Il contributo interroga la nozione di nous alla luce della diffusione dell'Intelligenza Artificiale, spostando l'attenzione dalla contrapposizione tra uomo e macchina alle condizioni in cui gli esseri umani comprendono, giudicano e attribuiscono senso dentro ambienti sempre più mediati dalla tecnica. Il punto di partenza è il riconoscimento che l'IA si inserisce in una società già trasformata, una società socio-tecnica in cui persone, dati, piattaforme e algoritmi risultano strettamente intrecciati e il digitale si configura come ambiente di vita più che come semplice strumento. Il saggio muove da una concezione ampia dell'intelletto umano, inteso come capacità di senso irriducibile alla prestazione, che intreccia memoria, emozioni, valori e dimensione morale e si forma sempre dentro una lingua, una cultura e una rete di relazioni. Su questo sfondo vengono analizzati i tratti della società socio-tecnica, dalla datificazione dell'esperienza quotidiana alla riorganizzazione dei flussi informativi, fino alle logiche di visibilità, ranking e classificazione automatica che investono identità e reputazione. In tale cornice emergono gli intelletti non umani, sistemi privi di coscienza, intenzioni e responsabilità che tuttavia producono effetti cognitivi e contribuiscono a strutturare l'ambiente in cui la comprensione umana prende forma. Con l'IA generativa si compie il passaggio dalla selezione alla produzione dei contenuti, per cui riceviamo interpretazioni già formulate anziché informazioni da interpretare. Ne deriva il rischio della delega cognitiva, particolarmente rilevante perché l'IA generativa agisce sul linguaggio, spazio in cui si costruiscono significato e autorevolezza. Il contesto educativo rende evidente la distinzione tra uso strumentale e delega cognitiva. La fatica dell'apprendimento viene letta come luogo formativo in cui si sviluppano autonomia, capacità argomentativa e giudizio, e alla scuola viene attribuito il compito di rendere comprensibile ciò che questi strumenti fanno al nostro modo di pensare. Il saggio affronta infine il tema della fiducia, che migra dalla dimensione interpersonale e istituzionale verso forme di fiducia algoritmica fondate su una presunta oggettività del calcolo, e richiama la non neutralità di ogni tecnologia. La conclusione sostiene che l'intelletto umano cambia funzione, orientandosi sempre più verso valutazione, interpretazione e decisione, e che la responsabilità resta umana anche quando le scelte sono mediate dalla tecnologia. Il rischio maggiore risiede nella possibilità che gli esseri umani smettano di esercitare il proprio intelletto, e la direzione dello sviluppo dipende dalla qualità delle pratiche sociali, educative e istituzionali costruite intorno alle macchine.

Intelletti umani e non umani: l’Intelligenza Artificiale nell’era socio-tecnica

Marco Centorrino
2026-01-01

Abstract

Il contributo interroga la nozione di nous alla luce della diffusione dell'Intelligenza Artificiale, spostando l'attenzione dalla contrapposizione tra uomo e macchina alle condizioni in cui gli esseri umani comprendono, giudicano e attribuiscono senso dentro ambienti sempre più mediati dalla tecnica. Il punto di partenza è il riconoscimento che l'IA si inserisce in una società già trasformata, una società socio-tecnica in cui persone, dati, piattaforme e algoritmi risultano strettamente intrecciati e il digitale si configura come ambiente di vita più che come semplice strumento. Il saggio muove da una concezione ampia dell'intelletto umano, inteso come capacità di senso irriducibile alla prestazione, che intreccia memoria, emozioni, valori e dimensione morale e si forma sempre dentro una lingua, una cultura e una rete di relazioni. Su questo sfondo vengono analizzati i tratti della società socio-tecnica, dalla datificazione dell'esperienza quotidiana alla riorganizzazione dei flussi informativi, fino alle logiche di visibilità, ranking e classificazione automatica che investono identità e reputazione. In tale cornice emergono gli intelletti non umani, sistemi privi di coscienza, intenzioni e responsabilità che tuttavia producono effetti cognitivi e contribuiscono a strutturare l'ambiente in cui la comprensione umana prende forma. Con l'IA generativa si compie il passaggio dalla selezione alla produzione dei contenuti, per cui riceviamo interpretazioni già formulate anziché informazioni da interpretare. Ne deriva il rischio della delega cognitiva, particolarmente rilevante perché l'IA generativa agisce sul linguaggio, spazio in cui si costruiscono significato e autorevolezza. Il contesto educativo rende evidente la distinzione tra uso strumentale e delega cognitiva. La fatica dell'apprendimento viene letta come luogo formativo in cui si sviluppano autonomia, capacità argomentativa e giudizio, e alla scuola viene attribuito il compito di rendere comprensibile ciò che questi strumenti fanno al nostro modo di pensare. Il saggio affronta infine il tema della fiducia, che migra dalla dimensione interpersonale e istituzionale verso forme di fiducia algoritmica fondate su una presunta oggettività del calcolo, e richiama la non neutralità di ogni tecnologia. La conclusione sostiene che l'intelletto umano cambia funzione, orientandosi sempre più verso valutazione, interpretazione e decisione, e che la responsabilità resta umana anche quando le scelte sono mediate dalla tecnologia. Il rischio maggiore risiede nella possibilità che gli esseri umani smettano di esercitare il proprio intelletto, e la direzione dello sviluppo dipende dalla qualità delle pratiche sociali, educative e istituzionali costruite intorno alle macchine.
2026
9788869022326
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