L’autore evidenzia il percorso di evoluzione della tutela del minore dalla protezione alla promozione dei diritti, alla luce dei nuovi orizzonti incisivamente aperti dalla normativa comunitaria e internazionale e segnatamente, dalla Convenzione di New York, che sempre più significativamente va assumendo il ruolo di disciplina integrativa del codice civile. La chiave di lettura proposta è la valorizzazione della persona del minore e la rivisitazione delle tradizionali categorie giuridiche della capacità di agire e della soggettività in una prospettiva dinamica, che guardi alla storicità del soggetto empirico-reale. In questa più ampia dimensione si rileva l’inadeguatezza della impostazione codicistica fondata sul binomio potestà-incapacità di agire, prospettando il più innovativo strumento della capacità di discernimento, quale criterio idoneo a ricomporre la frattura che si è determinata nella soggettività del minore tra il titolare dell’interesse ed il soggetto del comportamento, e più coerente meccanismo per riconoscere ai minori progressivi e crescenti spazi di autodeterminazione in relazione al grado di maturità e al caso concreto. E’ innegabile l’apertura del sistema verso tecniche di tutela più duttili e flessibili volte a privilegiare l’autovalutazione dell’interesse del minore dotato di sufficiente discernimento e di effettiva maturità di giudizio da accertarsi caso per caso per il compimento di singoli atti. Il discorso deve proseguire verso le frontiere mobili di più idonee tecniche di promozione e sviluppo dei soggetti in età evolutiva. Su queste basi l’autore promuove la edificazione di uno statuto dei diritti dei minori volto a riqualificare la sua posizione all’interno della famiglia e nei rapporti con i terzi, nella mutata prospettiva della effettiva partecipazione e progressiva integrazione nella vita sociale e familiare. Il diritto soggettivo è la figura dogmatica di riferimento che consente di guardare al minore quale soggetto relazionale, rivalutando la sua posizione in quanto titolare di diritti e capace di esercitarli personalmente, avvalendosi della capacità di discernimento come strumento per la loro concreta attuazione. La finalità che si intende perseguire è quella di approdare a rinnovate forme di tutela anche accrescendo il catalogo dei diritti tradizionali ormai insufficienti, tra i quali ruolo centrale acquistano, il diritto all’identità nelle sue diverse forme, il diritto alla privacy, il diritto alla salute con particolare riferimento ai trattamenti sanitari e il diritto all’ascolto. Va messo in evidenza che il diritto all’ascolto assume una duplice valenza: all’interno della famiglia si esplica sul piano del rapporto educativo e della potestà, affidando al dialogo la formazione del futuro adulto e impegnando i genitori ad ascoltarlo per dar voce alla sua specifica individualità, in sede processuale attiene a tutti i procedimenti che coinvolgono il suo interesse per far sì che ogni decisone rispecchi la sua personalità e le sue opzioni volitive. Lo svolgimento coerente di un programma di valorizzazione dell’autonomia del minore postula che la titolarità sul piano sostanziale dei diritti sia corredata da adeguati strumenti processuali, assicurando l’effettività della tutela con il reale accesso alla giustizia. In sede ricostruttiva si prospetta infine la elaborazione di strumenti rimediali sia in via preventiva che successiva, laddove significativo rilievo assume l’apertura del sistema familiare alle regole della responsabilità civile, per riconoscere al minore tutela risarcitoria di fronte alle condotte illecite dei genitori.

Tutela dei minori e contesti familiari. Contributo allo studio per uno statuto dei diritti dei minori.

LA ROSA, Elena
2005

Abstract

L’autore evidenzia il percorso di evoluzione della tutela del minore dalla protezione alla promozione dei diritti, alla luce dei nuovi orizzonti incisivamente aperti dalla normativa comunitaria e internazionale e segnatamente, dalla Convenzione di New York, che sempre più significativamente va assumendo il ruolo di disciplina integrativa del codice civile. La chiave di lettura proposta è la valorizzazione della persona del minore e la rivisitazione delle tradizionali categorie giuridiche della capacità di agire e della soggettività in una prospettiva dinamica, che guardi alla storicità del soggetto empirico-reale. In questa più ampia dimensione si rileva l’inadeguatezza della impostazione codicistica fondata sul binomio potestà-incapacità di agire, prospettando il più innovativo strumento della capacità di discernimento, quale criterio idoneo a ricomporre la frattura che si è determinata nella soggettività del minore tra il titolare dell’interesse ed il soggetto del comportamento, e più coerente meccanismo per riconoscere ai minori progressivi e crescenti spazi di autodeterminazione in relazione al grado di maturità e al caso concreto. E’ innegabile l’apertura del sistema verso tecniche di tutela più duttili e flessibili volte a privilegiare l’autovalutazione dell’interesse del minore dotato di sufficiente discernimento e di effettiva maturità di giudizio da accertarsi caso per caso per il compimento di singoli atti. Il discorso deve proseguire verso le frontiere mobili di più idonee tecniche di promozione e sviluppo dei soggetti in età evolutiva. Su queste basi l’autore promuove la edificazione di uno statuto dei diritti dei minori volto a riqualificare la sua posizione all’interno della famiglia e nei rapporti con i terzi, nella mutata prospettiva della effettiva partecipazione e progressiva integrazione nella vita sociale e familiare. Il diritto soggettivo è la figura dogmatica di riferimento che consente di guardare al minore quale soggetto relazionale, rivalutando la sua posizione in quanto titolare di diritti e capace di esercitarli personalmente, avvalendosi della capacità di discernimento come strumento per la loro concreta attuazione. La finalità che si intende perseguire è quella di approdare a rinnovate forme di tutela anche accrescendo il catalogo dei diritti tradizionali ormai insufficienti, tra i quali ruolo centrale acquistano, il diritto all’identità nelle sue diverse forme, il diritto alla privacy, il diritto alla salute con particolare riferimento ai trattamenti sanitari e il diritto all’ascolto. Va messo in evidenza che il diritto all’ascolto assume una duplice valenza: all’interno della famiglia si esplica sul piano del rapporto educativo e della potestà, affidando al dialogo la formazione del futuro adulto e impegnando i genitori ad ascoltarlo per dar voce alla sua specifica individualità, in sede processuale attiene a tutti i procedimenti che coinvolgono il suo interesse per far sì che ogni decisone rispecchi la sua personalità e le sue opzioni volitive. Lo svolgimento coerente di un programma di valorizzazione dell’autonomia del minore postula che la titolarità sul piano sostanziale dei diritti sia corredata da adeguati strumenti processuali, assicurando l’effettività della tutela con il reale accesso alla giustizia. In sede ricostruttiva si prospetta infine la elaborazione di strumenti rimediali sia in via preventiva che successiva, laddove significativo rilievo assume l’apertura del sistema familiare alle regole della responsabilità civile, per riconoscere al minore tutela risarcitoria di fronte alle condotte illecite dei genitori.
Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Messina
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