Come ormai ampiamente noto, il particolare rapporto che intercorre tra banca e impresa è fortemente permeato da una componente di informazione nascosta che impedisce alla banca di conoscere le caratteristiche del debitore e non le consente, di conseguenza, di valutare la rischiosità effettiva dei progetti che le vengono sottoposti. Per questo motivo la banca è talvolta costretta ad offrire condizioni di credito uguali a imprese contraddistinte da una diversa rischiosità, favorendo in questo modo le imprese più rischiose a scapito di quelle che lo sono meno (selezione avversa). La carenza di informazioni sulle singole imprese può, inoltre, spingere le banche a richiedere tassi di interesse talmente elevati da indurre imprese meritorie di credito a uscire dal mercato (Barro 1976, Stiglitz e Weiss 1981 e Mankiw 1986). Per questo motivo le asimmetrie informative che caratterizzano il rapporto banca-impresa tendono a far sì che la relazione di credito sia governata da una struttura di prezzi più complessa del tradizionale ed unico strumento del tasso d’interesse. Tale rapporto viene pertanto ad essere determinato dall’operare congiunto di due leve: il tasso di interesse ed il livello delle garanzie prestate dal debitore e dai suoi garanti. L’utilizzo delle garanzie trova una ragion d’essere nel regolare i rapporti di credito con le imprese caratterizzate da un maggior grado di opacità. Per queste ultime, infatti, l’incidenza delle asimmetrie informative risulta particolarmente rilevante a causa della loro maggiore difficoltà, rispetto alle grandi, a segnalare alle banche la qualità dei propri progetti di investimento. Le piccole imprese, oltre ad essere caratterizzate da un maggior grado di opacità, sono anche generalmente soggette a vincoli di liquidità maggiormente stringenti e questa ulteriore limitazione rappresenta una difficoltà aggiuntiva per l’ottenimento di finanziamenti esterni (Berger e Udell 1995 e 1998). Qualora, infatti, la ricchezza di cui sono dotate le imprese non fosse sufficiente a consentire alla banca di discriminare tra progetti più o meno rischiosi, questa potrebbe utilizzare come unico strumento discriminatorio la realizzazione di un processo di istruttoria accurato. Tale processo può essere spesso piuttosto costoso per la banca e indurla a finanziare un minor numero di progetti rispetto a quelli potenzialmente meritori di credito, oppure a concedere finanziamenti ad un tasso più elevato (Armendariz de Aghion e Gollier 2000). L’Unione Europea ha inteso mitigare le maggiori difficoltà in cui incorrono le piccole imprese (PI), specialmente nei casi in cui queste ultime siano caratterizzate da insufficienti garanzie e/o dalla mancanza di una storia creditizia (track record) sufficientemente duratura. Tale preoccupazione rappresenta la ratio alla base dell’esplicita disciplina per le “tecniche di attenuazione del rischio di credito” che costituisce la novità di maggior rilievo inserita nel nuovo Accordo sui Requisiti Minimi Patrimoniali, entrata in vigore nel 2007 e che va sotto il nome di Basilea II (European Commission 2005). L’idea di fondo che emerge dall’Accordo è che una delle modalità con cui facilitare la relazione di credito possa individuarsi nell’esternalizzare il rischio al di fuori della struttura bancaria e la modalità con cui realizzare tale obiettivo nell’istituzione di strutture indipendenti (garanti o organismi di mutua garanzia sia pubblici che privati), dotate di idonei mezzi patrimoniali in grado di fornire una garanzia all’intermediario. Tra tali strutture un ruolo di sempre maggior rilievo verrà esercitato dai consorzi e dalle cooperative di garanzia collettiva fidi, comunemente denominati Confidi. Alla luce di quanto finora detto, lo studio delle dinamiche evolutive del sistema della garanzia mutualistica non può prescindere dalla comprensione della natura del legame esistente tra le imprese socie, i Confidi e le banche. Lo scopo e l’originalità del presente capitolo consistono nell’analizzare l’interazione Confidi- impresa-banca, valutando il ruolo svolto (1) dalle garanzie poste in essere dal Confidi e (2) dalle diverse banche convenzionate sull’accesso e sul costo del finanziamento. Questo lavoro si inserisce in una letteratura che presenta una limitata evidenza empirica degli effetti dei Confidi sul rapporto banca-impresa (Columba, Gambacorta e Mistrulli 2006), ma se ne distingue poiché analizza i rapporti di credito di un campione di imprese tutte socie di un singolo Confidi. Ciò consente di osservare la presenza di eterogeneità nell’impatto del consorzio fidi sul rapporto di