È facile trovare nel secolo XVI viceré della Corona di Spagna esperti di architettura militare, meno facile è constatare – come nel caso di Juan de Vega, signore di Grajal de Campos – autentiche passione, sensibilità e competenza per tutte le fenomenologie dell’architettura urbana. Alla sua amministrazione si possono apprezzare ancora oggi a Messina ciò che rimane della fontana del Nettuno e la torre della Lanterna a San Raineri. Più ampiamente bisognerebbe guardare al suo contributo per la cultura della progettazione in Sicilia proprio nel secolo dei Trattati (importanti riedizioni di Vitruvio e Alberti, quindi Serlio, Cataneo, Palladio), con le ristrutturazioni dei Palazzi Reali di Palermo e Messina, con la fondazione di Carlentini, con la riforma tipologica delle torri costiere e l’avvio del piano per i nuovi ponti a servizio della percorribilità dell’Isola. Sebbene il principio della propria politica fosse ispirato dai benefici per l’impero di Carlo V, ciascuna iniziativa correva sul binario dell’intelligenza costruttiva, come la nuova sede a corte della Dogana nuova di Messina o l’edificazione della Panneria a Palermo, nell’evidente disegno di sostenere l’imprenditoria privata. Ma l’azione vigile, che lo portava a visitare le città del Regno, promuoveva interventi nel paesaggio urbano di Caltagirone, dove perfezionava il sistema generale di strade e scalinate, di Noto dove faceva progettare un nuovo acquedotto e la Casa della Città, di Siracusa dove finanziava la torre campanaria della chiesa madre, di Girgenti dove affrontava il progetto per una nuova torre costiera a tutela di quel “caricatore”.

"Dedit author Vega et nomen et formam". L'interesse di Juan de Vega per l'architettura

Aricò, Nicola
2016

Abstract

È facile trovare nel secolo XVI viceré della Corona di Spagna esperti di architettura militare, meno facile è constatare – come nel caso di Juan de Vega, signore di Grajal de Campos – autentiche passione, sensibilità e competenza per tutte le fenomenologie dell’architettura urbana. Alla sua amministrazione si possono apprezzare ancora oggi a Messina ciò che rimane della fontana del Nettuno e la torre della Lanterna a San Raineri. Più ampiamente bisognerebbe guardare al suo contributo per la cultura della progettazione in Sicilia proprio nel secolo dei Trattati (importanti riedizioni di Vitruvio e Alberti, quindi Serlio, Cataneo, Palladio), con le ristrutturazioni dei Palazzi Reali di Palermo e Messina, con la fondazione di Carlentini, con la riforma tipologica delle torri costiere e l’avvio del piano per i nuovi ponti a servizio della percorribilità dell’Isola. Sebbene il principio della propria politica fosse ispirato dai benefici per l’impero di Carlo V, ciascuna iniziativa correva sul binario dell’intelligenza costruttiva, come la nuova sede a corte della Dogana nuova di Messina o l’edificazione della Panneria a Palermo, nell’evidente disegno di sostenere l’imprenditoria privata. Ma l’azione vigile, che lo portava a visitare le città del Regno, promuoveva interventi nel paesaggio urbano di Caltagirone, dove perfezionava il sistema generale di strade e scalinate, di Noto dove faceva progettare un nuovo acquedotto e la Casa della Città, di Siracusa dove finanziava la torre campanaria della chiesa madre, di Girgenti dove affrontava il progetto per una nuova torre costiera a tutela di quel “caricatore”.
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