L’area danubiano-balcanica costituisce uno dei punti nevralgici della crisi che porta allo scoppio della Grande Guerra. In essa si trovano concentrati tutti i problemi di ordine politico, economico e sociale di due grandi imperi multinazionali, l’asburgico e l’ottomano, che presentano inequivocabili segni di cedimento di fronte all’impetuoso emergere della volontà di indipendenza manifestata dai popoli ad essi soggetti. Mentre nella Monarchia austro-ungarica i pallidi tentativi di liberalizzazione degli anni Settanta hanno ceduto il passo a un orientamento politico generale tendente a introdurre misure di legge snazionalizzatrici nei riguardi delle “minoranze” e a far prevalere i valori del germanocentrismo e del magiarocentrismo, nel caso dei popoli balcanici ancora sottoposti al dominio ottomano il difficile problema dei rapporti tra le diverse nazionalità si presenta acuito dalla tradizionale arretratezza delle strutture istituzionali ed economiche dell’Impero, a cui la rivoluzione apparentemente modernizzatrice dei “Giovani turchi” (1908), lungi dal produrre effetti positivi, aggiunge nuovi elementi di conflittualità a causa del forte nazionalismo di stato che finisce per imporsi. Il saggio, nel mettere in luce – attraverso alcuni esempi tratti dal dibattito politico e culturale del periodo in questione – le contraddizioni e le anomalie dei due sistemi imperiali in crisi, ricostruisce la complessa trama degli equilibri internazionali riguardanti l’area danubiano-balcanica nel trentennio che precede lo scoppio della guerra. Alla rottura di questa fragile stabilità molto contribuisce l’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria, primo anello di una lunga catena di tensioni a livello diplomatico europeo e di forti contrapposizioni tra i micronazionalismi degli Stati dell’area balcanica di recente formazione: già quell’8 ottobre 1912 in cui il piccolo Montenegro dichiara guerra all’Impero ottomano, seguito a distanza di pochi giorni dai suoi male assortiti alleati balcanici, può essere considerato non senza ragione come l’inizio di una rapida escalation di pressioni diplomatiche, di minacce armate, di iniziative militari e di violenze terroristiche che sfoceranno presto nella tragedia dell’estate 1914.

Nazionalità e imperi in conflitto nell'area centro-orientale e balcanica

FORNARO, Pasquale
2015

Abstract

L’area danubiano-balcanica costituisce uno dei punti nevralgici della crisi che porta allo scoppio della Grande Guerra. In essa si trovano concentrati tutti i problemi di ordine politico, economico e sociale di due grandi imperi multinazionali, l’asburgico e l’ottomano, che presentano inequivocabili segni di cedimento di fronte all’impetuoso emergere della volontà di indipendenza manifestata dai popoli ad essi soggetti. Mentre nella Monarchia austro-ungarica i pallidi tentativi di liberalizzazione degli anni Settanta hanno ceduto il passo a un orientamento politico generale tendente a introdurre misure di legge snazionalizzatrici nei riguardi delle “minoranze” e a far prevalere i valori del germanocentrismo e del magiarocentrismo, nel caso dei popoli balcanici ancora sottoposti al dominio ottomano il difficile problema dei rapporti tra le diverse nazionalità si presenta acuito dalla tradizionale arretratezza delle strutture istituzionali ed economiche dell’Impero, a cui la rivoluzione apparentemente modernizzatrice dei “Giovani turchi” (1908), lungi dal produrre effetti positivi, aggiunge nuovi elementi di conflittualità a causa del forte nazionalismo di stato che finisce per imporsi. Il saggio, nel mettere in luce – attraverso alcuni esempi tratti dal dibattito politico e culturale del periodo in questione – le contraddizioni e le anomalie dei due sistemi imperiali in crisi, ricostruisce la complessa trama degli equilibri internazionali riguardanti l’area danubiano-balcanica nel trentennio che precede lo scoppio della guerra. Alla rottura di questa fragile stabilità molto contribuisce l’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria, primo anello di una lunga catena di tensioni a livello diplomatico europeo e di forti contrapposizioni tra i micronazionalismi degli Stati dell’area balcanica di recente formazione: già quell’8 ottobre 1912 in cui il piccolo Montenegro dichiara guerra all’Impero ottomano, seguito a distanza di pochi giorni dai suoi male assortiti alleati balcanici, può essere considerato non senza ragione come l’inizio di una rapida escalation di pressioni diplomatiche, di minacce armate, di iniziative militari e di violenze terroristiche che sfoceranno presto nella tragedia dell’estate 1914.
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