La disciplina dei reati commessi col mezzo della stampa, prevista dagli articoli da 57 a 58-bis del codice penale, costituisce un unicum tra le disposizioni di parte generale: l’immediato risalto dato dall’art. 57 c.p. alla condotta incriminata conferisce alla disposizione una natura singolare che, almeno in apparenza, ne giustifica a stento la collocazione nella topografia codicistica. In realtà, l'analisi dei presupposti dell'istituto ne segnala l'assimilabilità alle clausole d’incriminazione suppletiva. Di particolare interesse è l'indagine sulla giurisprudenza sviluppatasi in materia, che trova oggi nuovo slancio con riferimento alle testate giornalistiche radiotelevisive e a quelle telematiche, rispetto alle quali si pone il problema dell'estensione della disciplina codicistica attualmente vigente. La questione che maggiormente impegna gli interpreti concerne il titolo di responsabilità ex art. 57 c.p., che la giurisprudenza indica sempre come colposa, sebbene gli esiti delle relative pronunce ne tradiscano le premesse. Infatti, nonostante l'attuale formulazione dell'art. 57 c.p. qualifichi come colposa la responsabilità del direttore o vicedirettore che omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, la prassi giunge tuttora ad inferire la responsabilità dell’agente dalla mera posizione che questi riveste nella compagine dell’azienda giornalistica. Si tratta di un orientamento particolarmente evidente nella casistica che interessa periodici di grandi dimensioni, con riguardo ai quali il responsabile difficilmente è in grado di espletare la relativa funzione di controllo; ulteriore campo di evidenza è poi costituito dalle sentenze che concludono per la responsabilità del direttore del periodico nonostante la sua assenza temporanea per ferie. L’obiettivo del contributo è dunque quello di indagare la prassi sviluppatasi sulla disciplina di cui agli artt. 57-58 bis c.p. al fine di segnalarne i limiti e suggerire gli opportuni correttivi.

I reati commessi col mezzo della stampa.

PANEBIANCO, Giuseppina
2010

Abstract

La disciplina dei reati commessi col mezzo della stampa, prevista dagli articoli da 57 a 58-bis del codice penale, costituisce un unicum tra le disposizioni di parte generale: l’immediato risalto dato dall’art. 57 c.p. alla condotta incriminata conferisce alla disposizione una natura singolare che, almeno in apparenza, ne giustifica a stento la collocazione nella topografia codicistica. In realtà, l'analisi dei presupposti dell'istituto ne segnala l'assimilabilità alle clausole d’incriminazione suppletiva. Di particolare interesse è l'indagine sulla giurisprudenza sviluppatasi in materia, che trova oggi nuovo slancio con riferimento alle testate giornalistiche radiotelevisive e a quelle telematiche, rispetto alle quali si pone il problema dell'estensione della disciplina codicistica attualmente vigente. La questione che maggiormente impegna gli interpreti concerne il titolo di responsabilità ex art. 57 c.p., che la giurisprudenza indica sempre come colposa, sebbene gli esiti delle relative pronunce ne tradiscano le premesse. Infatti, nonostante l'attuale formulazione dell'art. 57 c.p. qualifichi come colposa la responsabilità del direttore o vicedirettore che omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, la prassi giunge tuttora ad inferire la responsabilità dell’agente dalla mera posizione che questi riveste nella compagine dell’azienda giornalistica. Si tratta di un orientamento particolarmente evidente nella casistica che interessa periodici di grandi dimensioni, con riguardo ai quali il responsabile difficilmente è in grado di espletare la relativa funzione di controllo; ulteriore campo di evidenza è poi costituito dalle sentenze che concludono per la responsabilità del direttore del periodico nonostante la sua assenza temporanea per ferie. L’obiettivo del contributo è dunque quello di indagare la prassi sviluppatasi sulla disciplina di cui agli artt. 57-58 bis c.p. al fine di segnalarne i limiti e suggerire gli opportuni correttivi.
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