finanziamento bancario a seconda delle caratteristiche dell’impresa e delle banche con cui i consorzi operano. In particolare, l’analisi intende verificare: (1) se un diverso apporto del Confidi in termini di garanzie fornite possa incidere sulle condizioni del finanziamento bancario e (2) se le banche con cui il Confidi opera siano tra loro in concorrenza nel fornire un migliore accesso al credito. In altre parole, i lavori esistenti trattano l’appartenenza al Confidi come una caratteristica indistinta dell’impresa che ne migliora le condizioni di accesso al finanziamento bancario, mentre qui si vuole osservare se in realtà i benefici possano variare a seconda dell’interazione Confidi-impresa-banca. Utilizzando i dati relativi alle imprese operanti nelle province di Ancona e Macerata socie di un Confidi promosso da un’associazione leader nella rappresentanza di Artigianato e PMI, verranno condotti quattro esercizi econometrici, con l’obiettivo di analizzare le determinanti della probabilità di rifiuto/razionamento, della tempistica necessaria per l’ottenimento del fido, del suo costo e del numero di garanzie associate al finanziamento. Le due province in esame costituiscono, inoltre, un campione particolarmente rilevante in quanto caratterizzate da un’industrializzazione basata su una forte predominanza di PI. La restante parte del capitolo è suddivisa nel seguente modo: mentre nella seconda sezione presentiamo una breve rassegna della letteratura sul ruolo dei Confidi nell’affidamento bancario, nella terza esamineremo le caratteristiche degli associati facenti parte del Confidi e il rapporto tra questi ultimi e le banche di riferimento, nella quarta indagheremo le relazioni tra le caratteristiche delle singole imprese e le loro condizioni di accesso al credito. Nell’ambito di quest’ultima sezione, in particolare, nella prima sottosezione analizzeremo le motivazioni che portano le banche a negare il finanziamento alle imprese, nella seconda la tempistica che caratterizza l’affidamento, nella terza l’incidenza delle garanzie apportate e nella quarta le determinanti del tasso di interesse richiesto dalla banca. Nell’ultima sezione, infine, presentiamo alcune proposte e suggerimenti conclusivi.

Confidi, piccole imprese e banche: un'analisi empirica

BUSETTA, Giovanni;
2008

Abstract

Come ormai ampiamente noto, il particolare rapporto che intercorre tra banca e impresa è fortemente permeato da una componente di informazione nascosta che impedisce alla banca di conoscere le caratteristiche del debitore e non le consente, di conseguenza, di valutare la rischiosità effettiva dei progetti che le vengono sottoposti. Per questo motivo la banca è talvolta costretta ad offrire condizioni di credito uguali a imprese contraddistinte da una diversa rischiosità, favorendo in questo modo le imprese più rischiose a scapito di quelle che lo sono meno (selezione avversa). La carenza di informazioni sulle singole imprese può, inoltre, spingere le banche a richiedere tassi di interesse talmente elevati da indurre imprese meritorie di credito a uscire dal mercato (Barro 1976, Stiglitz e Weiss 1981 e Mankiw 1986). Per questo motivo le asimmetrie informative che caratterizzano il rapporto banca-impresa tendono a far sì che la relazione di credito sia governata da una struttura di prezzi più complessa del tradizionale ed unico strumento del tasso d’interesse. Tale rapporto viene pertanto ad essere determinato dall’operare congiunto di due leve: il tasso di interesse ed il livello delle garanzie prestate dal debitore e dai suoi garanti. L’utilizzo delle garanzie trova una ragion d’essere nel regolare i rapporti di credito con le imprese caratterizzate da un maggior grado di opacità. Per queste ultime, infatti, l’incidenza delle asimmetrie informative risulta particolarmente rilevante a causa della loro maggiore difficoltà, rispetto alle grandi, a segnalare alle banche la qualità dei propri progetti di investimento. Le piccole imprese, oltre ad essere caratterizzate da un maggior grado di opacità, sono anche generalmente soggette a vincoli di liquidità maggiormente stringenti e questa ulteriore limitazione rappresenta una difficoltà aggiuntiva per l’ottenimento di finanziamenti esterni (Berger e Udell 1995 e 1998). Qualora, infatti, la ricchezza di cui sono dotate le imprese non fosse sufficiente a consentire alla banca di discriminare tra progetti più o meno rischiosi, questa potrebbe utilizzare come unico strumento discriminatorio la realizzazione di un processo di istruttoria accurato. Tale processo può essere spesso piuttosto costoso per la