Entro il 2012 sarà completato su tutto il territorio nazionale lo switch-off dei segnali televisivi analogici e si assisterà al contemporaneo avvento della tv digitale terrestre. Si concluderà, così, solo la prima fase di una rivoluzione destinata ad investire il mercato televisivo, non tanto in termini di adeguamento tecnologico, quanto soprattutto di logiche produttive e distributive. Le emittenti, infatti, dovranno confrontarsi definitivamente con l’ampliamento degli spazi di trasmissione, con nuovi ruoli (quale, ad esempio, quello di gestore delle piattaforme), con una sempre crescente tendenza alla tematizzazione, con la concorrenza di altri sistemi (primo tra tutti il digitale satellitare). In questo quadro, già oggi sembra assumere una rilevanza crescente la storica dicotomia che contraddistingue, sin dalla metà del Novecento, la tv di Stato, divisa tra la filosofia del servizio pubblico e le esigenze aziendali, tra una guida di carattere politico e una conduzione manageriale. Il saggio si propone di studiare, partendo da un profilo strettamente legato alla sociologia della comunicazione e utilizzando strumenti propri dell’economia aziendale, le trasformazioni della Rai di fronte al rinnovamento del panorama televisivo. Mutamenti che sin da adesso si preannunciano traumatici, considerato come la tv pubblica sembri attualmente impantanata in una situazione di stasi (stuck in the middle), che non solo sta causando una perdita di posizione rispetto a vecchi e nuovi competitor, ma sta anche generando la distruzione di quelle nicchie virtuose createsi, nei vari decenni, all’interno della stessa Rai.

Digitale terrestre: ma sarà vera rivoluzione?

CENTORRINO, Marco
2012-01-01

Abstract

Entro il 2012 sarà completato su tutto il territorio nazionale lo switch-off dei segnali televisivi analogici e si assisterà al contemporaneo avvento della tv digitale terrestre. Si concluderà, così, solo la prima fase di una rivoluzione destinata ad investire il mercato televisivo, non tanto in termini di adeguamento tecnologico, quanto soprattutto di logiche produttive e distributive. Le emittenti, infatti, dovranno confrontarsi definitivamente con l’ampliamento degli spazi di trasmissione, con nuovi ruoli (quale, ad esempio, quello di gestore delle piattaforme), con una sempre crescente tendenza alla tematizzazione, con la concorrenza di altri sistemi (primo tra tutti il digitale satellitare). In questo quadro, già oggi sembra assumere una rilevanza crescente la storica dicotomia che contraddistingue, sin dalla metà del Novecento, la tv di Stato, divisa tra la filosofia del servizio pubblico e le esigenze aziendali, tra una guida di carattere politico e una conduzione manageriale. Il saggio si propone di studiare, partendo da un profilo strettamente legato alla sociologia della comunicazione e utilizzando strumenti propri dell’economia aziendale, le trasformazioni della Rai di fronte al rinnovamento del panorama televisivo. Mutamenti che sin da adesso si preannunciano traumatici, considerato come la tv pubblica sembri attualmente impantanata in una situazione di stasi (stuck in the middle), che non solo sta causando una perdita di posizione rispetto a vecchi e nuovi competitor, ma sta anche generando la distruzione di quelle nicchie virtuose createsi, nei vari decenni, all’interno della stessa Rai.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11570/3101365
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