La sezione sociovariazionale dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) ha posto particolare attenzione al rilevamento di forme sistematiche di contatto italiano-dialetto tra cui l’italiano regionale. Quanto emerso restituisce un quadro variegato e complesso. I dati ottenuti realizzano infatti esiti diversi - per caratterizzazione diatopica (l’italiano regionale di Sicilia manca di unitarietà e vive di varietà microareali); consistenza areale (con un forte antagonismo dei poli irradianti di Palermo e Catania); distribuzione generazionale; collocazione diastratica; familiarità col referente; contesti di attualizzazione, ecc. - che saranno oggetto di analisi nella ricerca che si intende presentare. L’eterogeneità dei risultati rende difficile l’attribuzione di marche di regionalità, come anche l’individuazione e la classificazione della varietà in un pattern unitario, e pone agli analisti problemi di descrizione in relazione ai modelli teorici esistenti. I parametri che guidano tali operazioni non possono non tener conto di criteri quali la naturalezza o la neutralità comunicativa nell’enunciato, l’accettabilità delle forme, l’autovalutazione e il grado di consapevolezza dei parlanti. In particolare, se il progressivo passaggio da una diglossia classica a una diglossia “morbida” (Sobrero 2005) ha portato alla formazione di un italiano regionale popolare di più chiara identificazione, il graduale sdoganamento del dialetto ha dato vita a un italiano regionale adoperato dalle fasce istruite, la cui classificazione risulta più complessa e al tempo stesso più interessante. Infatti, nonostante esso risulti perlopiù intenzionale, comprende anche impieghi che non sempre raggiungono la soglia della consapevolezza, per una molteplicità di fattori che verranno presi in esame nel contributo che si propone. Alla luce di quanto osservato, la categorizzazione che ci sembra più efficace per descrivere la struttura e il funzionamento dell’italiano regionale di Sicilia ci porta a distinguere tra un italiano regionale inconsapevole e involontario (avvertibile per lo più nelle scelte lessicali), e un italiano regionale consapevole e intenzionale (che investe anche scelte morfosintattiche), i cui costituenti, attualmente soggetti all’intrecciarsi di più variabili, non sono ancora ben fissati. Sulla scorta dei dati elicitati è tuttavia possibile ipotizzare che il maggiore livello di italianizzazione dei parlanti che realizzano una regionalità linguistica consapevole, unito al fatto che determinate strutture vengano considerate più adeguate ed efficaci in contesti sempre più ampi della comunicazione quotidiana, finisca col giocare a favore soprattutto della vitalità dell'italiano regionale prima ancora che dell'italiano tout court. In quest’ottica non è da escludere l’ipotesi che usi regionali attualmente opzionali finiscano con il configurare una nuova sincronia e determinare nuovi assetti nel repertorio linguistico dell’italiano.

Fenomeni di dissolvenza nell’italiano regionale di Sicilia: un’analisi dei dati ALS

ASSENZA, Elvira
2012

Abstract

La sezione sociovariazionale dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) ha posto particolare attenzione al rilevamento di forme sistematiche di contatto italiano-dialetto tra cui l’italiano regionale. Quanto emerso restituisce un quadro variegato e complesso. I dati ottenuti realizzano infatti esiti diversi - per caratterizzazione diatopica (l’italiano regionale di Sicilia manca di unitarietà e vive di varietà microareali); consistenza areale (con un forte antagonismo dei poli irradianti di Palermo e Catania); distribuzione generazionale; collocazione diastratica; familiarità col referente; contesti di attualizzazione, ecc. - che saranno oggetto di analisi nella ricerca che si intende presentare. L’eterogeneità dei risultati rende difficile l’attribuzione di marche di regionalità, come anche l’individuazione e la classificazione della varietà in un pattern unitario, e pone agli analisti problemi di descrizione in relazione ai modelli teorici esistenti. I parametri che guidano tali operazioni non possono non tener conto di criteri quali la naturalezza o la neutralità comunicativa nell’enunciato, l’accettabilità delle forme, l’autovalutazione e il grado di consapevolezza dei parlanti. In particolare, se il progressivo passaggio da una diglossia classica a una diglossia “morbida” (Sobrero 2005) ha portato alla formazione di un italiano regionale popolare di più chiara identificazione, il graduale sdoganamento del dialetto ha dato vita a un italiano regionale adoperato dalle fasce istruite, la cui classificazione risulta più complessa e al tempo stesso più interessante. Infatti, nonostante esso risulti perlopiù intenzionale, comprende anche impieghi che non sempre raggiungono la soglia della consapevolezza, per una molteplicità di fattori che verranno presi in esame nel contributo che si propone. Alla luce di quanto osservato, la categorizzazione che ci sembra più efficace per descrivere la struttura e il funzionamento dell’italiano regionale di Sicilia ci porta a distinguere tra un italiano regionale inconsapevole e involontario (avvertibile per lo più nelle scelte lessicali), e un italiano regionale consapevole e intenzionale (che investe anche scelte morfosintattiche), i cui costituenti, attualmente soggetti all’intrecciarsi di più variabili, non sono ancora ben fissati. Sulla scorta dei dati elicitati è tuttavia possibile ipotizzare che il maggiore livello di italianizzazione dei parlanti che realizzano una regionalità linguistica consapevole, unito al fatto che determinate strutture vengano considerate più adeguate ed efficaci in contesti sempre più ampi della comunicazione quotidiana, finisca col giocare a favore soprattutto della vitalità dell'italiano regionale prima ancora che dell'italiano tout court. In quest’ottica non è da escludere l’ipotesi che usi regionali attualmente opzionali finiscano con il configurare una nuova sincronia e determinare nuovi assetti nel repertorio linguistico dell’italiano.
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