A dimostrazione di un rinnovato interesse nei confronti della cultura architettonica e del dibattito collegato alle recenti realizzazioni in Sicilia, nel 1928 il Podestà di Messina bandisce un concorso nazionale dal titolo “Progetto della Nuova Palazzata di Messina” da erigersi sul fronte a mare al posto di quella precedente, distrutta dal terremoto del 1908 e risalente agli inizi del XIX secolo. Questa occasione può considerarsi, non a torto, una delle esperienze più significative in questo settore poiché vedrà a confronto i principali protagonisti della stagione architettonica nazionale di quel periodo, con una maggioranza di qualificati professionisti siciliani formatisi culturalmente in ambiente romano. Tra questi i componenti del gruppo vincitore costituito da Camillo Autore, Raffaele Leone, Giuseppe Samonà e Guido Viola. Considerato il breve arco temporale entro cui si svolgeranno i vari adempimenti connessi alle procedure concorsuali (1928-1931), l’avvenimento può inserirsi a pieno titolo, sotto l’aspetto dei contenuti espressivi e delle tecniche di raffigurazione utilizzate negli elaborati prodotti, nel filone considerato di passaggio tra due generazioni culturali: quella rappresentata da Gustavo Giovannoni (1873-1947) e l’altra da Luigi Moretti (1906-1973). Nel primo caso il disegno di progetto risulta ancora caratterizzato dall’uso prevalente di due distinti metodi di raffigurazione: la prospettiva e le proiezioni ortogonali eventualmente entrambi integrati dalle ombre realizzate con l’ausilio del tratteggio o del chiaro scuro “per mettere in evidenza la diversità del materiale e il suo trattamento superficiale”. Modalità di rappresentazione che si richiamava ancora ad una consolidata tradizione di stampo accademico oscillante di continuo però verso nuove ideazioni figurative e che, successivamente, sul finire degli anni Venti, porterà ad un progressivo processo di semplificazione del linguaggio grafico in grado di confrontarsi con le nuove istanze razionaliste già ampiamente diffuse nel resto d’Europa. Contestualmente, il dibattito architettonico in Italia si svilupperà anche sui temi della formazione dei futuri professionisti e porterà all’istituzione, nel 1919, della Regia Scuola di Architettura di Roma e, nel 1921, alla fondazione della rivista Architettura e arti decorative. Di tale clima di sperimentazione risentiranno i grafici di progetto dell’altro filone culturale: le tecniche grafiche di rappresentazione tendono ad un ulteriore “asciugamento”, evitando l’attardarsi in eccessive descrizioni dei dettagli ornamentali per concentrarsi maggiormente ”sui volumi e sulle masse plastiche”. Questi ed altri elementi saranno oggetto di una approfondita analisi e valutazione critica basata sull’osservazione degli elaborati presentati al concorso e pubblicati nell’agosto 1931 sulla rivista Architettura e arti decorative nel tentativo di riscontrare le peculiarità espressive cui si è accennato in precedenza e di cogliere eventuali “assonanze” o “dissonanze” tra le tecniche raffigurative utilizzate dai vari concorrenti in relazione alla propria maturità professionale, all’adesione ad una specifica corrente culturale piuttosto che ad un’altra e alla scuola di provenienza.

Il concorso nazionale per il progetto della nuova Palazzata di Messina del 1928

ARENA, Adriana
2012

Abstract

A dimostrazione di un rinnovato interesse nei confronti della cultura architettonica e del dibattito collegato alle recenti realizzazioni in Sicilia, nel 1928 il Podestà di Messina bandisce un concorso nazionale dal titolo “Progetto della Nuova Palazzata di Messina” da erigersi sul fronte a mare al posto di quella precedente, distrutta dal terremoto del 1908 e risalente agli inizi del XIX secolo. Questa occasione può considerarsi, non a torto, una delle esperienze più significative in questo settore poiché vedrà a confronto i principali protagonisti della stagione architettonica nazionale di quel periodo, con una maggioranza di qualificati professionisti siciliani formatisi culturalmente in ambiente romano. Tra questi i componenti del gruppo vincitore costituito da Camillo Autore, Raffaele Leone, Giuseppe Samonà e Guido Viola. Considerato il breve arco temporale entro cui si svolgeranno i vari adempimenti connessi alle procedure concorsuali (1928-1931), l’avvenimento può inserirsi a pieno titolo, sotto l’aspetto dei contenuti espressivi e delle tecniche di raffigurazione utilizzate negli elaborati prodotti, nel filone considerato di passaggio tra due generazioni culturali: quella rappresentata da Gustavo Giovannoni (1873-1947) e l’altra da Luigi Moretti (1906-1973). Nel primo caso il disegno di progetto risulta ancora caratterizzato dall’uso prevalente di due distinti metodi di raffigurazione: la prospettiva e le proiezioni ortogonali eventualmente entrambi integrati dalle ombre realizzate con l’ausilio del tratteggio o del chiaro scuro “per mettere in evidenza la diversità del materiale e il suo trattamento superficiale”. Modalità di rappresentazione che si richiamava ancora ad una consolidata tradizione di stampo accademico oscillante di continuo però verso nuove ideazioni figurative e che, successivamente, sul finire degli anni Venti, porterà ad un progressivo processo di semplificazione del linguaggio grafico in grado di confrontarsi con le nuove istanze razionaliste già ampiamente diffuse nel resto d’Europa. Contestualmente, il dibattito architettonico in Italia si svilupperà anche sui temi della formazione dei futuri professionisti e porterà all’istituzione, nel 1919, della Regia Scuola di Architettura di Roma e, nel 1921, alla fondazione della rivista Architettura e arti decorative. Di tale clima di sperimentazione risentiranno i grafici di progetto dell’altro filone culturale: le tecniche grafiche di rappresentazione tendono ad un ulteriore “asciugamento”, evitando l’attardarsi in eccessive descrizioni dei dettagli ornamentali per concentrarsi maggiormente ”sui volumi e sulle masse plastiche”. Questi ed altri elementi saranno oggetto di una approfondita analisi e valutazione critica basata sull’osservazione degli elaborati presentati al concorso e pubblicati nell’agosto 1931 sulla rivista Architettura e arti decorative nel tentativo di riscontrare le peculiarità espressive cui si è accennato in precedenza e di cogliere eventuali “assonanze” o “dissonanze” tra le tecniche raffigurative utilizzate dai vari concorrenti in relazione alla propria maturità professionale, all’adesione ad una specifica corrente culturale piuttosto che ad un’altra e alla scuola di provenienza.
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