banca e indurla a finanziare un minor numero di progetti rispetto a quelli potenzialmente meritori di credito, oppure a concedere finanziamenti ad un tasso più elevato (Armendariz de Aghion e Gollier 2000). L’Unione Europea ha inteso mitigare le maggiori difficoltà in cui incorrono le piccole imprese (PI), specialmente nei casi in cui queste ultime siano caratterizzate da insufficienti garanzie e/o dalla mancanza di una storia creditizia (track record) sufficientemente duratura. Tale preoccupazione rappresenta la ratio alla base dell’esplicita disciplina per le “tecniche di attenuazione del rischio di credito” che costituisce la novità di maggior rilievo inserita nel nuovo Accordo sui Requisiti Minimi Patrimoniali, entrata in vigore nel 2007 e che va sotto il nome di Basilea II (European Commission 2005). L’idea di fondo che emerge dall’Accordo è che una delle modalità con cui facilitare la relazione di credito possa individuarsi nell’esternalizzare il rischio al di fuori della struttura bancaria e la modalità con cui realizzare tale obiettivo nell’istituzione di strutture indipendenti (garanti o organismi di mutua garanzia sia pubblici che privati), dotate di idonei mezzi patrimoniali in grado di fornire una garanzia all’intermediario. Tra tali strutture un ruolo di sempre maggior rilievo verrà esercitato dai consorzi e dalle cooperative di garanzia collettiva fidi, comunemente denominati Confidi. Alla luce di quanto finora detto, lo studio delle dinamiche evolutive del sistema della garanzia mutualistica non può prescindere dalla comprensione della natura del legame esistente tra le imprese socie, i Confidi e le banche. Lo scopo e l’originalità del presente capitolo consistono nell’analizzare l’interazione Confidi- impresa-banca, valutando il ruolo svolto (1) dalle garanzie poste in essere dal Confidi e (2) dalle diverse banche convenzionate sull’accesso e sul costo del finanziamento. Questo lavoro si inserisce in una letteratura che presenta una limitata evidenza empirica degli effetti dei Confidi sul rapporto banca-impresa (Columba, Gambacorta e Mistrulli 2006), ma se ne distingue poiché analizza i rapporti di credito di un campione di imprese tutte socie di un singolo Confidi. Ciò consente di osservare la presenza di eterogeneità nell’impatto del consorzio fidi sul rapporto di finanziamento bancario a seconda delle caratteristiche dell’impresa e delle banche con cui i consorzi operano. In particolare, l’analisi intende verificare: (1) se un diverso apporto del Confidi in termini di garanzie fornite possa incidere sulle condizioni del finanziamento bancario e (2) se le banche con cui il Confidi opera siano tra loro in concorrenza nel fornire un migliore accesso al credito. In altre parole, i lavori esistenti trattano l’appartenenza al Confidi come una caratteristica indistinta dell’impresa che ne migliora le condizioni di accesso al finanziamento bancario, mentre qui si vuole osservare se in realtà i benefici possano variare a seconda dell’interazione Confidi-impresa-banca. Utilizzando i dati relativi alle imprese operanti nelle province di Ancona e Macerata socie di un Confidi promosso da un’associazione leader nella rappresentanza di Artigianato e PMI, verranno condotti quattro esercizi econometrici, con l’obiettivo di analizzare le determinanti della probabilità di rifiuto/razionamento, della tempistica necessaria per l’ottenimento del fido, del suo costo e del numero di garanzie associate al finanziamento. Le due province in esame costituiscono, inoltre, un campione particolarmente rilevante in quanto caratterizzate da un’industrializzazione basata su una forte predominanza di PI. La restante parte del capitolo è suddivisa nel seguente modo: mentre nella seconda sezione presentiamo una breve rassegna della letteratura sul ruolo dei Confidi nell’affidamento bancario, nella terza esamineremo le caratteristiche degli associati facenti parte del Confidi e il rapporto tra questi ultimi e le banche di riferimento, nella quarta indagheremo le relazioni tra le caratteristiche delle singole imprese e le loro condizioni di accesso al credito. Nell’ambito di quest’ultima sezione, in particolare, nella prima sottosezione analizzeremo le motivazioni che portano le banche a negare il finanziamento alle imprese, nella seconda la tempistica che caratterizza l’affidamento, nella terza l’incidenza delle garanzie apportate e nella quarta le determinanti del tasso di interesse richiesto dalla banca. Nell’ultima sezione, infine, presentiamo alcune proposte e suggerimenti conclusivi.
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