Il saggio ricostruisce le modalità di trasformazione dell’Impero asburgico da sistema assolutistico a Monarchia costituzionale con il riconoscimento al Regno d’Ungheria della pari dignità rispetto all’Austria (Ausgleich del 1867). Comincia allora la nuova vita “indipendente” dello Stato ungherese, caratterizzata dal trionfo delle grandi idee liberali che avevano fatto da sfondo, nei decenni precedenti, alla lotta degli ungheresi per la loro emancipazione nazionale. Questo quadro muta gradatamente a partire dagli anni Ottanta, da quando cioè il Partito liberale, stabilmente alla guida del governo, per opera dei suoi nuovi leader si trasforma in un blocco di potere fortemente conservatore, ispirato a un nazionalismo di Stato che finirà ben presto per compromettere i già fragili rapporti con le varie componenti nazionali minoritarie (croata, slovacca, serba, romena, rutena, ecc.) presenti nel Paese. Gli ultimi anni della “Grande Ungheria”, prima dello scoppio della guerra, sono caratterizzati da un dibattito politico e una dialettica parlamentare ridotti a pura forma e da un atteggiamento governativo (István Tisza) di piatta acquiescenza alla politica imperialistica e bellicista portata avanti dal Reich tedesco. L’opposizione politica, tradizionalmente debole, non riuscirà ad evitare il coinvolgimento nel conflitto mondiale e ci si avvierà così, inesorabilmente, verso la catastrofe finale di una guerra perduta le cui durissime conseguenze si compendieranno nel Diktat del Trianon imposto all’Ungheria dai vincitori.

Partiti e movimenti politici nell'Ungheria del dopo-Ausgleich

FORNARO, Pasquale
2013

Abstract

Il saggio ricostruisce le modalità di trasformazione dell’Impero asburgico da sistema assolutistico a Monarchia costituzionale con il riconoscimento al Regno d’Ungheria della pari dignità rispetto all’Austria (Ausgleich del 1867). Comincia allora la nuova vita “indipendente” dello Stato ungherese, caratterizzata dal trionfo delle grandi idee liberali che avevano fatto da sfondo, nei decenni precedenti, alla lotta degli ungheresi per la loro emancipazione nazionale. Questo quadro muta gradatamente a partire dagli anni Ottanta, da quando cioè il Partito liberale, stabilmente alla guida del governo, per opera dei suoi nuovi leader si trasforma in un blocco di potere fortemente conservatore, ispirato a un nazionalismo di Stato che finirà ben presto per compromettere i già fragili rapporti con le varie componenti nazionali minoritarie (croata, slovacca, serba, romena, rutena, ecc.) presenti nel Paese. Gli ultimi anni della “Grande Ungheria”, prima dello scoppio della guerra, sono caratterizzati da un dibattito politico e una dialettica parlamentare ridotti a pura forma e da un atteggiamento governativo (István Tisza) di piatta acquiescenza alla politica imperialistica e bellicista portata avanti dal Reich tedesco. L’opposizione politica, tradizionalmente debole, non riuscirà ad evitare il coinvolgimento nel conflitto mondiale e ci si avvierà così, inesorabilmente, verso la catastrofe finale di una guerra perduta le cui durissime conseguenze si compendieranno nel Diktat del Trianon imposto all’Ungheria dai vincitori.
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