Italia e Romania compiono percorsi paralleli nel loro processo di emancipazione nazionale. Tuttavia, anche vi sono analogie in questi percorsi (affinità linguistiche e culturali, intensa propaganda filoromena di italiani, come Vegezzi Ruscalla e Canini, e filoitaliana di romeni, come Bǎlcescu, Alecsandri e Rosetti, intese di massima tra il Piemonte di Cavour e i Principati Danubiani di Ioan Cuza), l’evolversi della situazione internazionale a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo XIX porterà a conclusioni diverse dell’iter risorgimentale dei due popoli: in Italia prevarrà la soluzione militare, che passa soprattutto attraverso l’impegno diplomatico e l’aiuto concreto offerto dalla Francia di Napoleone III; nei Principati uniti (poi Romania), invece, risulterà determinante il ruolo svolto dalle grandi potenze nel “pilotare” una soluzione diplomatica, quasi del tutto pacifica, della questione nazionale romena prima all’interno del quadro istituzionale ottomano e, più tardi, al di fuori di esso. Inevitabile dunque, dopo l’intenso intrecciarsi, tra il 1859 e il 1861, di vari progetti di guerra antiasburgici da realizzarsi simultaneamente in una triangolazione operativa tra Torino, Pest e Bucarest, il progressivo affievolirsi di tali contatti. E ciò anche a causa della svolta “moderata” affermatasi nella politica estera piemontese già qualche mese dopo la morte di Cavour. Le necessità di consolidamento dell’appena costituito Stato italiano invitano a una maggiore prudenza. È così che la causa nazionale romena e quella ungherese finiranno per diventare assolutamente secondarie nelle strategie diplomatiche di Torino, mentre continueranno ad esser vive e sentite con passione da una schiera di irriducibili democratici e idealisti tra i quali spicca, non a caso, la figura di Garibaldi, eroe a lungo atteso di una possibile insurrezione armata dei popoli danubiano-balcanici che, però, non poté mai essere concretamente avviata né, tantomeno, realizzata.

Il cammino verso la formazione degli Stati nazionali in Italia e in Romania

FORNARO, Pasquale
2010

Abstract

Italia e Romania compiono percorsi paralleli nel loro processo di emancipazione nazionale. Tuttavia, anche vi sono analogie in questi percorsi (affinità linguistiche e culturali, intensa propaganda filoromena di italiani, come Vegezzi Ruscalla e Canini, e filoitaliana di romeni, come Bǎlcescu, Alecsandri e Rosetti, intese di massima tra il Piemonte di Cavour e i Principati Danubiani di Ioan Cuza), l’evolversi della situazione internazionale a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo XIX porterà a conclusioni diverse dell’iter risorgimentale dei due popoli: in Italia prevarrà la soluzione militare, che passa soprattutto attraverso l’impegno diplomatico e l’aiuto concreto offerto dalla Francia di Napoleone III; nei Principati uniti (poi Romania), invece, risulterà determinante il ruolo svolto dalle grandi potenze nel “pilotare” una soluzione diplomatica, quasi del tutto pacifica, della questione nazionale romena prima all’interno del quadro istituzionale ottomano e, più tardi, al di fuori di esso. Inevitabile dunque, dopo l’intenso intrecciarsi, tra il 1859 e il 1861, di vari progetti di guerra antiasburgici da realizzarsi simultaneamente in una triangolazione operativa tra Torino, Pest e Bucarest, il progressivo affievolirsi di tali contatti. E ciò anche a causa della svolta “moderata” affermatasi nella politica estera piemontese già qualche mese dopo la morte di Cavour. Le necessità di consolidamento dell’appena costituito Stato italiano invitano a una maggiore prudenza. È così che la causa nazionale romena e quella ungherese finiranno per diventare assolutamente secondarie nelle strategie diplomatiche di Torino, mentre continueranno ad esser vive e sentite con passione da una schiera di irriducibili democratici e idealisti tra i quali spicca, non a caso, la figura di Garibaldi, eroe a lungo atteso di una possibile insurrezione armata dei popoli danubiano-balcanici che, però, non poté mai essere concretamente avviata né, tantomeno, realizzata.
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