I Fondi dell’UE stanno assumendo nel difficile scenario epidemiologico una particolare importanza quale possibile risposta alla crisi sanitaria. Nel corso dei mesi passati, la Commissione europea ha predisposto un piano di risanamento globale e d’investimenti senza precedenti attraverso una serie di misure atte a fornire agli Stati membri gli strumenti necessari di ripresa: a partire dall’Iniziativa d’Investimento (conosciuta con l’acronimo CRII) l’UE ha mobilitato tutte le risorse a disposizione definendo, da un lato, un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” – con l’intento di superare quei vincoli oggi non corrispondenti alle esigenze emergenziali – e modificando, dall’altro, alcune delle regole dei Fondi Strutturali e Fondi SIE per una migliore convergenza della liquidità verso quei Paesi che affrontano il maggior peso della pandemia. E’ sembrato dunque coerente, alla luce del riformulato quadro d’accesso alle risorse del bilancio europeo, ritenere che il meccanismo del Recovery Fund, affinché possa essere utilizzato nel modo migliore e sortire gli effetti auspicati nel lungo periodo, debba guardare ai Fondi europei come ad un’opportunità d’investimento per avviare quei processi di crescita nell’Unione e nel nostro Paese, già fortemente interessati da precedenti crisi. Sullo scorcio di quest’ultima parte del 2020 e di fronte al riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria resta da capire se la politica di coesione economica, sociale e territoriale possa davvero fare la differenza e se concretamente lo sforzo coordinato degli Stati membri e delle Istituzioni nell’utilizzo dei fondi europei possa rivelarsi fondamentale per attenuare le ripercussioni negative della pandemia su intere filiere produttive e sui cittadini dell’Unione. O se, pur riconoscendone l’effettiva portata, occorrerà un ulteriore sforzo del legislatore comunitario nel ripensare alle norme di dettaglio rendendo così meno effimero, in una prospettiva di lungo periodo, il ritrovato spirito di unità e solidarietà nel momento più cruciale della sua storia.

Le nuove opportunità d’impiego dei fondi strutturali nella risposta alla crisi sanitaria ed economica attuale.

Russo
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;
2021

Abstract

I Fondi dell’UE stanno assumendo nel difficile scenario epidemiologico una particolare importanza quale possibile risposta alla crisi sanitaria. Nel corso dei mesi passati, la Commissione europea ha predisposto un piano di risanamento globale e d’investimenti senza precedenti attraverso una serie di misure atte a fornire agli Stati membri gli strumenti necessari di ripresa: a partire dall’Iniziativa d’Investimento (conosciuta con l’acronimo CRII) l’UE ha mobilitato tutte le risorse a disposizione definendo, da un lato, un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” – con l’intento di superare quei vincoli oggi non corrispondenti alle esigenze emergenziali – e modificando, dall’altro, alcune delle regole dei Fondi Strutturali e Fondi SIE per una migliore convergenza della liquidità verso quei Paesi che affrontano il maggior peso della pandemia. E’ sembrato dunque coerente, alla luce del riformulato quadro d’accesso alle risorse del bilancio europeo, ritenere che il meccanismo del Recovery Fund, affinché possa essere utilizzato nel modo migliore e sortire gli effetti auspicati nel lungo periodo, debba guardare ai Fondi europei come ad un’opportunità d’investimento per avviare quei processi di crescita nell’Unione e nel nostro Paese, già fortemente interessati da precedenti crisi. Sullo scorcio di quest’ultima parte del 2020 e di fronte al riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria resta da capire se la politica di coesione economica, sociale e territoriale possa davvero fare la differenza e se concretamente lo sforzo coordinato degli Stati membri e delle Istituzioni nell’utilizzo dei fondi europei possa rivelarsi fondamentale per attenuare le ripercussioni negative della pandemia su intere filiere produttive e sui cittadini dell’Unione. O se, pur riconoscendone l’effettiva portata, occorrerà un ulteriore sforzo del legislatore comunitario nel ripensare alle norme di dettaglio rendendo così meno effimero, in una prospettiva di lungo periodo, il ritrovato spirito di unità e solidarietà nel momento più cruciale della sua storia.
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