Il contributo proposto presenta i risultati di un’analisi condotta su un corpus costituito da ottanta small talk in chat, prodotte dal settembre del 2008 al giugno del 2009. Si tratta di scambi pressoché quotidiani tra giovani di area siracusana, tramite Windows Live Messanger, un instant messaging client utilizzato, in Italia, da più del 90% dei ragazzi che chattano. Il campione risulta composto da 30 ragazzi tra i 15 e i 18 anni di entrambi i sessi (18 maschi e 12 femmine). Agli stessi soggetti è stato somministrato un piccolo questionario autovalutativo, sulle loro abitudini di chatters e sul tipo di linguaggio impiegato nella CMC. All’analisi dei dati ottenuti, fa seguito una serie di confronti con altre tipologie di scrittura parlata (blog, gruppi, messaggi FB, e-mail, sms) prodotte da giovani e da adulti della stessa area. Nel complesso il corpus presentato costituisce – come del resto molte scritture di questo genere – un valido documento per un’analisi trasversale del parlato e consente di attestare, accanto a nuove forme di testualità, nuove forme di dialettalità. Ciò che sembra emergere, al di là di determinati tratti grafici caratterizzanti i più giovani (in particolare ideofoni, smile ed emoticon, scritture numeriche, tachigrafie), è una forte omogeneità riguardo alle strategie testuali adottate. Sorprendono, in tal senso, certe equivalenze con le scritture popolari, anch’esse caratterizzate da un «orientamento testuale orale» (Mioni 1987: 206), cioè dall’assenza di una differenziazione diamesica rispetto al parlato e da un generale prevalere della semantica sulla sintassi (Berretta 1994). Per quanto concerne le modalità di impiego dei codici lingua/dialetto ci troviamo in presenza di scritture fortemente commutate, anche se – chiaramente – con un macroscopico cambio di prospettiva nell’uso del dialetto, non più “subito” – come nelle scritture semicolte – ma “agito”, in altre parole non più inconsapevole ma volontario e pragmaticamente orientato (Assenza 2009b). Il corpus registra un ampio ricorso a commutazioni extrafrasali (tag) affidate ad allocuzioni e interiezioni dialettali, ad allocutivi perlopiù impiegati nelle formule di apertura, e a modalità di tipo interfrasale riconducibili alla tipologia del code- switching, sia per struttura che per funzioni (Assenza 2009a). Il grado di consapevolezza nell’impiego del dialetto decresce via via che si passa dai soggetti più adulti, che spesso evidenziano il ricorso ai dialettismi attraverso modalità di flag switching, ai più giovani, che trattano il siciliano alla stregua delle altre lingue disponibili nel loro repertorio, giungendo a mixare, in uno stesso messaggio, italiano, dialetto e inglese (o francese o spagnolo o persino latino…). Quest’ultima modalità di commutazione intrafrasale, prevalentemente non funzionale, che presenta la configurazione strutturale dello smooth-switching, con cambi di codice non segnalati e quindi probabilmente inconsapevoli, ci sembra particolarmente significativa giacché «non soltanto richiede una pari padronanza dei due sistemi in contatto» – il che lascia presupporre un buon livello di competenza attiva del dialetto anche presso i parlanti più giovani – ma anche «una loro collocazione e valutazione sociolinguistica paritaria» (Alfonzetti 2001: 259). Non mancano, del resto, impieghi ostentati del dialetto o casi in cui ad esso si attribuisce un’esplicita valenza identitaria, come nei processi di formazione del nickname, che nei giovanissimi, equivale alla costruzione del profilo personale e della (rap)presentazione del sé.

Il dialetto nella Computer Mediated Communication.Note a margine di un corpus di giovani siracusani.

ASSENZA, Elvira
2012

Abstract

Il contributo proposto presenta i risultati di un’analisi condotta su un corpus costituito da ottanta small talk in chat, prodotte dal settembre del 2008 al giugno del 2009. Si tratta di scambi pressoché quotidiani tra giovani di area siracusana, tramite Windows Live Messanger, un instant messaging client utilizzato, in Italia, da più del 90% dei ragazzi che chattano. Il campione risulta composto da 30 ragazzi tra i 15 e i 18 anni di entrambi i sessi (18 maschi e 12 femmine). Agli stessi soggetti è stato somministrato un piccolo questionario autovalutativo, sulle loro abitudini di chatters e sul tipo di linguaggio impiegato nella CMC. All’analisi dei dati ottenuti, fa seguito una serie di confronti con altre tipologie di scrittura parlata (blog, gruppi, messaggi FB, e-mail, sms) prodotte da giovani e da adulti della stessa area. Nel complesso il corpus presentato costituisce – come del resto molte scritture di questo genere – un valido documento per un’analisi trasversale del parlato e consente di attestare, accanto a nuove forme di testualità, nuove forme di dialettalità. Ciò che sembra emergere, al di là di determinati tratti grafici caratterizzanti i più giovani (in particolare ideofoni, smile ed emoticon, scritture numeriche, tachigrafie), è una forte omogeneità riguardo alle strategie testuali adottate. Sorprendono, in tal senso, certe equivalenze con le scritture popolari, anch’esse caratterizzate da un «orientamento testuale orale» (Mioni 1987: 206), cioè dall’assenza di una differenziazione diamesica rispetto al parlato e da un generale prevalere della semantica sulla sintassi (Berretta 1994). Per quanto concerne le modalità di impiego dei codici lingua/dialetto ci troviamo in presenza di scritture fortemente commutate, anche se – chiaramente – con un macroscopico cambio di prospettiva nell’uso del dialetto, non più “subito” – come nelle scritture semicolte – ma “agito”, in altre parole non più inconsapevole ma volontario e pragmaticamente orientato (Assenza 2009b). Il corpus registra un ampio ricorso a commutazioni extrafrasali (tag) affidate ad allocuzioni e interiezioni dialettali, ad allocutivi perlopiù impiegati nelle formule di apertura, e a modalità di tipo interfrasale riconducibili alla tipologia del code- switching, sia per struttura che per funzioni (Assenza 2009a). Il grado di consapevolezza nell’impiego del dialetto decresce via via che si passa dai soggetti più adulti, che spesso evidenziano il ricorso ai dialettismi attraverso modalità di flag switching, ai più giovani, che trattano il siciliano alla stregua delle altre lingue disponibili nel loro repertorio, giungendo a mixare, in uno stesso messaggio, italiano, dialetto e inglese (o francese o spagnolo o persino latino…). Quest’ultima modalità di commutazione intrafrasale, prevalentemente non funzionale, che presenta la configurazione strutturale dello smooth-switching, con cambi di codice non segnalati e quindi probabilmente inconsapevoli, ci sembra particolarmente significativa giacché «non soltanto richiede una pari padronanza dei due sistemi in contatto» – il che lascia presupporre un buon livello di competenza attiva del dialetto anche presso i parlanti più giovani – ma anche «una loro collocazione e valutazione sociolinguistica paritaria» (Alfonzetti 2001: 259). Non mancano, del resto, impieghi ostentati del dialetto o casi in cui ad esso si attribuisce un’esplicita valenza identitaria, come nei processi di formazione del nickname, che nei giovanissimi, equivale alla costruzione del profilo personale e della (rap)presentazione del sé.
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