Nel vasto alveo tematico relativo al ruolo della religione nell’evoluzione culturale europea è possibile collocare una struttura portante del complessivo quadro medievale del Mezzogiorno d’Italia, cronologicamente compresa tra il 1061, anno in cui ufficialmente ebbe inizio la conquista normanna della Sicilia islamica, e la fine del XII secolo, quando l’azione condotta a Messina da Riccardo Cuor di Leone negli anni della terza crociata avrebbe prodotto un drammatico azzeramento dell’etnia e della cultura greca nell’isola. L’opera di ricristianizzazione dell’isola, condotta dagli Altavilla at-traverso il sistematico ricorso alle congregazioni identitarie di professione cattolica ed ortodossa che avevano superato gli anni dell’emirato (827-1061), lascia emergere la forte impronta culturale greca presente soprattutto nel Valdemone (San Salvatore in Lingua Phari, San Filippo di Fragalà, Sant’Anglo di Brolo, ecc.) dove Ruggero I, nell’arco di appena un ventennio, significativamente eresse e rifondò diverse sedi benedettine (Lipari, Catania, Patti, Troina, Palermo, Agrigento, Mazara, Siracusa e Santa Maria de Scalis) e circa venti monasteri greci, deputati al controllo politico ed eco-nomico del territorio ma intesi pure alla salvaguardia di un importante settore culturale. Grazie alla rinascita dell’ellenismo registrata in quegli anni ed all’orientamento scientifico che la vita di corte mantenne vivo sino all’età dei Guglielmi (Enrico Aristippo, Maione di Bari, l’ammiraglio-notaio Eugenio, il logoteta Leone ed il camerario Nicola), la cultura bizantina riuscì a trovare consistenti canali d’irradiazione verso l’Occidente, contribuendo ad affidare gran parte del patrimonio classico all’Umanesimo. In particolare il cenobio basiliano di San Filippo di Fragalà, da cui si era irradiata l’opera del grammatico Leone di Centuripe e degli omileti Filippo Filagato da Cerami e Leonzio di Fragalà, raggiunse l’acme della prosperità nella prima età normanna , quando è il maggiore monastero greco ed il principale centro della rinascita basiliana del Mezzogiorno. L’interpretazione della politica religiosa attuata dagli Altavilla in Sicilia ha dato vita ormai ad una serie di tesi consolidate ed affermazioni largamente condivise, come il riconoscimento della costante identità di vedute tra Ruggero I e Urbano II, che avrebbero operato senza alcuna divergenza essenziale pure in merito alla politica nei riguardi dell’impero bizantino. Dopo il consolidamento della dinastia normanna in Sicilia, il flusso di monaci latini (cistercensi e cluniacensi, ma pure certosini e agostiniani) fu continuo, soprattutto attraverso i centri che erano sorti precocemente in Calabria.

Monachesimo greco e Chiesa latina nella Sicilia normanna: laboratorio culturale e sperimentazione politica

CATALIOTO, Luciano
2013

Abstract

Nel vasto alveo tematico relativo al ruolo della religione nell’evoluzione culturale europea è possibile collocare una struttura portante del complessivo quadro medievale del Mezzogiorno d’Italia, cronologicamente compresa tra il 1061, anno in cui ufficialmente ebbe inizio la conquista normanna della Sicilia islamica, e la fine del XII secolo, quando l’azione condotta a Messina da Riccardo Cuor di Leone negli anni della terza crociata avrebbe prodotto un drammatico azzeramento dell’etnia e della cultura greca nell’isola. L’opera di ricristianizzazione dell’isola, condotta dagli Altavilla at-traverso il sistematico ricorso alle congregazioni identitarie di professione cattolica ed ortodossa che avevano superato gli anni dell’emirato (827-1061), lascia emergere la forte impronta culturale greca presente soprattutto nel Valdemone (San Salvatore in Lingua Phari, San Filippo di Fragalà, Sant’Anglo di Brolo, ecc.) dove Ruggero I, nell’arco di appena un ventennio, significativamente eresse e rifondò diverse sedi benedettine (Lipari, Catania, Patti, Troina, Palermo, Agrigento, Mazara, Siracusa e Santa Maria de Scalis) e circa venti monasteri greci, deputati al controllo politico ed eco-nomico del territorio ma intesi pure alla salvaguardia di un importante settore culturale. Grazie alla rinascita dell’ellenismo registrata in quegli anni ed all’orientamento scientifico che la vita di corte mantenne vivo sino all’età dei Guglielmi (Enrico Aristippo, Maione di Bari, l’ammiraglio-notaio Eugenio, il logoteta Leone ed il camerario Nicola), la cultura bizantina riuscì a trovare consistenti canali d’irradiazione verso l’Occidente, contribuendo ad affidare gran parte del patrimonio classico all’Umanesimo. In particolare il cenobio basiliano di San Filippo di Fragalà, da cui si era irradiata l’opera del grammatico Leone di Centuripe e degli omileti Filippo Filagato da Cerami e Leonzio di Fragalà, raggiunse l’acme della prosperità nella prima età normanna , quando è il maggiore monastero greco ed il principale centro della rinascita basiliana del Mezzogiorno. L’interpretazione della politica religiosa attuata dagli Altavilla in Sicilia ha dato vita ormai ad una serie di tesi consolidate ed affermazioni largamente condivise, come il riconoscimento della costante identità di vedute tra Ruggero I e Urbano II, che avrebbero operato senza alcuna divergenza essenziale pure in merito alla politica nei riguardi dell’impero bizantino. Dopo il consolidamento della dinastia normanna in Sicilia, il flusso di monaci latini (cistercensi e cluniacensi, ma pure certosini e agostiniani) fu continuo, soprattutto attraverso i centri che erano sorti precocemente in Calabria.
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