Questo saggio, avente per oggetto il trend della rappresentatività sociologica nel parlamento italiano dalla I alla XVI legislatura repubblicana, è diviso in due sezioni. Nella prima sezione vengono esaminate discusse diverse posizioni circa la concezione del “genere” nella sociologia e nella scienza politica, tenendo conto soprattutto della letteratura italiana. Nella seconda sezione si affronta l’analisi empirica dei dati relativi alla distribuzione di donne e uomini nel parlamento italiano sia nel corso della prima repubblica sia nella fase di transizione (la fase politica immediatamente successiva alla XI legislatura), sia durante la cosiddetta seconda repubblica. Circa il primo argomento, il discorso analitico parte dalla definizione della nozione di genere nell’ambito delle scienze sociali e propone di operazionalizzare il genere come categoria relazionale, idonea a rilevare la dinamica delle posizioni uomo-donna nei diversi ambiti della vita sociale, economica e politica. Alla luce di questa accezione della categoria di genere, la prima parte del lavoro prosegue mettendo a confronto le diverse visioni di genere messe a punto da scienziati sociali (donne prioritariamente) al fine di capire e spiegare le ragioni dei livelli estremamente bassi di rappresentanti femminili nei ruoli socio-economici e politico-istituzionali pubblici e privati. Su questo punto, di notevole interesse analitico appare la nei l’interpretazione, diffusa in scienza politica, secondo la quale la bassa rappresentatività sociologica del genere femminile nelle cariche istituzionali elettive e non, possa dipendere dallo status sostanzialmente latente o potenziale mantenuta del cleavage di genere nel sistema politico italiano repubblica e, più in generale, nei sistemi politici europei. Uno dei motivi del mancato della mancata strutturazione di tale frattura viene generalmente ricondotto al ritardato accesso delle donne alla sfera dei diritti politici nella fase di modernizzazione e di democratizzazione dei sistemi sociali e politici occidentali. E ciò può fornire utili argomentazioni al discorso sulla crisi di consenso e di legittimità di cui risentano i partiti e, più in generale, gli organismi di aggregazione e di canalizzazione del consenso nelle democrazie contemporanee. La seconda parte del saggio si focalizza sul trend delle candidature e delle elezioni maschili e femminili nel parlamento italiano dal 1948 al 2006. Il dato più impressionante che emerge dall’analisi dei dati è la continuità senza interruzioni significative del trend della sottorapresentatività del genere femminile alla Camera e al Senato della repubblica. La sostanziale omogeneità del trend di genere nella sfera parlamentare italiana smentisce la tesi secondo cui il sistema elettorale proporzionale con liste aperte sia più favorevole alla crescita del numero di donne, mentre all’autore del saggio sembra più plausibile l’ipotesi che non esista una formula elettorale più favorevole di altre in funzione del raggiungimento della parità rappresentativa di genere in presenza dell’attuale assetto organizzativo e culturale che presiede alla attuale formazione e gestione dei ruoli nella famiglia, nella scuola, nei partiti e sindacati e nelle organizzazioni complesse pubbliche e private.

Donne e uomini nel parlamento italiano (I - XVI Legislatura): analisi di una disuguaglianza

ANASTASI, Antonino
2009

Abstract

Questo saggio, avente per oggetto il trend della rappresentatività sociologica nel parlamento italiano dalla I alla XVI legislatura repubblicana, è diviso in due sezioni. Nella prima sezione vengono esaminate discusse diverse posizioni circa la concezione del “genere” nella sociologia e nella scienza politica, tenendo conto soprattutto della letteratura italiana. Nella seconda sezione si affronta l’analisi empirica dei dati relativi alla distribuzione di donne e uomini nel parlamento italiano sia nel corso della prima repubblica sia nella fase di transizione (la fase politica immediatamente successiva alla XI legislatura), sia durante la cosiddetta seconda repubblica. Circa il primo argomento, il discorso analitico parte dalla definizione della nozione di genere nell’ambito delle scienze sociali e propone di operazionalizzare il genere come categoria relazionale, idonea a rilevare la dinamica delle posizioni uomo-donna nei diversi ambiti della vita sociale, economica e politica. Alla luce di questa accezione della categoria di genere, la prima parte del lavoro prosegue mettendo a confronto le diverse visioni di genere messe a punto da scienziati sociali (donne prioritariamente) al fine di capire e spiegare le ragioni dei livelli estremamente bassi di rappresentanti femminili nei ruoli socio-economici e politico-istituzionali pubblici e privati. Su questo punto, di notevole interesse analitico appare la nei l’interpretazione, diffusa in scienza politica, secondo la quale la bassa rappresentatività sociologica del genere femminile nelle cariche istituzionali elettive e non, possa dipendere dallo status sostanzialmente latente o potenziale mantenuta del cleavage di genere nel sistema politico italiano repubblica e, più in generale, nei sistemi politici europei. Uno dei motivi del mancato della mancata strutturazione di tale frattura viene generalmente ricondotto al ritardato accesso delle donne alla sfera dei diritti politici nella fase di modernizzazione e di democratizzazione dei sistemi sociali e politici occidentali. E ciò può fornire utili argomentazioni al discorso sulla crisi di consenso e di legittimità di cui risentano i partiti e, più in generale, gli organismi di aggregazione e di canalizzazione del consenso nelle democrazie contemporanee. La seconda parte del saggio si focalizza sul trend delle candidature e delle elezioni maschili e femminili nel parlamento italiano dal 1948 al 2006. Il dato più impressionante che emerge dall’analisi dei dati è la continuità senza interruzioni significative del trend della sottorapresentatività del genere femminile alla Camera e al Senato della repubblica. La sostanziale omogeneità del trend di genere nella sfera parlamentare italiana smentisce la tesi secondo cui il sistema elettorale proporzionale con liste aperte sia più favorevole alla crescita del numero di donne, mentre all’autore del saggio sembra più plausibile l’ipotesi che non esista una formula elettorale più favorevole di altre in funzione del raggiungimento della parità rappresentativa di genere in presenza dell’attuale assetto organizzativo e culturale che presiede alla attuale formazione e gestione dei ruoli nella famiglia, nella scuola, nei partiti e sindacati e nelle organizzazioni complesse pubbliche e private.
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