Il saggio propone una lettura del Natalicium 7 di Paolino di Nola che individua nel tema della vista e della cecità spirituale, esplicitato nel raccon- to dell’incidente all’occhio di Teridio, confratello dell’autore presso il cenobio nolano, il nucleo su cui si fonda la catechesi dell’intero carme. Sostenuto da una fitta trama di intertesti scritturistici, Paolino intreccia dimensione sensoriale e dottrina, assegnando alla doppia ekphrasis della lampada (129-147) e dell’occhio (174-178) una funzione centrale. Questi inserti, solo in apparenza digressivi, rafforzano l’intento pastorale contribuendo a elaborare una concezione della visione come metafora anagogica in cui la cecità fisica diventa rappresentazione tangibile dell’opacità interiore e la guarigione segno della reintegrazione alla luce della verità. L’impiego di terminologia medica concorre alla costruzione di un metalinguaggio teologico che salda corpo e spirito in una visione unitaria, dove l’occhio si fa trasparenza dell’anima. L’orizzonte concettuale è quello di una poetica cristiana di ispirazione neoplatonica, in cui la luce sensibile prefigura quella intelligibile, e la vista si configura come accesso al divino. Nel solco di autori coevi come Prudenzio, con cui si evidenzia una profonda affinità tematica e terminologica, Paolino si inserisce in una tradizione cristiana che concepisce la visione come via di conoscenza e la parola poetica come liturgia della visione in cui testo e miracolo convergono in un atto di catechesi spirituale e performativa.
Dalla lettera allo spirito: l’occhio e la vista nel settimo Natalicium di Paolino di Nola
Rosa Santoro
2025-01-01
Abstract
Il saggio propone una lettura del Natalicium 7 di Paolino di Nola che individua nel tema della vista e della cecità spirituale, esplicitato nel raccon- to dell’incidente all’occhio di Teridio, confratello dell’autore presso il cenobio nolano, il nucleo su cui si fonda la catechesi dell’intero carme. Sostenuto da una fitta trama di intertesti scritturistici, Paolino intreccia dimensione sensoriale e dottrina, assegnando alla doppia ekphrasis della lampada (129-147) e dell’occhio (174-178) una funzione centrale. Questi inserti, solo in apparenza digressivi, rafforzano l’intento pastorale contribuendo a elaborare una concezione della visione come metafora anagogica in cui la cecità fisica diventa rappresentazione tangibile dell’opacità interiore e la guarigione segno della reintegrazione alla luce della verità. L’impiego di terminologia medica concorre alla costruzione di un metalinguaggio teologico che salda corpo e spirito in una visione unitaria, dove l’occhio si fa trasparenza dell’anima. L’orizzonte concettuale è quello di una poetica cristiana di ispirazione neoplatonica, in cui la luce sensibile prefigura quella intelligibile, e la vista si configura come accesso al divino. Nel solco di autori coevi come Prudenzio, con cui si evidenzia una profonda affinità tematica e terminologica, Paolino si inserisce in una tradizione cristiana che concepisce la visione come via di conoscenza e la parola poetica come liturgia della visione in cui testo e miracolo convergono in un atto di catechesi spirituale e performativa.Pubblicazioni consigliate
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