Il lavoro si prefigge di verificare se e come il cittadino europeo, considerato nella specifica veste di consumatore di servizi finanziari, possa rappresentare un elemento cardinale del futuro sviluppo del diritto privato europeo, nella materia dell’intermediazione finanziaria. Dopo avere brevemente inquadrato le nozioni di “consumatore” e di “cittadino europeo”, e sottolineato il carattere multilivello e policentrico del diritto dell’intermediazione finanziaria, si analizzano alcune fra le più significative direttive comunitarie in materia di servizi finanziari (direttiva 2004/39/CE sui mercati di strumenti finanziari, MiFID; direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento, PSD; direttiva 2008/48/CE sui contratti di credito ai consumatori), evidenziando, in particolare, le rispettive disposizioni a tutela del cliente. L’esame dei provvedimenti sopra indicati dimostra come la normativa comunitaria in materia di servizi finanziari sia attraversata, in punto di tutela del cittadino-utente, da una costante esigenza di trasparenza, valore di ampia portata che, nella fattispecie, si traduce principalmente nell’imposizione agli operatori professionali di dettagliati doveri di informazione nei confronti della clientela (specie se rappresentata da soggetti non professionali, o da consumatori). Si rileva, inoltre, come ai suddetti doveri di informazione si accompagnino, spesso, specifici requisiti di forma (in particolare, obbligo di forma scritta), preordinati non soltanto a conferire certezza ai rapporti giuridici, ma anche a veicolare le informazioni dovute per legge e, dunque, a garantire ancora una volta la trasparenza. Tuttavia, si deve prendere atto che gli obblighi di trasparenza, di informazione e di forma non hanno assicurato, in realtà, un’efficace protezione del contraente debole, come dimostrato dai numerosi scandali finanziari degli ultimi anni. Non potendosi certamente ipotizzare l’assoluta inutilità degli strumenti sopra indicati, si auspica dunque un ripensamento dei medesimi, che contempli, per un verso, l’eliminazione di alcune evidenti criticità (ad es., eccesso di informazioni fornite al cliente, di documenti cartacei, di analiticità delle prescrizioni, ecc.), nonché, al contempo, la razionalizzazione degli obblighi di informazione e trasparenza (ad es., mediante la standardizzazione e la semplificazione della documentazione informativa e del lessico utilizzato, o il maggior uso di indicatori sintetici di costo, ecc.). In questo senso orientano, del resto, anche alcuni recenti provvedimenti, quali la citata dir. 2008/48/CE, o il documento Banca d’Italia sulle nuove condizioni della trasparenza bancaria. Alla luce dell’analisi condotta, si conclude affermando che i valori e i diritti che compongono la cittadinanza europea (in primis, il diritto del cittadino-consumatore di beneficiare di adeguate forme di tutela) possono considerarsi come cardini del processo di formazione del diritto privato europeo, nella materia dei servizi finanziari. La realizzazione dell’obiettivo di tutelare il cittadino-consumatore, tuttavia, è stata demandata dal legislatore ad alcuni specifici strumenti (trasparenza ed informazione) che rischiano di snaturarsi e di perdere significato, ove non ne venga fatto un uso realmente adeguato alle esigenze manifestatesi nella prassi.

Servizi finanziari e tutela del consumatore europeo. Il ruolo dell'informazione e della trasparenza.

CIRAOLO, Francesco
2010

Abstract

Il lavoro si prefigge di verificare se e come il cittadino europeo, considerato nella specifica veste di consumatore di servizi finanziari, possa rappresentare un elemento cardinale del futuro sviluppo del diritto privato europeo, nella materia dell’intermediazione finanziaria. Dopo avere brevemente inquadrato le nozioni di “consumatore” e di “cittadino europeo”, e sottolineato il carattere multilivello e policentrico del diritto dell’intermediazione finanziaria, si analizzano alcune fra le più significative direttive comunitarie in materia di servizi finanziari (direttiva 2004/39/CE sui mercati di strumenti finanziari, MiFID; direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento, PSD; direttiva 2008/48/CE sui contratti di credito ai consumatori), evidenziando, in particolare, le rispettive disposizioni a tutela del cliente. L’esame dei provvedimenti sopra indicati dimostra come la normativa comunitaria in materia di servizi finanziari sia attraversata, in punto di tutela del cittadino-utente, da una costante esigenza di trasparenza, valore di ampia portata che, nella fattispecie, si traduce principalmente nell’imposizione agli operatori professionali di dettagliati doveri di informazione nei confronti della clientela (specie se rappresentata da soggetti non professionali, o da consumatori). Si rileva, inoltre, come ai suddetti doveri di informazione si accompagnino, spesso, specifici requisiti di forma (in particolare, obbligo di forma scritta), preordinati non soltanto a conferire certezza ai rapporti giuridici, ma anche a veicolare le informazioni dovute per legge e, dunque, a garantire ancora una volta la trasparenza. Tuttavia, si deve prendere atto che gli obblighi di trasparenza, di informazione e di forma non hanno assicurato, in realtà, un’efficace protezione del contraente debole, come dimostrato dai numerosi scandali finanziari degli ultimi anni. Non potendosi certamente ipotizzare l’assoluta inutilità degli strumenti sopra indicati, si auspica dunque un ripensamento dei medesimi, che contempli, per un verso, l’eliminazione di alcune evidenti criticità (ad es., eccesso di informazioni fornite al cliente, di documenti cartacei, di analiticità delle prescrizioni, ecc.), nonché, al contempo, la razionalizzazione degli obblighi di informazione e trasparenza (ad es., mediante la standardizzazione e la semplificazione della documentazione informativa e del lessico utilizzato, o il maggior uso di indicatori sintetici di costo, ecc.). In questo senso orientano, del resto, anche alcuni recenti provvedimenti, quali la citata dir. 2008/48/CE, o il documento Banca d’Italia sulle nuove condizioni della trasparenza bancaria. Alla luce dell’analisi condotta, si conclude affermando che i valori e i diritti che compongono la cittadinanza europea (in primis, il diritto del cittadino-consumatore di beneficiare di adeguate forme di tutela) possono considerarsi come cardini del processo di formazione del diritto privato europeo, nella materia dei servizi finanziari. La realizzazione dell’obiettivo di tutelare il cittadino-consumatore, tuttavia, è stata demandata dal legislatore ad alcuni specifici strumenti (trasparenza ed informazione) che rischiano di snaturarsi e di perdere significato, ove non ne venga fatto un uso realmente adeguato alle esigenze manifestatesi nella prassi.
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