Abstract (in italiano e in inglese) La prima parte del contributo è centrata sulla ricostruzione dell’organizzazione militare nelle apoikiai di Sicilia. L’esame delle fonti storiografiche consente di ritenere tale esigenza precoce, anzi contestuale alla fondazione delle città perché necessaria al loro impianto e funzionale alla loro affermazione. Ne discende che i conflitti nel territorio -e presto le contese fra le stesse comunità greche- possono aver accelerato il processo di irrobustimento della polis favorendo il senso comunitario e di appartenenza. In questo senso è valida quell’equazione fra politai ed hoplitai che Aristotele individuò come la prima politeia tra gli Elleni e si comprende come, proprio per la mancata inclusione di forze militari, il filosofo censurasse il modello utopistico di Falea di Calcedone. Quanto alla guerra, in Sicilia non ne manca alcuna tipologia; tra le conseguenze più significative di questo fenomeno cronico vanno sottolineate ricadute economiche come la diffusione di forza-lavoro schiavile o servile (Aristotele ci informa addirittura che a Siracusa esisteva una episteme doulike) e la produzione e la ricerca avanzata in fatto di tecnologia militare. Nell’ultima parte dell’indagine, sono analizzati due aspetti specifici della storia militare isolana attraverso l’esegesi di due proverbi presenti nelle raccolte di Zenobio e Diogeniano. Nel primo affiora la communis opinio sul conto dei Siculi, mercenari millantatori e avidi. Il secondo è doppiamente prezioso perché permette di recuperare l’esistenza di ipparchi in Siracusa fra i cui compiti rientra pure la prassi di registrare per iscritto i casi di insubordinazione. [The first part of this contribution focuses on the military organization in the apoikiai of Sicily. Historical sources suggest that this need was early, indeed at the same time of the foundation of the cities because it was deemed necessary to their success and expansion. It follows that the conflicts in the territory, and soon the struggles between the Greek communities themselves, may have accelerated the process of the strengthening of the polis favouring the sense of community and belonging. So we understand the equation between politai and hoplitai, that Aristotle identified as the first politeia among the Greeks. We also understand why he criticized the utopian model of Phaleas because it did not include military forces. As for wars, Sicily saw all types; one of the most significant consequences of this is represented by the spreading of the servile or slave workforce: Aristotle tells us that in Syracuse there even existed an episteme douliké. Another aspect is the production and advanced research in terms of military technology. In the second part, the survey analyzes specific aspects of the island’s military history through the exegesis of two proverbs in the collections of Zenobius and Diogenian. The first saying reflects the common opinion that Sikeloi were boastful and greedy mercenaries. The second is doubly valuable because it allows us to suggest the existence of hipparchoi in Syracuse, one of whose tasks was the practice of recording cases of insubordination on pinakes].

Truppe e comandanti nella Sicilia greca Casi di studio

RACCUIA, Carmela
2010

Abstract

Abstract (in italiano e in inglese) La prima parte del contributo è centrata sulla ricostruzione dell’organizzazione militare nelle apoikiai di Sicilia. L’esame delle fonti storiografiche consente di ritenere tale esigenza precoce, anzi contestuale alla fondazione delle città perché necessaria al loro impianto e funzionale alla loro affermazione. Ne discende che i conflitti nel territorio -e presto le contese fra le stesse comunità greche- possono aver accelerato il processo di irrobustimento della polis favorendo il senso comunitario e di appartenenza. In questo senso è valida quell’equazione fra politai ed hoplitai che Aristotele individuò come la prima politeia tra gli Elleni e si comprende come, proprio per la mancata inclusione di forze militari, il filosofo censurasse il modello utopistico di Falea di Calcedone. Quanto alla guerra, in Sicilia non ne manca alcuna tipologia; tra le conseguenze più significative di questo fenomeno cronico vanno sottolineate ricadute economiche come la diffusione di forza-lavoro schiavile o servile (Aristotele ci informa addirittura che a Siracusa esisteva una episteme doulike) e la produzione e la ricerca avanzata in fatto di tecnologia militare. Nell’ultima parte dell’indagine, sono analizzati due aspetti specifici della storia militare isolana attraverso l’esegesi di due proverbi presenti nelle raccolte di Zenobio e Diogeniano. Nel primo affiora la communis opinio sul conto dei Siculi, mercenari millantatori e avidi. Il secondo è doppiamente prezioso perché permette di recuperare l’esistenza di ipparchi in Siracusa fra i cui compiti rientra pure la prassi di registrare per iscritto i casi di insubordinazione. [The first part of this contribution focuses on the military organization in the apoikiai of Sicily. Historical sources suggest that this need was early, indeed at the same time of the foundation of the cities because it was deemed necessary to their success and expansion. It follows that the conflicts in the territory, and soon the struggles between the Greek communities themselves, may have accelerated the process of the strengthening of the polis favouring the sense of community and belonging. So we understand the equation between politai and hoplitai, that Aristotle identified as the first politeia among the Greeks. We also understand why he criticized the utopian model of Phaleas because it did not include military forces. As for wars, Sicily saw all types; one of the most significant consequences of this is represented by the spreading of the servile or slave workforce: Aristotle tells us that in Syracuse there even existed an episteme douliké. Another aspect is the production and advanced research in terms of military technology. In the second part, the survey analyzes specific aspects of the island’s military history through the exegesis of two proverbs in the collections of Zenobius and Diogenian. The first saying reflects the common opinion that Sikeloi were boastful and greedy mercenaries. The second is doubly valuable because it allows us to suggest the existence of hipparchoi in Syracuse, one of whose tasks was the practice of recording cases of insubordination on pinakes].
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