Il riformismo borbonico attuato nel Regno di Sicilia nella seconda metà del XVIII secolo si esplica essenzialmente nell'opera del viceré Domenico Caracciolo il quale, negli anni che vanno dal 1781 al 1786, scaglia un potente attacco contro il potere feudale ed ecclesiastico. L'azione decisa di moralizzazione attuata del Caracciolo volta a scardinare, in particolare, lo status quo dei baroni siciliani, è accolta dal "Direttore generale delle scuole normali del Regno", il can. Giovanni Agostino De Cosmi, il quale, a partire dal 1788 e fino al primo decennio dell'Ottocento, attraverso l'istituzione di scuole regolamentate da una più innovativa metodologia didattica e indirizzate ad alfabetizzare sia il ceto popolare, sia quello medio, "importa" le idee rivoluzionarie del viceré in campo educativo. Tale "rivoluzione" si esplica anche nell'attenzione rivolta alla produzione pedagogica "estera", nella progettazione, realizzazione e successiva introduzione nelle prime scuole popolari dell'isola di appositi libri di testo, nell'ideazione di una Biblioteca de' Maestri per la formazione iniziale ed in itinere del corpo docente ed, infine, in una costante azione di monitoraggio delle fasi di stampa del libro attraverso una costante e proficua collaborazione con il libraio palermitano Francesco Abate. Il contributo, attraverso l'uso di una documentazione inedita, intende "raccontare" la storia dei libri e dei manuali decosmiani intesi quale vera e propria "chiave" interpretativa della fortunata iniziativa scolastica siciliana.

I libri per le scuole normali e la Biblioteca dei Maestri nella "rivoluzione scolastica" di Giovanni Agostino De Cosmi

SINDONI, Caterina
2016

Abstract

Il riformismo borbonico attuato nel Regno di Sicilia nella seconda metà del XVIII secolo si esplica essenzialmente nell'opera del viceré Domenico Caracciolo il quale, negli anni che vanno dal 1781 al 1786, scaglia un potente attacco contro il potere feudale ed ecclesiastico. L'azione decisa di moralizzazione attuata del Caracciolo volta a scardinare, in particolare, lo status quo dei baroni siciliani, è accolta dal "Direttore generale delle scuole normali del Regno", il can. Giovanni Agostino De Cosmi, il quale, a partire dal 1788 e fino al primo decennio dell'Ottocento, attraverso l'istituzione di scuole regolamentate da una più innovativa metodologia didattica e indirizzate ad alfabetizzare sia il ceto popolare, sia quello medio, "importa" le idee rivoluzionarie del viceré in campo educativo. Tale "rivoluzione" si esplica anche nell'attenzione rivolta alla produzione pedagogica "estera", nella progettazione, realizzazione e successiva introduzione nelle prime scuole popolari dell'isola di appositi libri di testo, nell'ideazione di una Biblioteca de' Maestri per la formazione iniziale ed in itinere del corpo docente ed, infine, in una costante azione di monitoraggio delle fasi di stampa del libro attraverso una costante e proficua collaborazione con il libraio palermitano Francesco Abate. Il contributo, attraverso l'uso di una documentazione inedita, intende "raccontare" la storia dei libri e dei manuali decosmiani intesi quale vera e propria "chiave" interpretativa della fortunata iniziativa scolastica siciliana.
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