Sono sempre più allarmanti i dati che rilevano l’esistenza di molteplici e differenti forme di dipendenza da smartphone che assumono specifiche forme di manifestazione (nomofobia, ringxiety, vamping, ecc.). In tali forme di dipendenza, la possibile mancanza di copertura di rete telefonica o il timore di avere lo Smartphone fuori uso (nomopofia), la sensazione di avvertire continuamente push inesistenti provenienti dal proprio device (ringxiety) e l’esigenza di restare connessi per l’intera notte (vamping), portano i soggetti a manifestare un senso di malessere generalizzato caratterizzato da alti livelli di ansia, vertigini, tremori, difficoltà a respirare, nausea, sudorazione, tachicardia, fino a veri e propri attacchi di panico. Tra gli effetti a lungo termine, invece, si riscontrano tendenza all’isolamento, paura del rifiuto da parte del gruppo, chiusura in se stessi e timore di esporsi in pubblico. Dinanzi a queste problematiche, l’educazione non può restare a guardare, ma deve dare vita a percorsi di prevenzione volti a diminuire la probabilità che ciò si ripeta in futuro. Tali azioni dovrebbero porsi come obiettivo di aumentare il benessere del soggetto e fornirgli quegli strumenti utili per fronteggiare i compiti evolutivi, i cambiamenti esistenziali e le difficoltà che incontrerà nel corso della propria vita. Naturalmente, famiglia e scuola dovranno essere coinvolte in tali percorsi al fine di educare i ragazzi ad essere socialmente competenti: ovvero, dovranno formare giovani in possesso di quel repertorio di abilità cognitive, sociali ed emotive necessarie per instaurare relazioni con gli altri e con l’ambiente circostante reali e adeguate.

Dipendenza da smartphone: il ruolo della prevenzione

Bagnato, Karin
2020

Abstract

Sono sempre più allarmanti i dati che rilevano l’esistenza di molteplici e differenti forme di dipendenza da smartphone che assumono specifiche forme di manifestazione (nomofobia, ringxiety, vamping, ecc.). In tali forme di dipendenza, la possibile mancanza di copertura di rete telefonica o il timore di avere lo Smartphone fuori uso (nomopofia), la sensazione di avvertire continuamente push inesistenti provenienti dal proprio device (ringxiety) e l’esigenza di restare connessi per l’intera notte (vamping), portano i soggetti a manifestare un senso di malessere generalizzato caratterizzato da alti livelli di ansia, vertigini, tremori, difficoltà a respirare, nausea, sudorazione, tachicardia, fino a veri e propri attacchi di panico. Tra gli effetti a lungo termine, invece, si riscontrano tendenza all’isolamento, paura del rifiuto da parte del gruppo, chiusura in se stessi e timore di esporsi in pubblico. Dinanzi a queste problematiche, l’educazione non può restare a guardare, ma deve dare vita a percorsi di prevenzione volti a diminuire la probabilità che ciò si ripeta in futuro. Tali azioni dovrebbero porsi come obiettivo di aumentare il benessere del soggetto e fornirgli quegli strumenti utili per fronteggiare i compiti evolutivi, i cambiamenti esistenziali e le difficoltà che incontrerà nel corso della propria vita. Naturalmente, famiglia e scuola dovranno essere coinvolte in tali percorsi al fine di educare i ragazzi ad essere socialmente competenti: ovvero, dovranno formare giovani in possesso di quel repertorio di abilità cognitive, sociali ed emotive necessarie per instaurare relazioni con gli altri e con l’ambiente circostante reali e adeguate.
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