Nella Sicilia del tardo Cinquecento ancora fortemente pervasa dall’uniformità del linguaggio scultoreo gaginesco, ad eccezione dell’ambiente messinese (dominato dalla presenza di Andrea Calamecca e Rinaldo Bonanno), gli intenti autocelebrativi di un’aristocrazia colta e aggiornata inducono a commissionare al di fuori dei confini locali quelle opere cui affidare la rappresentazione di sé, come monumenti funebri, fontane o ritratti. Opere, che soprattutto nelle imprese più complesse, dovevano poi essere sottoposte a processi di adattamento, o di vero e proprio completamento da parte di varie maestranze. Così, in un suggestivo rovesciamento di prospettive, proprio di queste ultime figure sono pervenute testimonianze d’archivio, mentre risulta estremamente complesso risalire agli autori delle parti scultoree principali. É il caso del sepolcro di Baldassarre Naselli a Comiso (Ragusa), dove la presenza di documenti che testimoniano l’attività di Bernardino Cavallino e Giacomo Gagini va appunto interpretata in questo senso. Così anche per l’ingente produzione commissionata da Ludovico II Torres per Monreale (Palermo), della quale sono finora emersi i nomi del fiorentino Pietro Bacchiotta, presente in sede, e del marmoraio Pompeo Cremona, che da Roma inviava l’apparato decorativo in marmi mischi per la cappella patronale, attività nella quale risulta specialista. Non dissimile l’esempio della Fontana di Venere a Castelbuono (Palermo), in cui il maestro Andrea Longo veniva incaricato da Giovanni Ventimiglia di realizzare tutto il complesso architettonico della fontana, all’interno del quale dovevano essere collocate statue e bassorilievi dedicati a Venere ed eseguiti in occasione del contratto di nozze con Dorotea Branciforte. Parimenti estranea all’ambiente degli scultori locali, la fontana con Perseo e Andromeda del palazzo Castrone di Santa Ninfa a Palermo, per la quale il committente sembra essersi orientato verso l’ambiente romano in un’evidente volontà di emulazione dei gusti collezionistici del viceré Marcantonio Colonna.

Opere d'importazione nella scultura del manierismo in Sicilia

Alessandra Migliorato
2023-01-01

Abstract

Nella Sicilia del tardo Cinquecento ancora fortemente pervasa dall’uniformità del linguaggio scultoreo gaginesco, ad eccezione dell’ambiente messinese (dominato dalla presenza di Andrea Calamecca e Rinaldo Bonanno), gli intenti autocelebrativi di un’aristocrazia colta e aggiornata inducono a commissionare al di fuori dei confini locali quelle opere cui affidare la rappresentazione di sé, come monumenti funebri, fontane o ritratti. Opere, che soprattutto nelle imprese più complesse, dovevano poi essere sottoposte a processi di adattamento, o di vero e proprio completamento da parte di varie maestranze. Così, in un suggestivo rovesciamento di prospettive, proprio di queste ultime figure sono pervenute testimonianze d’archivio, mentre risulta estremamente complesso risalire agli autori delle parti scultoree principali. É il caso del sepolcro di Baldassarre Naselli a Comiso (Ragusa), dove la presenza di documenti che testimoniano l’attività di Bernardino Cavallino e Giacomo Gagini va appunto interpretata in questo senso. Così anche per l’ingente produzione commissionata da Ludovico II Torres per Monreale (Palermo), della quale sono finora emersi i nomi del fiorentino Pietro Bacchiotta, presente in sede, e del marmoraio Pompeo Cremona, che da Roma inviava l’apparato decorativo in marmi mischi per la cappella patronale, attività nella quale risulta specialista. Non dissimile l’esempio della Fontana di Venere a Castelbuono (Palermo), in cui il maestro Andrea Longo veniva incaricato da Giovanni Ventimiglia di realizzare tutto il complesso architettonico della fontana, all’interno del quale dovevano essere collocate statue e bassorilievi dedicati a Venere ed eseguiti in occasione del contratto di nozze con Dorotea Branciforte. Parimenti estranea all’ambiente degli scultori locali, la fontana con Perseo e Andromeda del palazzo Castrone di Santa Ninfa a Palermo, per la quale il committente sembra essersi orientato verso l’ambiente romano in un’evidente volontà di emulazione dei gusti collezionistici del viceré Marcantonio Colonna.
2023
979-12-5486-255-1
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