Il 17 marzo 1861 il Parlamento proclamò il Regno d'Italia ed il 22 marzo Cavour, confermato primo ministro, consapevole dell’importanza sia politica che militare d’una efficiente marineria, volle che gli fosse conferito anche il ministero della marina, che dopo la sua morte fu affidato a Luigi Federico Menabrea. Il Cavour, al quale non sfuggiva di certo come tra le molteplici questioni che l’Italia doveva affrontare per compiere un’unificazione politica oltreché territoriale, sebbene posta in secondo piano, figurasse la questione sanitaria, inaugurando una tendenza più ricompilativa che innovativa, presentò alla Camera dei Deputati un progetto per il servizio di sanità marittima, il 19 aprile del 1861. Dalla relazione del ministro apparivano in parallelo, quando non in contrapposizione, la necessità di tutela della pubblica incolumità e gl'interessi del commercio marittimo, schiacciati più che dalle gravose quarantene da quel difetto d'uniformità nelle disposizioni, che rappresentava il principale problema d’ordine giuridico nel neonato regno d’Italia, e che in materia di sanità marittima vedeva in vigore presso i diversi Stati aventi porti nel Mediterraneo norme che stabilivano per una stessa nave o un medesimo carico, o di uguale provenienza, che fossero ricevuti in un porto, ed in altro invece fossero sottoposti a onerose quarantene, oppure condannati allo sfratto, misura ancora messa in atto dalle magistrature sanitarie di Napoli e di Sicilia.Economisti, statisti e scienziati di tutta Europa, ricordava il presentatore del disegno di legge, dagli inizi dell’Ottocento invocavano una riforma radicale degli ordinamenti sanitari delle nazioni marittime; ma inveterati pregiudizi vanificavano ogni tentativo diretto ad ottenere il consenso e l'accordo unanime dei Governi per creare un sistema di precauzioni sanitarie dal lato uniforme e consentaneo alla civiltà e al progresso scientifico dell'età moderna. Anzi, vi erano enormi differenze di trattamento contumaciale nei porti del medesimo Stato. Nello stesso regno di Sardegna, poco prima dell'anno 1848, diverso ancora era il regime sanitario marittimo imposto alle navi che approdavano nella contea di Nizza da quello che era in vigore nella Liguria, e l'isola di Sardegna aveva pure un ordinamento quarantenario speciale e distinto da quello del continente. Parimenti in Sicilia l'ordinamento sanitario era diverso rispetto a quello di Napoli e delle altre parti del litorale continentale. Per quella mostruosa legislazione sanitaria vigente nei porti italiani, una nave subiva un diverso trattamento contumaciale, secondo il porto d’Italia nel quale approdava, e commercianti e naviganti reclamavano contro le diverse misure adottate nell'interesse della pubblica incolumità.La Giunta che relazionò sul disegno di legge, non potè fare a meno di riferire sul «cozzo d'opinioni dissidenti di corpi accademici e di scienziati», pur sostenendo che l’aver avvantaggiato il commercio e la navigazione non aveva «in niun modo esposto il paese ad invasioni di morbi esotici e contagiosi più d'altre contrade, che, ricusando il loro assenso alla convenzione, furono, come avvenne nelle Due Sicilie e nelle Romagne, ancora più crudelmente bersagliate dal cholera morbus». Di contro, riconosceva al ministro il merito di procurare al Paese l'inestimabile vantaggio di sostituire un'unica direzione alle molteplici magistrature sanitarie sparse e disseminate sulle coste italiane, senza entrare nel merito della loro composizione. Il dibattito parlamentare confermava come le misure più squisitamente sanitarie, più che contenere un portato innovativo, riguardassero la sopravvivenza di istituti risalenti come la patente di sanità e lazzaretti e quarantene, poiché si sostituivano loro le cinque direzioni di sanità marittima, delle quali una era a Napoli e una a Palermo. Restavano soppresse le attribuzioni che in fatto di sanità marittima erano state di competenza dei Magistrati Supremi di Salute in Napoli e in Palermo, ed anche le deputazioni di sanità esistenti lungo il litorale delle provincie meridionali del regno. Il Cavour, riportò il disegno di legge in aula per l’approvazione nella seduta del 31 maggio 1861, presieduta da Rattazzi, corredato da corrispondenza, relazione e testo della Commissione.

