Il lavoro analizza, in primo luogo, la capacità competitiva del sistema dei distretti italiani e delle sue piccole e medie imprese, senza trascurare tuttavia alcune riflessioni sulle criticità che tale sistema presenta. In secondo luogo, vi è un’articolata analisi che riguarda il caso dei distretti produttivi in Sicilia con un insieme di proposte per rendere più efficace l’azione di tali distretti in una regione a sviluppo ritardato come la Sicilia. Questa regione proprio a seguito della crisi economica globale deve riflettere sulle specializzazioni e sul posizionamento delle sue produzioni nei mercati in un mondo in cui il baricentro della crescita si è spostato verso l’Asia e vede i Paesi della fascia Sud del Mediterraneo acquisire un ruolo sempre più rilevante. Si formulano, di conseguenza, delle proposte per rendere l’azione dei nuovi distretti più efficace in termini di competitività e per lo sviluppo della regione, e si discute criticamente la scelta di aver avviato la nascita dei distretti produttivi attraverso un insieme di decreti della Regione Sicilia. In proposito, l’analisi evidenzia come la creazione dei distretti produttivi in una regione come la Sicilia, che presenta una maggiore debolezza complessiva del manifatturiero rispetto alle altre regioni, comprese quelle del Mezzogiorno, richieda un miglioramento qualitativo del suo capitale umano, ma anche una trasformazione del capitale umano in capitale sociale, sottolineando inoltre la necessità di realizzare alcune precondizioni di natura infrastrutturale e istituzionale senza le quali la creazione di tali distretti, la loro efficacia in termini di competitività ed il loro modello organizzativo di produzione orientato allo sviluppo della Sicilia, non potrà dare pienamente i suoi frutti. Nel saggio si sostiene, quindi, la tesi che le istituzioni e lo Stato devono contribuire a creare, anche attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà che coniuga libertà, responsabilità e imprenditorialità, le condizioni favorevoli per la competitività e la crescita, soprattutto in Sicilia che, nel confronto con le altre regioni del Mezzogiorno, ha speso e spende più risorse pubbliche con risultati tuttavia relativamente minori in termini di crescita del reddito e dell’occupazione.

Distretti, pmi, competitività. Analisi e proposte sulla Sicilia

SCHILIRO', Daniele
2010

Abstract

Il lavoro analizza, in primo luogo, la capacità competitiva del sistema dei distretti italiani e delle sue piccole e medie imprese, senza trascurare tuttavia alcune riflessioni sulle criticità che tale sistema presenta. In secondo luogo, vi è un’articolata analisi che riguarda il caso dei distretti produttivi in Sicilia con un insieme di proposte per rendere più efficace l’azione di tali distretti in una regione a sviluppo ritardato come la Sicilia. Questa regione proprio a seguito della crisi economica globale deve riflettere sulle specializzazioni e sul posizionamento delle sue produzioni nei mercati in un mondo in cui il baricentro della crescita si è spostato verso l’Asia e vede i Paesi della fascia Sud del Mediterraneo acquisire un ruolo sempre più rilevante. Si formulano, di conseguenza, delle proposte per rendere l’azione dei nuovi distretti più efficace in termini di competitività e per lo sviluppo della regione, e si discute criticamente la scelta di aver avviato la nascita dei distretti produttivi attraverso un insieme di decreti della Regione Sicilia. In proposito, l’analisi evidenzia come la creazione dei distretti produttivi in una regione come la Sicilia, che presenta una maggiore debolezza complessiva del manifatturiero rispetto alle altre regioni, comprese quelle del Mezzogiorno, richieda un miglioramento qualitativo del suo capitale umano, ma anche una trasformazione del capitale umano in capitale sociale, sottolineando inoltre la necessità di realizzare alcune precondizioni di natura infrastrutturale e istituzionale senza le quali la creazione di tali distretti, la loro efficacia in termini di competitività ed il loro modello organizzativo di produzione orientato allo sviluppo della Sicilia, non potrà dare pienamente i suoi frutti. Nel saggio si sostiene, quindi, la tesi che le istituzioni e lo Stato devono contribuire a creare, anche attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà che coniuga libertà, responsabilità e imprenditorialità, le condizioni favorevoli per la competitività e la crescita, soprattutto in Sicilia che, nel confronto con le altre regioni del Mezzogiorno, ha speso e spende più risorse pubbliche con risultati tuttavia relativamente minori in termini di crescita del reddito e dell’occupazione.
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