Lo scopo di questo saggio è quello di svolgere un’analisi dello sviluppo e della articolazione delle dinamiche migratorie verso la Sicilia nel decennio compreso tra gli anni Settanta e Ottanta, con particolare riguardo alla presenza maghrebina. In questi anni, infatti, l’isola beneficia, come tutta l’Italia, di una congiuntura economica più favorevole che rende possibile il rallentamento degli espatri e cospicui flussi di emigrazione di ritorno, oltre che di maggiori arrivi di forza lavoro straniera, in un contesto in cui ancora, da un punto di vista legislativo nazionale, non si registravano particolari restrizioni ai flussi in entrata. L’analisi punta a ricostruire, da un punto di vista statistico, le maggiori nazionalità presenti sul territorio, la loro distribuzione nei diversi capoluoghi, con l’obiettivo di evidenziare le tendenze di lungo periodo o di più breve durata in termini di processi di integrazione e di effetti sul mercato del lavoro. La Sicilia, in quanto crocevia mediterraneo, si configura storicamente come regione ad alto tasso di mobilità interna ed esterna, attirando diverse tipologie di migranti. Nel periodo in questione l’isola diventa però la prima regione italiana ad essere investita dall’arrivo di flussi migratori . Anche in relazione a questi dati, negli anni seguenti l’Italia si trovava a negoziare nuovi accordi internazionali per la gestione dei lavoratori stranieri. Allo stato la letteratura scientifica ha già evidenziato la presenza di una numerosa comunità di migranti tunisini insediati nella provincia di Mazara del Vallo, tradizionalmente connessi con questa specifica area territoriale sin da fine Ottocento in relazione alle esigenze della pesca e del settore delle costruzioni e a quello agricolo, senza contare la presenza di piccoli gruppi di marocchini ed egiziani, nonché di lavoratrici filippine, di eritrei e somali, stanziati prevalentemente a Palermo e a Catania. Ancora, numerosi studi attestano una discreta presenza di comunità nordafricane stanziata in provincia di Trapani. Sebbene questa presenza straniera fosse fortemente agganciata alle esigenze del mondo del lavoro, alcuni studi attestavano anche l’emersione, già nell’autunno del 1970, dei primi conflitti tra gli stranieri e i lavoratori locali, con questi ultimi che si riunivano in associazioni sindacali e denunciavano l’impiego di manodopera straniera a bassissimo costo . Anche in ragione di queste prime reazioni di avversione al fenomeno migratorio, avevano inizio diverse attività di respingimento che, tuttavia, non riuscivano a fermare i flussi, complice anche il bisogno di manodopera a basso costo, facendo aumentare notevolmente la presenza nordafricana nell’isola. Anche negli anni Ottanta si intensificavano i movimenti migratori provenienti da varie aree geografiche: agli immigrati maghrebini, che seguitavano ad essere la componente più numerosa della popolazione straniera presente nella regione, si aggregavano individui provenienti da altri Paesi dell’Africa. Nel 1980, su proposta del Ministero dell’Interno, veniva quindi organizzato un convegno a Palermo con l’obiettivo di tirare le fila sulla questione «dell’immigrazione araba» in Sicilia.

Brevi note sulla presenza della comunità nord-africana in Sicilia tra gli anni '70 e '80

Giorgia Panella
2024-01-01

Abstract

Lo scopo di questo saggio è quello di svolgere un’analisi dello sviluppo e della articolazione delle dinamiche migratorie verso la Sicilia nel decennio compreso tra gli anni Settanta e Ottanta, con particolare riguardo alla presenza maghrebina. In questi anni, infatti, l’isola beneficia, come tutta l’Italia, di una congiuntura economica più favorevole che rende possibile il rallentamento degli espatri e cospicui flussi di emigrazione di ritorno, oltre che di maggiori arrivi di forza lavoro straniera, in un contesto in cui ancora, da un punto di vista legislativo nazionale, non si registravano particolari restrizioni ai flussi in entrata. L’analisi punta a ricostruire, da un punto di vista statistico, le maggiori nazionalità presenti sul territorio, la loro distribuzione nei diversi capoluoghi, con l’obiettivo di evidenziare le tendenze di lungo periodo o di più breve durata in termini di processi di integrazione e di effetti sul mercato del lavoro. La Sicilia, in quanto crocevia mediterraneo, si configura storicamente come regione ad alto tasso di mobilità interna ed esterna, attirando diverse tipologie di migranti. Nel periodo in questione l’isola diventa però la prima regione italiana ad essere investita dall’arrivo di flussi migratori . Anche in relazione a questi dati, negli anni seguenti l’Italia si trovava a negoziare nuovi accordi internazionali per la gestione dei lavoratori stranieri. Allo stato la letteratura scientifica ha già evidenziato la presenza di una numerosa comunità di migranti tunisini insediati nella provincia di Mazara del Vallo, tradizionalmente connessi con questa specifica area territoriale sin da fine Ottocento in relazione alle esigenze della pesca e del settore delle costruzioni e a quello agricolo, senza contare la presenza di piccoli gruppi di marocchini ed egiziani, nonché di lavoratrici filippine, di eritrei e somali, stanziati prevalentemente a Palermo e a Catania. Ancora, numerosi studi attestano una discreta presenza di comunità nordafricane stanziata in provincia di Trapani. Sebbene questa presenza straniera fosse fortemente agganciata alle esigenze del mondo del lavoro, alcuni studi attestavano anche l’emersione, già nell’autunno del 1970, dei primi conflitti tra gli stranieri e i lavoratori locali, con questi ultimi che si riunivano in associazioni sindacali e denunciavano l’impiego di manodopera straniera a bassissimo costo . Anche in ragione di queste prime reazioni di avversione al fenomeno migratorio, avevano inizio diverse attività di respingimento che, tuttavia, non riuscivano a fermare i flussi, complice anche il bisogno di manodopera a basso costo, facendo aumentare notevolmente la presenza nordafricana nell’isola. Anche negli anni Ottanta si intensificavano i movimenti migratori provenienti da varie aree geografiche: agli immigrati maghrebini, che seguitavano ad essere la componente più numerosa della popolazione straniera presente nella regione, si aggregavano individui provenienti da altri Paesi dell’Africa. Nel 1980, su proposta del Ministero dell’Interno, veniva quindi organizzato un convegno a Palermo con l’obiettivo di tirare le fila sulla questione «dell’immigrazione araba» in Sicilia.
2024
979-12-5486-471-5
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