Lo studio si è avviato dala realtà costruttiva degli apparati decorativi che hanno caratterizzato le facciate degli edifici realizzati a Messina durante la ricostruzione post terremoto: dal 1911 a tutti gli anni Trenta. Sono stipiti, cornici marcapiano, cornicioni modanati e ornati; e ancora paraste, con capitelli e basamenti in cui ridondano elementi figurativi in aggetto; ma anche mensole, architravi, balconi e parapetti finemente decorati e perfino acroterii. Il loro degrado, nel denunciare un allarme per la sopravvivenza, ha rivelato una natura tecnica inattesa: quella di una materia ricomposta che sulla superficie si propone di ricalcare per, forme e dimensioni funzioni quella naturale. Dunque pietra artificiale Al fine di comprendere la consistenza del fenomeno l’indagine è stata inizialmente condotta sulla documentazione reperita frequentando gli archivi storici della città, le fonti bibliografiche, i resoconti delle cronache d’epoca: descrizioni tecniche, capitolati speciali, computi metrici, fotografie di cantiere, sono stati oggetto di catalogazioni sistematiche per ritrarre la realtà materica degli elementi d’ornato delle facciate messinesi. Un griglia planimetrica si è sovrapposta al tessuto urbano evidenziando la presenza di una “città artificiale” caratterizzata da edifici il cui apparato decorativo, nel restituire un’immagine lapidea, occulta tecniche di simulazione operate con miscele cementizie concepite per riecheggiare nell’artificio questa o quella pietra. Alla costruzione di un inventario si è accompagnata una documentazione fotografica di ciascun comparto interessato per verificare la rispondenza visiva fra la realtà elaborata dal sistema documentale e le osservazioni sul campo delle realizzazioni materiali. Su questa base, la redazione di successive carte tematiche si propone di restituire la cronologia delle concezioni dei sistemi decorativi, il tipo di elementi d’ornato, la presenza di interventi di manutenzione/ integrazione/ sostituzione, ecc. A fronte del repertorio delle fronti decorate, la cui elaborazione è destinata ad implementarsi con l’evoluzione della ricerca, si è avviata la riflessione per ricostruire la realtà del cantiere della pietra artificiale, dalle scelte stilistiche di un impianto decorativo degli elementi alla cultura tecnica che assisteva la loro realizzazione: intrecciando documenti d’archivio e fonti bibliografiche, testimonianze orali e cronache d’epoca si è desunta intanto una gerarchia che legava la scelta dei materiali alla rappresentatività dell’edificio, al ruolo della fronte in esso, alla collocazione dell’elemento. Da questa realtà si è tratta una prima sistematizzazione delle tecniche costruttive per ciascuna categoria di elementi d’ornato: la premessa per la compilazione di un catalogo tecnico-formale delle decorazioni in pietra artificiale riferito alla realtà messinese A partire dalla definizione di una fisionomia condivisa nella “città artificiale” sono stati mossi i passi successivi, finalizzati a un ulteriore approfondimento nella conoscenza del cantiere della pietra artificiale nonché a un primo approccio alla diagnosi del loro degrado per ricondurne gli effetti rilevati alle cause estinte e operanti. Questa fase di studio si è innescata su una campionatura rivolta ad apparati decorativi con fisionomia litoide differente e stadi di alterazione non assimilabili per elemento ed entità, ritenuti pertanto significativi per gli obiettivi prefissati. In particolare sono stati indagati edifici differenti per apparenza lapidea e tipici per apparenza delle caratteristiche di degrado.

Una città artificiale a Messina. Simulazioni d'ornato su modelli di pietra

FIANDACA, Ornella;RINALDO, Valentina
2005

Abstract

Lo studio si è avviato dala realtà costruttiva degli apparati decorativi che hanno caratterizzato le facciate degli edifici realizzati a Messina durante la ricostruzione post terremoto: dal 1911 a tutti gli anni Trenta. Sono stipiti, cornici marcapiano, cornicioni modanati e ornati; e ancora paraste, con capitelli e basamenti in cui ridondano elementi figurativi in aggetto; ma anche mensole, architravi, balconi e parapetti finemente decorati e perfino acroterii. Il loro degrado, nel denunciare un allarme per la sopravvivenza, ha rivelato una natura tecnica inattesa: quella di una materia ricomposta che sulla superficie si propone di ricalcare per, forme e dimensioni funzioni quella naturale. Dunque pietra artificiale Al fine di comprendere la consistenza del fenomeno l’indagine è stata inizialmente condotta sulla documentazione reperita frequentando gli archivi storici della città, le fonti bibliografiche, i resoconti delle cronache d’epoca: descrizioni tecniche, capitolati speciali, computi metrici, fotografie di cantiere, sono stati oggetto di catalogazioni sistematiche per ritrarre la realtà materica degli elementi d’ornato delle facciate messinesi. Un griglia planimetrica si è sovrapposta al tessuto urbano evidenziando la presenza di una “città artificiale” caratterizzata da edifici il cui apparato decorativo, nel restituire un’immagine lapidea, occulta tecniche di simulazione operate con miscele cementizie concepite per riecheggiare nell’artificio questa o quella pietra. Alla costruzione di un inventario si è accompagnata una documentazione fotografica di ciascun comparto interessato per verificare la rispondenza visiva fra la realtà elaborata dal sistema documentale e le osservazioni sul campo delle realizzazioni materiali. Su questa base, la redazione di successive carte tematiche si propone di restituire la cronologia delle concezioni dei sistemi decorativi, il tipo di elementi d’ornato, la presenza di interventi di manutenzione/ integrazione/ sostituzione, ecc. A fronte del repertorio delle fronti decorate, la cui elaborazione è destinata ad implementarsi con l’evoluzione della ricerca, si è avviata la riflessione per ricostruire la realtà del cantiere della pietra artificiale, dalle scelte stilistiche di un impianto decorativo degli elementi alla cultura tecnica che assisteva la loro realizzazione: intrecciando documenti d’archivio e fonti bibliografiche, testimonianze orali e cronache d’epoca si è desunta intanto una gerarchia che legava la scelta dei materiali alla rappresentatività dell’edificio, al ruolo della fronte in esso, alla collocazione dell’elemento. Da questa realtà si è tratta una prima sistematizzazione delle tecniche costruttive per ciascuna categoria di elementi d’ornato: la premessa per la compilazione di un catalogo tecnico-formale delle decorazioni in pietra artificiale riferito alla realtà messinese A partire dalla definizione di una fisionomia condivisa nella “città artificiale” sono stati mossi i passi successivi, finalizzati a un ulteriore approfondimento nella conoscenza del cantiere della pietra artificiale nonché a un primo approccio alla diagnosi del loro degrado per ricondurne gli effetti rilevati alle cause estinte e operanti. Questa fase di studio si è innescata su una campionatura rivolta ad apparati decorativi con fisionomia litoide differente e stadi di alterazione non assimilabili per elemento ed entità, ritenuti pertanto significativi per gli obiettivi prefissati. In particolare sono stati indagati edifici differenti per apparenza lapidea e tipici per apparenza delle caratteristiche di degrado.
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