Questo articolo esamina il pensiero cospirazionista contemporaneo come esito della convergenza tra vulnerabilità cognitive individuali e infrastrutture comunicative digitali. A partire da un’analisi delle patologie del linguaggio — in particolare della verbigerazione e dei processi di de-semantizzazione — lo studio ricostruisce un continuum teorico che collega la perdita individuale del riferimento linguistico all’emergere collettivo di credenze cospirazioniste all’interno delle reti dei social media. Le piattaforme digitali sono concettualizzate come un “esoscheletro sociale” che sostiene e organizza esternamente schemi di pensiero frammentati e disfunzionali. Attraverso le nozioni di apofenia digitale, echo chambers, credenze auto-sigillanti e sfiducia epistemica, l’articolo mostra come ripetizione, viralità e mediazione algoritmica trasformino i bias cognitivi in sistemi di credenze coerenti, altamente resistenti alla falsificazione. Particolare attenzione è dedicata all’esitazione vaccinale durante la pandemia di COVID-19, interpretata non come mera mancanza di informazione, ma come sintomo di una crisi più profonda della fiducia epistemica. L’articolo conclude sostenendo che affrontare il pensiero cospirazionista richiede interventi multidimensionali volti a ricostruire la fiducia epistemica, ripristinare la funzione referenziale del linguaggio pubblico e ripensare il design delle infrastrutture digitali che attualmente favoriscono la polarizzazione cognitiva e sociale.

Dalla Verbigerazione alle Reti Sociali: Meccanismi Cognitivi, Epistemologia della Sfiducia e Dinamiche Sociali nella Costruzione del Pensiero Cospirativo

Alessandra Falzone;Sebastiano Nucera
2026-01-01

Abstract

Questo articolo esamina il pensiero cospirazionista contemporaneo come esito della convergenza tra vulnerabilità cognitive individuali e infrastrutture comunicative digitali. A partire da un’analisi delle patologie del linguaggio — in particolare della verbigerazione e dei processi di de-semantizzazione — lo studio ricostruisce un continuum teorico che collega la perdita individuale del riferimento linguistico all’emergere collettivo di credenze cospirazioniste all’interno delle reti dei social media. Le piattaforme digitali sono concettualizzate come un “esoscheletro sociale” che sostiene e organizza esternamente schemi di pensiero frammentati e disfunzionali. Attraverso le nozioni di apofenia digitale, echo chambers, credenze auto-sigillanti e sfiducia epistemica, l’articolo mostra come ripetizione, viralità e mediazione algoritmica trasformino i bias cognitivi in sistemi di credenze coerenti, altamente resistenti alla falsificazione. Particolare attenzione è dedicata all’esitazione vaccinale durante la pandemia di COVID-19, interpretata non come mera mancanza di informazione, ma come sintomo di una crisi più profonda della fiducia epistemica. L’articolo conclude sostenendo che affrontare il pensiero cospirazionista richiede interventi multidimensionali volti a ricostruire la fiducia epistemica, ripristinare la funzione referenziale del linguaggio pubblico e ripensare il design delle infrastrutture digitali che attualmente favoriscono la polarizzazione cognitiva e sociale.
2026
9788898138500
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