Un giudizio di Vincenzo Monti su un alcuni vocaboli adottati nell'"Orlando Furioso" offre il pretesto per una riflessione sulle scelte di ammodernamento grafico che, a partire dall'edizione a cura di Girolamo Ruscelli (Venezia, Valgrisi, 1556), sono diventate diffuse e caratterizzanti nella prassi ecdotica anche contemporanea. Vengono messi a fuoco i rischi e le aporie della violazione di un sistema ortografico che risponde ai consolidati parametri della tradizione linguistica cinquecentesca, rilanciando la proposta di edizioni critiche conservative delle originarie grafie latineggianti.

Monti, Ariosto e le insidiose grafie del volgare

Susanna Villari
2025-01-01

Abstract

Un giudizio di Vincenzo Monti su un alcuni vocaboli adottati nell'"Orlando Furioso" offre il pretesto per una riflessione sulle scelte di ammodernamento grafico che, a partire dall'edizione a cura di Girolamo Ruscelli (Venezia, Valgrisi, 1556), sono diventate diffuse e caratterizzanti nella prassi ecdotica anche contemporanea. Vengono messi a fuoco i rischi e le aporie della violazione di un sistema ortografico che risponde ai consolidati parametri della tradizione linguistica cinquecentesca, rilanciando la proposta di edizioni critiche conservative delle originarie grafie latineggianti.
2025
978 88 9366 583 4
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