Nel poemetto Salices, destinato al nobile pugliese Troiano Cavaniglia, Iacopo Sannazaro narrava, secondo i canoni della poetica ovidiana, la metamorfosi in salici, sulle rive del fiume Sarno, di alcune ninfe insidiate da lascivi satiri, a testimonianza del forte impatto giocato negli ambienti umanistici napoletani dalle Metamorfosi di Ovidio. Il confronto tra una redazione brevior di Salices, consegnata da alcuni testimoni manoscritti, e la redazione maior, quella con la dedica al Cavaniglia, trasmessa dalla stampa del 1526, delinea il fitto lavorio esperito dal poeta sull’operetta, secondo un consueto modus versificatorio. Nel passaggio dai 53 esametri della redazione brevior ai 113 della maior il racconto si amplia, si arricchisce, si raffina in un costante riflettersi, nell’impianto classico della fabula, del moderno, malinconico sentire sannazariano. Gli esametri sono di singolare fattura e alla loro strutturazione concorrono, insieme con la grande perizia metrica dell’autore, innumerevoli fonti poetiche (da Ovidio naturalmente a Lucrezio, Virgilio, Lucano, Stazio) e in prosa (gli storici latini per alcune scelte lessicali), a riprova di una conoscenza profonda, intimamente assimilata dei grandi auctores da parte del Sannazaro, capace, nella realizzazione di questa come delle altre maggiori opere latine (si pensi al De partu Virginis), di mutuare e rielaborare il tessuto poetico classico alla luce di una originale ispirazione. I testi delle due redazioni del poemetto sono pubblicati in appendice e corredati di note che di verso in verso rinviano alle fonti classiche e ne chiariscono i modi di utilizzazione e di rielaborazione.

I Salices del Sannazaro

DI STEFANO, Anita
2006

Abstract

Nel poemetto Salices, destinato al nobile pugliese Troiano Cavaniglia, Iacopo Sannazaro narrava, secondo i canoni della poetica ovidiana, la metamorfosi in salici, sulle rive del fiume Sarno, di alcune ninfe insidiate da lascivi satiri, a testimonianza del forte impatto giocato negli ambienti umanistici napoletani dalle Metamorfosi di Ovidio. Il confronto tra una redazione brevior di Salices, consegnata da alcuni testimoni manoscritti, e la redazione maior, quella con la dedica al Cavaniglia, trasmessa dalla stampa del 1526, delinea il fitto lavorio esperito dal poeta sull’operetta, secondo un consueto modus versificatorio. Nel passaggio dai 53 esametri della redazione brevior ai 113 della maior il racconto si amplia, si arricchisce, si raffina in un costante riflettersi, nell’impianto classico della fabula, del moderno, malinconico sentire sannazariano. Gli esametri sono di singolare fattura e alla loro strutturazione concorrono, insieme con la grande perizia metrica dell’autore, innumerevoli fonti poetiche (da Ovidio naturalmente a Lucrezio, Virgilio, Lucano, Stazio) e in prosa (gli storici latini per alcune scelte lessicali), a riprova di una conoscenza profonda, intimamente assimilata dei grandi auctores da parte del Sannazaro, capace, nella realizzazione di questa come delle altre maggiori opere latine (si pensi al De partu Virginis), di mutuare e rielaborare il tessuto poetico classico alla luce di una originale ispirazione. I testi delle due redazioni del poemetto sono pubblicati in appendice e corredati di note che di verso in verso rinviano alle fonti classiche e ne chiariscono i modi di utilizzazione e di rielaborazione.
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