La pubblicazione del Diario di guerra 1914-1918, stilato durante gli anni trascorsi al fronte, ci restituisce la matrice da cui non solo vedrà la luce, nel 1920, In Stahlgewittern, ma anche tutti gli altri scritti degli anni Venti, che da essi trarranno spunto. A partire da questo Diario e da un’analisi dell’intensa attività pubblicistica relativa agli anni tra le due guerre, il testo intende ricostruire un periodo non trascurabile dell’evoluzione del pensiero di Jünger, indispensabile per comprendere non solo la genesi di Der Abeiter (1932), ma utile anche per tracciare un profilo complessivo di questo impareggiabile sismografo del Novecento. Dapprima vissuta con spirito di avventura e in modo letterario, la guerra diventa per lo Jünger degli anni Venti il grembo di una nuova Figura, quella del Krieger, l’eroico combattente in grado di esercitare il proprio dominio sul mezzo tecnico, per la prima volta divenuto decisivo nella nuova “battaglia di materiali”. Questa figura sarà destinata a trapassare in quella dell’Arbeiter, il milite del lavoro, la cui missione, depurata da ogni implicazione ideologico-nazionalistica, sarà quella di imprimere il proprio sigillo su scala planetaria attraverso la tecnica. Sarà solo a partire dall’esperienza del totalitarismo nazista e della seconda guerra mondiale che Jünger prenderà la via del ‘bosco’, alla ricerca di luoghi di resistenza rispetto al potere onnipervasivo dell’Operaio. In questa direzione la letteratura, che aveva ispirato lo spirito di avventura del giovanissimo ed eroico combattente della Prima guerra mondiale, si rivela, insieme alla costante pratica della scrittura, sempre più chiaramente come la chiave di volta per tracciare l’intera parabola intellettuale ed esistenziale di Jünger, atta a fornircene un fedele ritratto.

De bello maximo. Come si diventa ciò che si è

Caterina Resta
2019

Abstract

La pubblicazione del Diario di guerra 1914-1918, stilato durante gli anni trascorsi al fronte, ci restituisce la matrice da cui non solo vedrà la luce, nel 1920, In Stahlgewittern, ma anche tutti gli altri scritti degli anni Venti, che da essi trarranno spunto. A partire da questo Diario e da un’analisi dell’intensa attività pubblicistica relativa agli anni tra le due guerre, il testo intende ricostruire un periodo non trascurabile dell’evoluzione del pensiero di Jünger, indispensabile per comprendere non solo la genesi di Der Abeiter (1932), ma utile anche per tracciare un profilo complessivo di questo impareggiabile sismografo del Novecento. Dapprima vissuta con spirito di avventura e in modo letterario, la guerra diventa per lo Jünger degli anni Venti il grembo di una nuova Figura, quella del Krieger, l’eroico combattente in grado di esercitare il proprio dominio sul mezzo tecnico, per la prima volta divenuto decisivo nella nuova “battaglia di materiali”. Questa figura sarà destinata a trapassare in quella dell’Arbeiter, il milite del lavoro, la cui missione, depurata da ogni implicazione ideologico-nazionalistica, sarà quella di imprimere il proprio sigillo su scala planetaria attraverso la tecnica. Sarà solo a partire dall’esperienza del totalitarismo nazista e della seconda guerra mondiale che Jünger prenderà la via del ‘bosco’, alla ricerca di luoghi di resistenza rispetto al potere onnipervasivo dell’Operaio. In questa direzione la letteratura, che aveva ispirato lo spirito di avventura del giovanissimo ed eroico combattente della Prima guerra mondiale, si rivela, insieme alla costante pratica della scrittura, sempre più chiaramente come la chiave di volta per tracciare l’intera parabola intellettuale ed esistenziale di Jünger, atta a fornircene un fedele ritratto.
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