Nell’ambito delle relazioni politico-culturali tra Italia fascista e Germania nazionalsocialista, il contributo propone una ricostruzione del discorso mitopoietico di Julius Evola non per “fasi” – una prima di tipo artistico-letterario e una seconda più politica – ma come coerente sviluppo di un medesimo discorso, che porta l’impronta delle esperienze inziali come epigono del Dada, in una elaborazione maturata a contatto con Tristan Tzara. Si tratta di un’adesione all’avanguardia dai tratti esteriori ed estetizzanti, frutto di un coinvolgimento postumo e selettivo, seguita da una fase di speculazione filosofica, in cui l’idealismo hegeliano si combina con elementi teoretici eterogenei, finalizzati all’esaltazione filosofica dell’Io. L’immersione nella fucina ideologica del Terzo Reich avviene sotto la medesima spinta aporetica degli esordi: dal “fascismo non fascismo”, al costrutto di “razzismo spirituale”, una diade concettuale ossimorica che prende spunto dalla «dottrina di Ludwig Ferdinand Clauss, nonché dalle relazioni con altri ideologi del pensiero conservatore tedesco, di reciproca influenza. Sullo sfondo di una analisi della macchina mitologica evoliana si colloca la configurazione di una teorizzazione antimodernista, definita in relazione al suo “uso”, attraverso formule ipotetiche che evidenziano la componente evocativa della proposta giuridica tradizionalista, nella quale la romanità celebrata costituisce un repertorio mitico-tematico selezionato, codificato e trasmesso che prescinde dal dato storico e traslato nel discorso politico nei contesti italiano e tedesco.
Julius Evola: dal Dada ai miti della ‘T’radizione
Paola Di Mauro
2025-01-01
Abstract
Nell’ambito delle relazioni politico-culturali tra Italia fascista e Germania nazionalsocialista, il contributo propone una ricostruzione del discorso mitopoietico di Julius Evola non per “fasi” – una prima di tipo artistico-letterario e una seconda più politica – ma come coerente sviluppo di un medesimo discorso, che porta l’impronta delle esperienze inziali come epigono del Dada, in una elaborazione maturata a contatto con Tristan Tzara. Si tratta di un’adesione all’avanguardia dai tratti esteriori ed estetizzanti, frutto di un coinvolgimento postumo e selettivo, seguita da una fase di speculazione filosofica, in cui l’idealismo hegeliano si combina con elementi teoretici eterogenei, finalizzati all’esaltazione filosofica dell’Io. L’immersione nella fucina ideologica del Terzo Reich avviene sotto la medesima spinta aporetica degli esordi: dal “fascismo non fascismo”, al costrutto di “razzismo spirituale”, una diade concettuale ossimorica che prende spunto dalla «dottrina di Ludwig Ferdinand Clauss, nonché dalle relazioni con altri ideologi del pensiero conservatore tedesco, di reciproca influenza. Sullo sfondo di una analisi della macchina mitologica evoliana si colloca la configurazione di una teorizzazione antimodernista, definita in relazione al suo “uso”, attraverso formule ipotetiche che evidenziano la componente evocativa della proposta giuridica tradizionalista, nella quale la romanità celebrata costituisce un repertorio mitico-tematico selezionato, codificato e trasmesso che prescinde dal dato storico e traslato nel discorso politico nei contesti italiano e tedesco.Pubblicazioni consigliate
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