La chirurgia dei difetti della parete addominale negli ultimi decenni si è avvalsa notevolmente dell’evoluzione tecnologica, che ha sempre più perfezionato le protesi. Mediante l’utilizzo di appositi materiali, che possono entrare in contatto con i visceri, evitando aderenze, si è osservata una elevata incidenza fino al 62-75% del loro impiego in cavità peritoneale nei trials clinici; tale riscontro è inoltre da attribuire all’inarrestabile diffusione della chirurgia laparoscopica. L’ampia disamina circa le caratteristiche chimico-fisiche e funzionali delle protesi è stata ritenuta fondamentale sia per poter effettuare pre-operatoriamente una scelta razionale della rete sia per una valutazione delle alloplastiche in chirurgia tradizionale e laparoscopica. Lo stato dell’arte sul trattamento dei difetti della parete addominale è stato verificato mediante metanalisi delle casistiche di 21 AA (6448 pz) nel quinquennio 2005-2009 e dei risultati di n° 3 trials clinici biennali completati, che hanno studiato ernie inguinali, prevalentemente, e laparoceli per un totale di n° 4867 pazienti. La casistica personale (2005-2009), maturata in Chirurgia d’Urgenza/Chirurgia Generale, è costituita da 471 pazienti, range età 18-82 anni, affetti da ernie e laparoceli (18,48%) e sottoposti ad interventi con utilizzo di materiale protesico sia in chirurgia tradizionale (81,52%) che in laparochirurgia. Dalla metanalisi e dai trials si evince che le alloplastiche protesiche hanno ridotto le recidive al 5-15% sia quando utilizzate in funzione di rinforzo a sutura diretta sia in sostituzione di ampio difetto parietale. Si evidenzia che le protesi più utilizzate sono quelle non riassorbibili (poliestere, polipropilene,etc.), poi le composite ed infine le biologiche, la cui effettiva valenza non è ancora statisticamente significativa. In conclusione la riparazione o ricostruzione del difetto della parete addominale mediante protesi impone al chirurgo un’oculata scelta dei materiali e un’attenzione, in elezione, al timing del trattamento soprattutto dei grandi laparoceli, sia in chirurgia open che laparo, al fine di ridurre le morbilità e le recidive; inoltre è necessaria una sistematica prevenzione delle sepsi e del tromboembolismo, ormai codificata dalle linee guida, in particolare in caso di obesità e di insufficienza respiratoria.

Le protesi disponibili

PANTE', Sebastiano;DI DIO, VIVIANE;KONSTANTINIDOU, ANNA;RIZZO, Antonio Giacomo;FAMULARI, Ciro
2011

Abstract

La chirurgia dei difetti della parete addominale negli ultimi decenni si è avvalsa notevolmente dell’evoluzione tecnologica, che ha sempre più perfezionato le protesi. Mediante l’utilizzo di appositi materiali, che possono entrare in contatto con i visceri, evitando aderenze, si è osservata una elevata incidenza fino al 62-75% del loro impiego in cavità peritoneale nei trials clinici; tale riscontro è inoltre da attribuire all’inarrestabile diffusione della chirurgia laparoscopica. L’ampia disamina circa le caratteristiche chimico-fisiche e funzionali delle protesi è stata ritenuta fondamentale sia per poter effettuare pre-operatoriamente una scelta razionale della rete sia per una valutazione delle alloplastiche in chirurgia tradizionale e laparoscopica. Lo stato dell’arte sul trattamento dei difetti della parete addominale è stato verificato mediante metanalisi delle casistiche di 21 AA (6448 pz) nel quinquennio 2005-2009 e dei risultati di n° 3 trials clinici biennali completati, che hanno studiato ernie inguinali, prevalentemente, e laparoceli per un totale di n° 4867 pazienti. La casistica personale (2005-2009), maturata in Chirurgia d’Urgenza/Chirurgia Generale, è costituita da 471 pazienti, range età 18-82 anni, affetti da ernie e laparoceli (18,48%) e sottoposti ad interventi con utilizzo di materiale protesico sia in chirurgia tradizionale (81,52%) che in laparochirurgia. Dalla metanalisi e dai trials si evince che le alloplastiche protesiche hanno ridotto le recidive al 5-15% sia quando utilizzate in funzione di rinforzo a sutura diretta sia in sostituzione di ampio difetto parietale. Si evidenzia che le protesi più utilizzate sono quelle non riassorbibili (poliestere, polipropilene,etc.), poi le composite ed infine le biologiche, la cui effettiva valenza non è ancora statisticamente significativa. In conclusione la riparazione o ricostruzione del difetto della parete addominale mediante protesi impone al chirurgo un’oculata scelta dei materiali e un’attenzione, in elezione, al timing del trattamento soprattutto dei grandi laparoceli, sia in chirurgia open che laparo, al fine di ridurre le morbilità e le recidive; inoltre è necessaria una sistematica prevenzione delle sepsi e del tromboembolismo, ormai codificata dalle linee guida, in particolare in caso di obesità e di insufficienza respiratoria.
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