Il contributo intende contestualizzare e restituire storicità al dibattito sulla famiglia svoltosi in sede costituente, limitatamente alla genesi dell'art. 29 della Costituzione. Un dibattito che risentì dei vincoli ancora incombenti sulla posizione della donna nella famiglia, ma anche di altri condizionamenti: non solo – come ebbe a dire la cattolicissima Maria Federici – della «troppo vigilante direzione clericale», ma anche di un altro elemento, nuovo per il dibattito politico: l’inedito protagonismo femminile. Su queste basi, le strettoie nelle quali si snodò la discussione restituiscono con evidenza che, nonostante alcune vigorose voci di donne costituenti proponessero con anticipo moderni significati alla soggettività femminile, in quel contesto era pressoché impossibile che la famiglia, benché istituzione sensibile alle trasformazioni storico-sociali e al pluralismo di forme e modelli, fosse dotata di una tutela di rango costituzionale capace di accogliere, con flessibilità, le novità che l’evoluzione dei tempi avrebbe potuto prospettare e, quindi, di non ostacolare forme di tutela giuridica che rispecchiassero gamme allora inedite di relazioni affettive.

Tra nuovo protagonismo femminile e ingerenze vaticane,il dibattito costituente sulla famiglia (1946-47)

COCCHIARA, Maria Antonel.
2011

Abstract

Il contributo intende contestualizzare e restituire storicità al dibattito sulla famiglia svoltosi in sede costituente, limitatamente alla genesi dell'art. 29 della Costituzione. Un dibattito che risentì dei vincoli ancora incombenti sulla posizione della donna nella famiglia, ma anche di altri condizionamenti: non solo – come ebbe a dire la cattolicissima Maria Federici – della «troppo vigilante direzione clericale», ma anche di un altro elemento, nuovo per il dibattito politico: l’inedito protagonismo femminile. Su queste basi, le strettoie nelle quali si snodò la discussione restituiscono con evidenza che, nonostante alcune vigorose voci di donne costituenti proponessero con anticipo moderni significati alla soggettività femminile, in quel contesto era pressoché impossibile che la famiglia, benché istituzione sensibile alle trasformazioni storico-sociali e al pluralismo di forme e modelli, fosse dotata di una tutela di rango costituzionale capace di accogliere, con flessibilità, le novità che l’evoluzione dei tempi avrebbe potuto prospettare e, quindi, di non ostacolare forme di tutela giuridica che rispecchiassero gamme allora inedite di relazioni affettive.
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