Articolata riflessione sulla storia del De viris illustribus del Petrarca. Nell’edizione nazionale, criticamente edita da Guido Martellotti nel 1964, il modello editoriale prescelto conferisce all’opera l’aspetto di una compiuta elaborazione, inaugurata com’è da una Prefatio a Francesco da Carrara il Vecchio, e nella sostanza promuove l’idea di un De viris diviso in due tempi, il primo dei quali dedicato alle biografie romane, il secondo alle biografie cosiddette dei primi homines, da Adamo a Ercole: l’editore dà credito per questa ricostruzione all’esile linea dei manoscritti che risalgono a Lombardo della Seta. Il saggio dimostra che l’organizzazione attuale del De viris romano si deve non a Petrarca ma proprio a Lombardo, interessato a promuovere in ambiente padovano la storiografia petrarchesca con l’obiettivo di assicurarsi un forte collegamento col gruppo di potere dei Carraresi e fama letteraria attraverso una serie di suoi supplementi accodati alle biografie del Petrarca: lo stesso titolo di Epithoma per il De viris romano attribuito da Martellotti a Petrarca è certamente estraneo alla cultura storiografica del grande umanista e risale invece a Lombardo. Il peculiare messaggio filologico consegnato dall’articolo è che una nuova edizione del De viris deve allineare sullo stesso piano i tanti fragmenta dell’opera offerti dalla tradizione, che rispecchiano il lavoro del Petrarca in tempi e in ambienti diversi e che non sono stati mai da lui organizzati in opera strutturalmente organica. Allo sviluppo di questa linea filologica concorre una serie di acquisizioni con specifiche ricadute nell’ambito della filologia petrarchesca: la rivendicazione, ad es., dell’unitarietà del progetto De viris anche dopo il suo allargamento alla storia dell’umanità, nel quale il mondo romano conservò sempre un ruolo centrale; le nuove datazioni proposte per il testo alpha della Vita di Scipione (anticipato rispetto a Martellotti nel perimetro dell’ultimo soggiorno provenzale) e per il De viris universale (proiettato sul piano dell’esecuzione verso i primi anni milanesi); la confutazione della tesi di Mommsen, accolta da Martellotti, dell’idea di un Petrarca ispiratore degli affreschi della padovana Sala dei Giganti per i quali è sicuramente responsabile solo il Carrarese col suo entourage di intellettuali; e ancora l’argomentare, contro le conclusioni di Feo, sulla datazione delle postille all’Africa entro il 1353, nonché la nuova datazione al 1377, in netto anticipo sulle conclusioni di Giuseppe Billanovich, di un testo epistolare di Lombardo della Seta fondamentale per la tradizione delle opere del Petrarca.

I fragmenta de viris illustribus di Francesco Petrarca

FERA, Vincenzo
2007

Abstract

Articolata riflessione sulla storia del De viris illustribus del Petrarca. Nell’edizione nazionale, criticamente edita da Guido Martellotti nel 1964, il modello editoriale prescelto conferisce all’opera l’aspetto di una compiuta elaborazione, inaugurata com’è da una Prefatio a Francesco da Carrara il Vecchio, e nella sostanza promuove l’idea di un De viris diviso in due tempi, il primo dei quali dedicato alle biografie romane, il secondo alle biografie cosiddette dei primi homines, da Adamo a Ercole: l’editore dà credito per questa ricostruzione all’esile linea dei manoscritti che risalgono a Lombardo della Seta. Il saggio dimostra che l’organizzazione attuale del De viris romano si deve non a Petrarca ma proprio a Lombardo, interessato a promuovere in ambiente padovano la storiografia petrarchesca con l’obiettivo di assicurarsi un forte collegamento col gruppo di potere dei Carraresi e fama letteraria attraverso una serie di suoi supplementi accodati alle biografie del Petrarca: lo stesso titolo di Epithoma per il De viris romano attribuito da Martellotti a Petrarca è certamente estraneo alla cultura storiografica del grande umanista e risale invece a Lombardo. Il peculiare messaggio filologico consegnato dall’articolo è che una nuova edizione del De viris deve allineare sullo stesso piano i tanti fragmenta dell’opera offerti dalla tradizione, che rispecchiano il lavoro del Petrarca in tempi e in ambienti diversi e che non sono stati mai da lui organizzati in opera strutturalmente organica. Allo sviluppo di questa linea filologica concorre una serie di acquisizioni con specifiche ricadute nell’ambito della filologia petrarchesca: la rivendicazione, ad es., dell’unitarietà del progetto De viris anche dopo il suo allargamento alla storia dell’umanità, nel quale il mondo romano conservò sempre un ruolo centrale; le nuove datazioni proposte per il testo alpha della Vita di Scipione (anticipato rispetto a Martellotti nel perimetro dell’ultimo soggiorno provenzale) e per il De viris universale (proiettato sul piano dell’esecuzione verso i primi anni milanesi); la confutazione della tesi di Mommsen, accolta da Martellotti, dell’idea di un Petrarca ispiratore degli affreschi della padovana Sala dei Giganti per i quali è sicuramente responsabile solo il Carrarese col suo entourage di intellettuali; e ancora l’argomentare, contro le conclusioni di Feo, sulla datazione delle postille all’Africa entro il 1353, nonché la nuova datazione al 1377, in netto anticipo sulle conclusioni di Giuseppe Billanovich, di un testo epistolare di Lombardo della Seta fondamentale per la tradizione delle opere del Petrarca.
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