In questo lavoro il romanzo di Dostoevskij, Delitto e castigo, offre spunti interessanti per descrivere l’articolazione della “questione dell’altro” così come la intende Emmanuel Lévinas. Sottratto alle formule della reductio ad unum, il soggetto levinassiano “sporge”, nella sua concreta insufficienza, verso l’altro, oltre la neutralità del Medesimo, rivelandosi capace di condurre la politica in direzione dell’etica, luogo della non-indifferenza, dove lo sguardo d’Altri è letteralmente disarmante. Le riflessioni del filosofo lituano, proposte qui con il suo linguaggio simbolicamente “femminile-materno”, pongono in rilievo i limiti di una cultura politica logocentrica che, messa in scacco dall’insufficienza di una verità puramente teorica, ha provocato un’esperienza totalitaria violenta e distruttiva. In una stagione di mancanza di punti di riferimento, attuale e provocatoria è la proposta di riscoprire il fondamento della convivenza politica fuori dai margini di un territorio nazionale, in una condizione pre-politica pacifica, dove residua la nostalgia della “madre”, come “nostalgia dell’amore e non della forza, del perdono e non della vendetta”.

L'Altro, il femminile.Un'interpretazione simbolico-letteraria di Emmanuel Lévinas

SCHEPIS, Maria Felicia
2008

Abstract

In questo lavoro il romanzo di Dostoevskij, Delitto e castigo, offre spunti interessanti per descrivere l’articolazione della “questione dell’altro” così come la intende Emmanuel Lévinas. Sottratto alle formule della reductio ad unum, il soggetto levinassiano “sporge”, nella sua concreta insufficienza, verso l’altro, oltre la neutralità del Medesimo, rivelandosi capace di condurre la politica in direzione dell’etica, luogo della non-indifferenza, dove lo sguardo d’Altri è letteralmente disarmante. Le riflessioni del filosofo lituano, proposte qui con il suo linguaggio simbolicamente “femminile-materno”, pongono in rilievo i limiti di una cultura politica logocentrica che, messa in scacco dall’insufficienza di una verità puramente teorica, ha provocato un’esperienza totalitaria violenta e distruttiva. In una stagione di mancanza di punti di riferimento, attuale e provocatoria è la proposta di riscoprire il fondamento della convivenza politica fuori dai margini di un territorio nazionale, in una condizione pre-politica pacifica, dove residua la nostalgia della “madre”, come “nostalgia dell’amore e non della forza, del perdono e non della vendetta”.
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