Una trama di barre d’armatura ossidate affiorante da una superficie lapidea artificiale, prescelta per simulare una e non altra pietra naturale, riconduce i sistemi d’ornato realizzati nel primo Novecento a Messina a quel processo di sperimentazione di impasti cementizi che, dalla fine dell’Ottocento in Francia e poi diffusamente in Italia, animarono la produzione pre-fabbricata di elementi decorativi. Dopo avere individuato, con studi già conclusi, le ragioni che storicamente determinarono le scelte tecniche e formali di questa originale scenografia urbana, indagato la realtà materiale di un significativo repertorio decorativo in pietra artificiale - lesene e capitelli, parapetti e balaustre, stipiti e bugnati - e per esso sistematizzato le categorie di degrado, si ritiene indispensabile definire in che modo custodire l’autenticità di quanto è ancora possibile recuperare. Si osserva uno stato patologico comune, come l’epidemia di una regola d’arte: valutazioni progettuali avventate, difettosità dei materiali, produzione impropria, errori di esecuzione, manutenzione avventata, sono le cause di un invecchiamento innaturale, perché generalizzato e assimilabile nei meccanismi, se pur con i doverosi distinguo. A partire da questa consapevolezza, la prefigurazione degli interventi possibili intende affiancarsi ai cantieri aperti in città, assumere lo stato dell’arte e su esso innestare considerazioni che dai presupposti teorici si spingano oltre la prassi operativa, selezionando tecniche e procedimenti congruenti con le scelte culturali assunte, e vagliando prodotti disponibili sul mercato edilizio in ragione delle problematiche emerse dal recupero dei sistemi d’ornato in pietra artificiale.

Elementi decorativi in pietra artificiale a Messina: dalle categorie di degrado alle modalità d'intervento

FIANDACA, Ornella
2006

Abstract

Una trama di barre d’armatura ossidate affiorante da una superficie lapidea artificiale, prescelta per simulare una e non altra pietra naturale, riconduce i sistemi d’ornato realizzati nel primo Novecento a Messina a quel processo di sperimentazione di impasti cementizi che, dalla fine dell’Ottocento in Francia e poi diffusamente in Italia, animarono la produzione pre-fabbricata di elementi decorativi. Dopo avere individuato, con studi già conclusi, le ragioni che storicamente determinarono le scelte tecniche e formali di questa originale scenografia urbana, indagato la realtà materiale di un significativo repertorio decorativo in pietra artificiale - lesene e capitelli, parapetti e balaustre, stipiti e bugnati - e per esso sistematizzato le categorie di degrado, si ritiene indispensabile definire in che modo custodire l’autenticità di quanto è ancora possibile recuperare. Si osserva uno stato patologico comune, come l’epidemia di una regola d’arte: valutazioni progettuali avventate, difettosità dei materiali, produzione impropria, errori di esecuzione, manutenzione avventata, sono le cause di un invecchiamento innaturale, perché generalizzato e assimilabile nei meccanismi, se pur con i doverosi distinguo. A partire da questa consapevolezza, la prefigurazione degli interventi possibili intende affiancarsi ai cantieri aperti in città, assumere lo stato dell’arte e su esso innestare considerazioni che dai presupposti teorici si spingano oltre la prassi operativa, selezionando tecniche e procedimenti congruenti con le scelte culturali assunte, e vagliando prodotti disponibili sul mercato edilizio in ragione delle problematiche emerse dal recupero dei sistemi d’ornato in pietra artificiale.
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