C'è qualcosa di nuovo...anzi d'antico. 30 Giugno 1861: la legge sulla sanità marittima dell'Italia unita

ALIBRANDI, Rosamaria
2011

Abstract

Il 17 marzo 1861 il Parlamento proclamò il Regno d'Italia ed il 22 marzo Cavour, confermato primo ministro, consapevole dell’importanza sia politica che militare d’una efficiente marineria, volle che gli fosse conferito anche il ministero della marina, che dopo la sua morte fu affidato a Luigi Federico Menabrea. Il Cavour, al quale non sfuggiva di certo come tra le molteplici questioni che l’Italia doveva affrontare per compiere un’unificazione politica oltreché territoriale, sebbene posta in secondo piano, figurasse la questione sanitaria, inaugurando una tendenza più ricompilativa che innovativa, presentò alla Camera dei Deputati un progetto per il servizio di sanità marittima, il 19 aprile del 1861. Dalla relazione del ministro apparivano in parallelo, quando non in contrapposizione, la necessità di tutela della pubblica incolumità e gl'interessi del commercio marittimo, schiacciati più che dalle gravose quarantene da quel difetto d'uniformità nelle disposizioni, che rappresentava il principale problema d’ordine giuridico nel neonato regno d’Italia, e che in materia di sanità marittima vedeva in vigore presso i diversi Stati aventi porti nel Mediterraneo norme che stabilivano per una stessa nave o un medesimo carico, o di uguale provenienza, che fossero ricevuti in un porto, ed in altro invece fossero sottoposti a onerose quarantene, oppure condannati allo sfratto, misura ancora messa in atto dalle magistrature sanitarie di Napoli e di Sicilia.Economisti, statisti e scienziati di tutta Europa, ricordava il presentatore del disegno di legge, dagli inizi dell’Ottocento invocavano una riforma radicale degli ordinamenti sanitari delle nazioni marittime; ma inveterati pregiudizi vanificavano ogni tentativo diretto ad ottenere il consenso e l'accordo unanime dei Governi per creare un sistema di precauzioni sanitarie dal lato uniforme e consentaneo alla civiltà e al progresso scientifico dell'età moderna. Anzi, vi erano enormi differenze di trattamento contumaciale nei porti del medesimo Stato. Nello stesso regno di Sardegna, poco prima dell'anno 1848, diverso ancora era il regime sanitario marittimo imposto alle navi che approdavano nella contea di Nizza da quello che era in vigore nella Liguria, e l'isola di Sardegna aveva pure un ordinamento quarantenario speciale e distinto da quello del continente. Parimenti in Sicilia l'ordinamento sanitario era diverso rispetto a quello di Napoli e delle altre parti del litorale continentale. Per quella mostruosa legislazione sanitaria vigente nei porti italiani, una nave subiva un diverso trattamento contumaciale, secondo il porto d’Italia nel quale approdava, e commercianti e naviganti reclamavano contro le diverse misure adottate nell'interesse della pubblica incolumità.La Giunta che relazionò sul disegno di legge, non potè fare a meno di riferire sul «cozzo d'opinioni dissidenti di corpi accademici e di scienziati», pur sostenendo che l’aver avvantaggiato il commercio e la navigazione non aveva «in niun modo esposto il paese ad invasioni di morbi esotici e contagiosi più d'altre contrade, che, ricusando il loro assenso alla convenzione, furono, come avvenne nelle Due Sicilie e nelle Romagne, ancora più crudelmente bersagliate dal cholera morbus». Di contro, riconosceva al ministro il merito di procurare al Paese l'inestimabile vantaggio di sostituire un'unica direzione alle molteplici magistrature sanitarie sparse e disseminate sulle coste italiane, senza entrare nel merito della loro composizione. Il dibattito parlamentare confermava come le misure più squisitamente sanitarie, più che contenere un portato innovativo, riguardassero la sopravvivenza di istituti risalenti come la patente di sanità e lazzaretti e quarantene, poiché si sostituivano loro le cinque direzioni di sanità marittima, delle quali una era a Napoli e una a Palermo. Restavano soppresse le attribuzioni che in fatto di sanità marittima erano state di competenza dei Magistrati Supremi di Salute in Napoli e in Palermo, ed anche le deputazioni di sanità esistenti lungo il litorale delle provincie meridionali del regno. Il Cavour, riportò il disegno di legge in aula per l’approvazione nella seduta del 31 maggio 1861, presieduta da Rattazzi, corredato da corrispondenza, relazione e testo della Commissione.
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