumenti validi per misurarle. Un interessante settore di indagini è l’analisi delle differenze tra madri e padri nelle pratiche educative caratterizzate da dimensioni come, ad esempio, il coinvolgimento affettivo o la supervisione, e di come queste si differenzino ulteriormente in funzione delle transizioni evolutive dei figli. Scopo della ricerca è indagare le differenze di genere (paterne e materne) nelle pratiche educative in funzione delle diverse fasi di sviluppo dei figli, dall’età prescolare all’adolescenza. Metodo. Hanno partecipato 876 genitori (427 padri e 449 madri) con almeno un figlio di età compresa fra 3 e 14 anni. Lo strumento per rilevare le pratiche educative dei genitori era l’Alabama Parenting Questionnaire (APQ; Frick, 1991), un questionario self report (42 item) che fornisce misure su 6 dimensioni del comportamento genitoriale: a) coinvolgimento nelle attività del figlio; b) parenting positivo; c) scarsa supervisione; d) disciplina incoerente; e) punizione fisica; f) altre pratiche disciplinari. Le risposte a ciascun item sono graduate secondo una scala Likert a 5 punti sulla base della frequenza con cui il genitore ritiene di adottare i diversi comportamenti. Risultati. Padri e madri sono stati posti a confronto per ciascuna delle 6 scale dell’APQ. I dati più rilevanti indicano che le madri risultano maggiormente coinvolte nelle attività dei figli e più propense a sostenerli con pratiche positive. Per la scala di supervisione, sono ancora le madri a produrre punteggi più positivi. I padri appaiono meno coerenti delle madri nelle pratiche disciplinari. È stato possibile evidenziare, inoltre, alcune interessanti tendenze evolutive: ad esempio, forme blande di punizione fisica risultano adottate meno con i figli più grandi; analogamente, al crescere dell’età dei figli appaiono meno frequenti i comportamenti di parenting positivo, come abbracciare e lodare. Infine, la presenza in famiglia di più figli rende i genitori meno disponibili a spiegare con calma al figlio perché si sia comportato male e sembra indurre un loro minore coinvolgimento nelle attività.

Analisi evolutiva e differenze di genere in alcune dimensioni del parenting

BENEDETTO, Loredana;INGRASSIA, Massimo;
2008

Abstract

L’esigenza avvertita da molti di un approccio ecologico, per descrivere e spiegare le interazioni della vita quotidiana tra genitori e figli, ha molto contribuito alla definizione delle dimensioni del parenting e alla ricerca di strumenti validi per misurarle. Un interessante settore di indagini è l’analisi delle differenze tra madri e padri nelle pratiche educative caratterizzate da dimensioni come, ad esempio, il coinvolgimento affettivo o la supervisione, e di come queste si differenzino ulteriormente in funzione delle transizioni evolutive dei figli. Scopo della ricerca è indagare le differenze di genere (paterne e materne) nelle pratiche educative in funzione delle diverse fasi di sviluppo dei figli, dall’età prescolare all’adolescenza. Metodo. Hanno partecipato 876 genitori (427 padri e 449 madri) con almeno un figlio di età compresa fra 3 e 14 anni. Lo strumento per rilevare le pratiche educative dei genitori era l’Alabama Parenting Questionnaire (APQ; Frick, 1991), un questionario self report (42 item) che fornisce misure su 6 dimensioni del comportamento genitoriale: a) coinvolgimento nelle attività del figlio; b) parenting positivo; c) scarsa supervisione; d) disciplina incoerente; e) punizione fisica; f) altre pratiche disciplinari. Le risposte a ciascun item sono graduate secondo una scala Likert a 5 punti sulla base della frequenza con cui il genitore ritiene di adottare i diversi comportamenti. Risultati. Padri e madri sono stati posti a confronto per ciascuna delle 6 scale dell’APQ. I dati più rilevanti indicano che le madri risultano maggiormente coinvolte nelle attività dei figli e più propense a sostenerli con pratiche positive. Per la scala di supervisione, sono ancora le madri a produrre punteggi più positivi. I padri appaiono meno coerenti delle madri nelle pratiche disciplinari. È stato possibile evidenziare, inoltre, alcune interessanti tendenze evolutive: ad esempio, forme blande di punizione fisica risultano adottate meno con i figli più grandi; analogamente, al crescere dell’età dei figli appaiono meno frequenti i comportamenti di parenting positivo, come abbracciare e lodare. Infine, la presenza in famiglia di più figli rende i genitori meno disponibili a spiegare con calma al figlio perché si sia comportato male e sembra indurre un loro minore coinvolgimento nelle attività.
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