(IT) Il saggio propone una riflessione interdisciplinare sul fenomeno interpretativo, ponendo in dialogo ermeneutica giuridica e interpretazione musicale alla luce delle trasformazioni indotte dall’intelligenza artificiale. Muovendo dal pensiero di Salvatore Pugliatti e, in particolare, dalla sua opera L’interpretazione musicale (1940), l’Autore evidenzia come tanto il testo normativo quanto la partitura musicale costituiscano strutture segnico-linguistiche intrinsecamente aperte, il cui significato non si esaurisce nella dimensione letterale, ma richiede l’intervento dell’interprete. Nel diritto, tale attività si esprime attraverso i canoni ermeneutici tradizionali — letterale, sistematico, teleologico, assiologico e di buona fede — orientati a rendere la norma coerente con il sistema e adeguata al caso concreto. In ambito musicale, analogamente, l’esecutore traduce la partitura in evento sonoro mediante un apporto creativo disciplinato dal testo, dalla tradizione esecutiva e dalla sensibilità artistica. In entrambi i casi, l’interpretazione emerge come pratica mediatrice tra oggettività del segno e soggettività dell’interprete. La parte conclusiva del contributo affronta la questione dell’“interpretazione algoritmica”, interrogandosi sulla capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di sostituire o assistere il giudizio umano nei processi esegetici. Viene evidenziato come l’analisi computazionale possa incrementare efficienza, prevedibilità e capacità di trattamento dei dati, ma non possa integralmente replicare la dimensione valoriale, contestuale e responsabile propria dell’atto interpretativo umano. Ne deriva una concezione dell’IA come strumento ancillare, utile ma non autosufficiente, incapace di esaurire la complessità semantica e assiologica che caratterizza tanto il diritto quanto la musica. Il saggio si colloca così nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnica e interpretazione, riaffermando la centralità della persona nei processi di attribuzione del significato. (UK) The essay offers an interdisciplinary reflection on the interpretive phenomenon by bringing legal hermeneutics and musical interpretation into dialogue in light of the transformations produced by artificial intelligence. Drawing on the thought of Salvatore Pugliatti, particularly his work L’interpretazione musicale (1940), the Author argues that both the legal text and the musical score are inherently open sign systems whose meaning cannot be reduced to their literal dimension, but necessarily requires the intervention of an interpreter. In law, this activity is carried out through traditional interpretive canons — literal, systematic, teleological, axiological, and good-faith reasoning — aimed at making the rule coherent with the legal system and responsive to the concrete case. In music, similarly, the performer translates the score into a sounding event through a creative contribution shaped by the text, performance tradition, and artistic sensibility. In both domains, interpretation emerges as a mediating practice between the objectivity of the sign and the subjectivity of the interpreter. The final section addresses the issue of “algorithmic interpretation,” questioning whether artificial intelligence systems may replace or merely assist human judgment in interpretive processes. Marchese notes that computational analysis may enhance efficiency, predictability, and data-processing capacity, yet it cannot fully reproduce the value-laden, contextual, and responsible dimension inherent in human interpretation. Artificial intelligence is therefore conceived as an ancillary instrument—useful but insufficient in itself—unable to exhaust the semantic and axiological complexity that characterizes both law and music. The essay thus contributes to the contemporary debate on the relationship between technology and interpretation, reaffirming the centrality of the human person in processes of meaning attribution

L’eco delle regole. Ermeneutica giuridica e «interpretazione musicale» nell’età dell’algoritmo (rileggendo S. Pugliatti)

Alberto Marchese
2026-01-01

Abstract

(IT) Il saggio propone una riflessione interdisciplinare sul fenomeno interpretativo, ponendo in dialogo ermeneutica giuridica e interpretazione musicale alla luce delle trasformazioni indotte dall’intelligenza artificiale. Muovendo dal pensiero di Salvatore Pugliatti e, in particolare, dalla sua opera L’interpretazione musicale (1940), l’Autore evidenzia come tanto il testo normativo quanto la partitura musicale costituiscano strutture segnico-linguistiche intrinsecamente aperte, il cui significato non si esaurisce nella dimensione letterale, ma richiede l’intervento dell’interprete. Nel diritto, tale attività si esprime attraverso i canoni ermeneutici tradizionali — letterale, sistematico, teleologico, assiologico e di buona fede — orientati a rendere la norma coerente con il sistema e adeguata al caso concreto. In ambito musicale, analogamente, l’esecutore traduce la partitura in evento sonoro mediante un apporto creativo disciplinato dal testo, dalla tradizione esecutiva e dalla sensibilità artistica. In entrambi i casi, l’interpretazione emerge come pratica mediatrice tra oggettività del segno e soggettività dell’interprete. La parte conclusiva del contributo affronta la questione dell’“interpretazione algoritmica”, interrogandosi sulla capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di sostituire o assistere il giudizio umano nei processi esegetici. Viene evidenziato come l’analisi computazionale possa incrementare efficienza, prevedibilità e capacità di trattamento dei dati, ma non possa integralmente replicare la dimensione valoriale, contestuale e responsabile propria dell’atto interpretativo umano. Ne deriva una concezione dell’IA come strumento ancillare, utile ma non autosufficiente, incapace di esaurire la complessità semantica e assiologica che caratterizza tanto il diritto quanto la musica. Il saggio si colloca così nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra tecnica e interpretazione, riaffermando la centralità della persona nei processi di attribuzione del significato. (UK) The essay offers an interdisciplinary reflection on the interpretive phenomenon by bringing legal hermeneutics and musical interpretation into dialogue in light of the transformations produced by artificial intelligence. Drawing on the thought of Salvatore Pugliatti, particularly his work L’interpretazione musicale (1940), the Author argues that both the legal text and the musical score are inherently open sign systems whose meaning cannot be reduced to their literal dimension, but necessarily requires the intervention of an interpreter. In law, this activity is carried out through traditional interpretive canons — literal, systematic, teleological, axiological, and good-faith reasoning — aimed at making the rule coherent with the legal system and responsive to the concrete case. In music, similarly, the performer translates the score into a sounding event through a creative contribution shaped by the text, performance tradition, and artistic sensibility. In both domains, interpretation emerges as a mediating practice between the objectivity of the sign and the subjectivity of the interpreter. The final section addresses the issue of “algorithmic interpretation,” questioning whether artificial intelligence systems may replace or merely assist human judgment in interpretive processes. Marchese notes that computational analysis may enhance efficiency, predictability, and data-processing capacity, yet it cannot fully reproduce the value-laden, contextual, and responsible dimension inherent in human interpretation. Artificial intelligence is therefore conceived as an ancillary instrument—useful but insufficient in itself—unable to exhaust the semantic and axiological complexity that characterizes both law and music. The essay thus contributes to the contemporary debate on the relationship between technology and interpretation, reaffirming the centrality of the human person in processes of meaning attribution
2026
978-88-495-6119-7
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