La sclerostina, il prodotto del gene SOST, è un inibitore circolante della via canonica di Wnt. È espressa dagli osteociti e, con la sua azione, regola negativamente la formazione ossea. L’azione dei bisfosfonati sull’osso è caratterizzata da una riduzione del riassorbimento cui si accompagna successivamente una riduzione della formazione. L’acido zoledronico, il più potente aminobisfosfonato di uso clinico, è in grado di ridurre rapidamente i marcatori surrogati di rimodellamento osseo, ma non sono noti i suoi effetti sui livelli di sclerostina. Il presente studio offre un’analisi preliminare dei dati ottenuti a 48 ore dalla somministrazione di acido zoledronico in donne affette da osteoporosi postmenopausale. Sono state arruolate quaranta pazienti mai trattate per osteoporosi e senza rilevanti comorbidità con età media di 62.6±4.9 anni. Le pazienti sono state randomizzate in due gruppi, di cui uno ha ricevuto acido zoledronico 5mg e.v., mentre l’altro ha ricevuto placebo. Entrambi i gruppi hanno ricevuto una supplementazione di calcio (1000 mg/die) e vitamina D (800 UI/die). Al basale, prima della somministrazione di acido zoledronico o placebo, e dopo 48 ore, sono stati dosati i livelli sierici di sclerostina ed anche dell’isoenzima osseo della fostatasi alcalina (BSAP) e del telopeptide C-terminale del collagene di tipo 1 (CTX), rispettivamente indici di formazione e riassorbimento osseo. A 48 ore, i livelli di sclerostina sono aumentati in modo statisticamente significativo rispetto al basale solo nel gruppo ZOL (p<0.05), in cui è stata osservata anche una correlazione negativa tra la variazione della sclerostina e quelle del CTX (p<0.05). Nessuna modifica è stata riscontrata nel gruppo placebo. I nostri dati dimostrano che l’acido zoledronico è in grado di aumentare i livelli di sclerostina nel breve termine e sono in linea con quanto già osservato, nel lungo termine, in pazienti trattate con neridronato.

L’ACICO ZOLEDRONICO INCREMENTA ACUTAMENTE I LIVELLI DI SCLEROSTINA IN DONNE CON OSTEOPOROSI POSTMENOPAUSALE.

CATALANO, ANTONINO;MORABITO, Nunziata;BASILE, Giorgio;MORINI, ELISABETTA;BRANCATELLI, Santa;LASCO, Antonino
2012-01-01

Abstract

La sclerostina, il prodotto del gene SOST, è un inibitore circolante della via canonica di Wnt. È espressa dagli osteociti e, con la sua azione, regola negativamente la formazione ossea. L’azione dei bisfosfonati sull’osso è caratterizzata da una riduzione del riassorbimento cui si accompagna successivamente una riduzione della formazione. L’acido zoledronico, il più potente aminobisfosfonato di uso clinico, è in grado di ridurre rapidamente i marcatori surrogati di rimodellamento osseo, ma non sono noti i suoi effetti sui livelli di sclerostina. Il presente studio offre un’analisi preliminare dei dati ottenuti a 48 ore dalla somministrazione di acido zoledronico in donne affette da osteoporosi postmenopausale. Sono state arruolate quaranta pazienti mai trattate per osteoporosi e senza rilevanti comorbidità con età media di 62.6±4.9 anni. Le pazienti sono state randomizzate in due gruppi, di cui uno ha ricevuto acido zoledronico 5mg e.v., mentre l’altro ha ricevuto placebo. Entrambi i gruppi hanno ricevuto una supplementazione di calcio (1000 mg/die) e vitamina D (800 UI/die). Al basale, prima della somministrazione di acido zoledronico o placebo, e dopo 48 ore, sono stati dosati i livelli sierici di sclerostina ed anche dell’isoenzima osseo della fostatasi alcalina (BSAP) e del telopeptide C-terminale del collagene di tipo 1 (CTX), rispettivamente indici di formazione e riassorbimento osseo. A 48 ore, i livelli di sclerostina sono aumentati in modo statisticamente significativo rispetto al basale solo nel gruppo ZOL (p<0.05), in cui è stata osservata anche una correlazione negativa tra la variazione della sclerostina e quelle del CTX (p<0.05). Nessuna modifica è stata riscontrata nel gruppo placebo. I nostri dati dimostrano che l’acido zoledronico è in grado di aumentare i livelli di sclerostina nel breve termine e sono in linea con quanto già osservato, nel lungo termine, in pazienti trattate con neridronato.
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