La casa delle meraviglie (ME), il Castello incantato (AG), il Teatro di Andromeda (AG), sono solo alcune delle opere - circa 90 quelle mappate in Italia, 9 in Sicilia (Mina, 2011) - di quegli “artisti analfabeti” e “nonarchitetti” che hanno trasformato la propria abitazione, o il proprio terreno, in un potente monumento irregolare dalla difficile interpretazione. Nell’epoca della burocratizzazione dello spazio progettato tali opere, incorporando anche brani di storia sociale, producono sorprendenti interpretazioni dello spazio in grado di attivare attori sociali e ponendosi come sensori paesaggistici e risorse culturali di territori altrimenti invisibili. Probabilmente i casi esposti sono dei puntini da aggiungere a quella vitalissima geografia siciliana irregolare, in grado di attingere e restituire elaborazioni sempre nuove del suo grande patrimonio immateriale e simbolico. Se il Grand Tour ha usato la Sicilia come peregrinaggio nostalgico della relazione perduta col mondo classico, le opere indagate (un castello in una periferia, un teatro in una collina e un giardino di pietra in una campagna) si pongono come manufatti radicali che mescolano arte, architettura e abusivismo dialogando intimamente con la contemporaneità, o meglio con l’impatto della contemporaneità nei territori di frontiera.

Architetture, arte e Paesaggio

Pier Paolo Zampieri
2020-01-01

Abstract

La casa delle meraviglie (ME), il Castello incantato (AG), il Teatro di Andromeda (AG), sono solo alcune delle opere - circa 90 quelle mappate in Italia, 9 in Sicilia (Mina, 2011) - di quegli “artisti analfabeti” e “nonarchitetti” che hanno trasformato la propria abitazione, o il proprio terreno, in un potente monumento irregolare dalla difficile interpretazione. Nell’epoca della burocratizzazione dello spazio progettato tali opere, incorporando anche brani di storia sociale, producono sorprendenti interpretazioni dello spazio in grado di attivare attori sociali e ponendosi come sensori paesaggistici e risorse culturali di territori altrimenti invisibili. Probabilmente i casi esposti sono dei puntini da aggiungere a quella vitalissima geografia siciliana irregolare, in grado di attingere e restituire elaborazioni sempre nuove del suo grande patrimonio immateriale e simbolico. Se il Grand Tour ha usato la Sicilia come peregrinaggio nostalgico della relazione perduta col mondo classico, le opere indagate (un castello in una periferia, un teatro in una collina e un giardino di pietra in una campagna) si pongono come manufatti radicali che mescolano arte, architettura e abusivismo dialogando intimamente con la contemporaneità, o meglio con l’impatto della contemporaneità nei territori di frontiera.
2020
978-88-351-0785-9
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