In Sicilia lo sviluppo urbanistico degli anni '70 non ha inciso solo sul progressivo degrado ambientale e paesaggistico, ma ha anche determinato in molte città una grave carenza di spazi pubblici in contesti privi di qualsiasi forma e qualità. È stata una crescita caratterizzata esclusivamente dalla somma dei bisogni individuali guidati da un ego sovradimensionato, invece che una risposta obbligata ai bisogni della comunità come espressione di quel “noi” collettivo in cui ogni cittadino dovrebbe riconoscersi. Una forma di “presentismo” che nella perdita accelerata di un orizzonte temporale ha determinato la rimozione dei valori culturali «etichettando ogni momento, ogni paesaggio, con il suo cartellino del prezzo» (Settis, 2014). Gli spazi pubblici, attraverso strategie di reti paesaggistiche, dagli orti comunitari ai grandi parchi, devono avere un ruolo da protagonisti all'interno della città e non essere intesi solo come strumento di “contenimento” dello sviluppo edilizio; piuttosto, dovrebbero delineare l'immagine e l'organizzazione dello spazio della città, quindi guidare le politiche per contrastare la fragilità territoriale e assicurare un nuovo patrimonio ecologico. Il contributo presenta una ricerca sul territorio di Rometta, in provincia di Messina, portato come esempio di “progettazione assente”. Quando c'è stata una pianificazione (cattiva o scadente), ha permesso all'”ego” della speculazione edilizia (guidata soprattutto dalle case di villeggiatura) di privare il “noi” collettivo del suo lungomare e di frammentare, fino quasi a svanire, il tessuto urbano nella sua dimensione pubblica, con pesanti impatti sul patrimonio ecologico. La proposta progettuale denominata “RigenUS” suggerisce il ribaltamento di questa condizione di confine attraverso la rigenerazione della “città pubblica” e il suo inserimento all'interno delle reti ecologiche, sottolineandone i valori territoriali.
Dall’urbanistica dell’“io” alla rigenerazione del “noi”. Il caso di Rometta
Marina ARENA
;Francesco CANNATA
2022-01-01
Abstract
In Sicilia lo sviluppo urbanistico degli anni '70 non ha inciso solo sul progressivo degrado ambientale e paesaggistico, ma ha anche determinato in molte città una grave carenza di spazi pubblici in contesti privi di qualsiasi forma e qualità. È stata una crescita caratterizzata esclusivamente dalla somma dei bisogni individuali guidati da un ego sovradimensionato, invece che una risposta obbligata ai bisogni della comunità come espressione di quel “noi” collettivo in cui ogni cittadino dovrebbe riconoscersi. Una forma di “presentismo” che nella perdita accelerata di un orizzonte temporale ha determinato la rimozione dei valori culturali «etichettando ogni momento, ogni paesaggio, con il suo cartellino del prezzo» (Settis, 2014). Gli spazi pubblici, attraverso strategie di reti paesaggistiche, dagli orti comunitari ai grandi parchi, devono avere un ruolo da protagonisti all'interno della città e non essere intesi solo come strumento di “contenimento” dello sviluppo edilizio; piuttosto, dovrebbero delineare l'immagine e l'organizzazione dello spazio della città, quindi guidare le politiche per contrastare la fragilità territoriale e assicurare un nuovo patrimonio ecologico. Il contributo presenta una ricerca sul territorio di Rometta, in provincia di Messina, portato come esempio di “progettazione assente”. Quando c'è stata una pianificazione (cattiva o scadente), ha permesso all'”ego” della speculazione edilizia (guidata soprattutto dalle case di villeggiatura) di privare il “noi” collettivo del suo lungomare e di frammentare, fino quasi a svanire, il tessuto urbano nella sua dimensione pubblica, con pesanti impatti sul patrimonio ecologico. La proposta progettuale denominata “RigenUS” suggerisce il ribaltamento di questa condizione di confine attraverso la rigenerazione della “città pubblica” e il suo inserimento all'interno delle reti ecologiche, sottolineandone i valori territoriali.Pubblicazioni consigliate
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