Il saggio esamina la vigente legge elettorale politica italiana nei suoi contenuti normativi e nelle assai diverse strategie applicative di essa elaborate dalle forze politiche per le elezioni del 2006 e per quelle del 2008: l’analisi investe gli accordi elettorali stipulati al fine di conseguire il premio di coalizione e facilitare il superamento della soglia legale, distinguendo fra accordi “secundum legem” e accordi “praeter legem”, o atipici, distinti a loro volta in accordi per incorporazione e per fusione, e notando che una stessa forza politica può stipulare accordi complessi, vale a dire una pluralità di accordi di tipo diverso anche con soggetti politici differenti, purché –ovviamente- nell’ambito della medesima coalizione elettorale. Un altro problema, di rilievo prettamente costituzionale, è quello della compatibilità fra la designazione di un “capo della coalizione” ai sensi della legge in parola e l’art. 92, comma 2, della Costituzione, secondo il quale è prerogativa del Presidente della Repubblica nominare il Presidente del Consiglio: un insidioso tentativo di “revisione tacita” della Costituzione con l’introduzione surrettizia di una sorta di “elezione diretta” del Premier. Infine, viene affermato, argomentandone le ragioni, un forte scetticismo sulla realizzabilità in Italia di un bipartitismo e di un premierato di tipo inglese, “un bellissimo vestito, ma confezionato su misura per una taglia completamente diversa dalla nostra”, sottolineandosi l’inevitabilità, nel futuro prevedibile, della permanenza del governo di coalizione, e comunque la necessità della revisione costituzionale per introdurre una vera elezione diretta del Presidente del Consiglio.

La legge 270 del 2005 e la sua interazione col sistema dei partiti e coi loro assetti organizzativi: rafforzamento del ruolo del leader, apparentamenti e dinamica degli accordi elettorali "praeter legem", fra il sogno di un bipartitismo stile Westminster e la persistente realtà del governo di coalizione

RUSSO, Alberto
2008

Abstract

Il saggio esamina la vigente legge elettorale politica italiana nei suoi contenuti normativi e nelle assai diverse strategie applicative di essa elaborate dalle forze politiche per le elezioni del 2006 e per quelle del 2008: l’analisi investe gli accordi elettorali stipulati al fine di conseguire il premio di coalizione e facilitare il superamento della soglia legale, distinguendo fra accordi “secundum legem” e accordi “praeter legem”, o atipici, distinti a loro volta in accordi per incorporazione e per fusione, e notando che una stessa forza politica può stipulare accordi complessi, vale a dire una pluralità di accordi di tipo diverso anche con soggetti politici differenti, purché –ovviamente- nell’ambito della medesima coalizione elettorale. Un altro problema, di rilievo prettamente costituzionale, è quello della compatibilità fra la designazione di un “capo della coalizione” ai sensi della legge in parola e l’art. 92, comma 2, della Costituzione, secondo il quale è prerogativa del Presidente della Repubblica nominare il Presidente del Consiglio: un insidioso tentativo di “revisione tacita” della Costituzione con l’introduzione surrettizia di una sorta di “elezione diretta” del Premier. Infine, viene affermato, argomentandone le ragioni, un forte scetticismo sulla realizzabilità in Italia di un bipartitismo e di un premierato di tipo inglese, “un bellissimo vestito, ma confezionato su misura per una taglia completamente diversa dalla nostra”, sottolineandosi l’inevitabilità, nel futuro prevedibile, della permanenza del governo di coalizione, e comunque la necessità della revisione costituzionale per introdurre una vera elezione diretta del Presidente del Consiglio.
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