La versione in francese di quattro canti leopardiani (in prosa: il Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia, Le Ricordanze, La Ginestra; in versi: Il passero solitario), eseguita da una nobildonna belga, la Comtesse de Lalaing, tra il 1848 e il 1857, pur essendo, parzialmente, registrata dalla Bibliografia leopardiana curata da Mazzatinti e Meneghini (1931), non ha mai attirato l’attenzione degli studiosi. Anzi, già Nicole Serban (1913) aveva notato che tra il 1846 e il 1863 c’era una sorta di buco, un vuoto, nel tratto francese dell’intricato «labirinto leopardiano», e ipotizzava un calo d’interesse. Eppure tre di queste «simples versions» sono le prime che siano state eseguite in francese e colmano degnamente quel vuoto garantendo la continuità della fortuna di Leopardi in ambito francofono. L’analisi del processo traduttivo, qui condotta secondo i principi della «critique de traductions», rivela che le versioni di Mme de Lalaing non sono affatto innocenti passaggi da lingua a lingua, ma un’occasione per avvicinare il Poeta ad un lettore lontano, riflettendo emozioni e idee che, però, nella mano della traduttrice assumono connotazioni romantiche più decise, non distanti dal più comune modo di assimilare quella poesia e di assimilarsi al grande Recanatese.

Una romantica traduttrice di Leopardi: Marie-Henriette de Lalaing (1787-1866). Le «simples versions» di quattro Canti

IARIA, Domenica
2005

Abstract

La versione in francese di quattro canti leopardiani (in prosa: il Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia, Le Ricordanze, La Ginestra; in versi: Il passero solitario), eseguita da una nobildonna belga, la Comtesse de Lalaing, tra il 1848 e il 1857, pur essendo, parzialmente, registrata dalla Bibliografia leopardiana curata da Mazzatinti e Meneghini (1931), non ha mai attirato l’attenzione degli studiosi. Anzi, già Nicole Serban (1913) aveva notato che tra il 1846 e il 1863 c’era una sorta di buco, un vuoto, nel tratto francese dell’intricato «labirinto leopardiano», e ipotizzava un calo d’interesse. Eppure tre di queste «simples versions» sono le prime che siano state eseguite in francese e colmano degnamente quel vuoto garantendo la continuità della fortuna di Leopardi in ambito francofono. L’analisi del processo traduttivo, qui condotta secondo i principi della «critique de traductions», rivela che le versioni di Mme de Lalaing non sono affatto innocenti passaggi da lingua a lingua, ma un’occasione per avvicinare il Poeta ad un lettore lontano, riflettendo emozioni e idee che, però, nella mano della traduttrice assumono connotazioni romantiche più decise, non distanti dal più comune modo di assimilare quella poesia e di assimilarsi al grande Recanatese.
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