Il tema delle misure di prevenzioni assume preminente centralità nella riflessione sul ruolo contemporaneo del diritto penale, orientata al superamento del primato della pena detentiva e, al contempo, al contrasto dei fenomeni di criminalità, in specie nella loro dimensione collettiva e transnazionale. Siffatta centralità è rinsaldata dalla progressiva presa di consapevolezza, nelle diverse sedi di produzione normativa e applicazione giurisprudenziale, che un più efficace sistema di contrasto al crimine, in particolare quello organizzato, è quello capace di inciderne le fondamenta economiche. In questa prospettiva, dunque, appare di particolare importanza lo studio del sistema prevenzionistico nella dimensione nazionale e sovranazionale, con specifico riferimento alla sua declinazione patrimoniale. Il presente lavoro intende quindi rendere conto della travagliata evoluzione che ha interessato il diritto della prevenzione, prendendo le mosse dalle leggi di pubblica sicurezza che per prime lo hanno contemplato fino a giungere al recente Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Delineati i presupposti applicativi e ripercorse le più significative e dibattute questioni interpretative del vigente sistema prevenzionistico, tanto personale quanto patrimoniale, la ricerca si sofferma sulla confisca di prevenzione, sulla problematicità della sua natura giuridica nonché sulle potenzialità del suo utilizzo strumentale all’erosione dei patrimoni criminali e sulla sua importanza strategica ai fini del contrasto del fenomeno associativo mafioso. Successivamente, l’indagine si concentra sui riflessi sovranazionali e sulla portata europea assunta dall’istituto della confisca, attraverso la ricostruzione del complesso iter normativo avviato dalle istituzioni europee e da ultimo sfociato nell’adozione della direttiva sul congelamento e sulla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato (Direttiva 2014/42/UE). Direttiva cui l’Italia ha inteso dare esecuzione per mezzo del decreto legislativo del 29 ottobre 2016, n. 202, intervenendo chirurgicamente su singole disposizioni anziché cogliendo l’occasione per una revisione organica della materia, al pari di quello che sembra in procinto di accadere in Germania, alla luce del recente progetto legislativo di recepimento della direttiva. Al contrario di quello italiano, infatti, il legislatore tedesco sembra intenzionato a realizzare un intervento riformistico di più ampio respiro volto, tra l’altro, a introdurre per la prima volta una forma di confisca di beni di provenienza delittuosa in assenza di condanna dichiaratamente ispirata alla confisca di prevenzione italiana. Infine, lo studio si concentra sul tema della tutela dei diritti fondamentali e sulla loro potenziale attitudine a circoscrivere il campo di applicazione delle misure di prevenzione, personali e soprattutto patrimoniali. In particolare, si indaga dapprima la cittadinanza costituzionale del sistema prevenzionistico nella prospettiva delle pronunce della Corte costituzionale. Successivamente, ci si sofferma sui profili di tensione con il sistema multilivello di tutela dei diritti fondamentali, come integrato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, evidenziando in che modo abbia inciso sulla portata dell’istituto, ad esempio attraverso la giurisdizionalizzazione del relativo procedimento. Infine, si conclude vagliando la portata assunta dal diritto di proprietà in seno all’eurozona e ci si interroga sulla legittimità della sua compressione ad opera della confisca, in vista del soddisfacimento delle preminenti esigenze di contrasto ed eradicazione della criminalità organizzata, in specie di stampo mafioso, e di ablazione dei patrimoni illecitamente accumulati. In questa prospettiva, alla stregua di un’attenta opera di bilanciamento tra gli interessi contrapposti, non sembra revocabile in dubbio la conclusione secondo cui il diritto di proprietà, ancorché assorto al rango di diritto fondamentale alla stregua del primo protocollo addizionale alla CEDU e dell’art. 17 CDFUE, debba cedere il passo alle istanze tutorie della sicurezza (art. 5 CEDU e art. 6 CDFUE), nonché della libertà di impresa (art. 16 CDFUE) e, più in generale, di iniziativa economica, che l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia e il conseguente accumulo di patrimoni illeciti idonei a falsare il libero gioco della concorrenza pregiudicano significativamente, rendendo così prevalente l’esigenza della loro rimozione e, per l’effetto, rendendo sacrificabili perfino i diritti reali in vista del conseguimento di tale obiettivo. Tutto ciò nella consapevolezza che il mai sopito dibattito dottrinario e la riflessione giurisprudenziale sulle misure di prevenzione e i sempre più numerosi interventi delle Sezioni unite, in particolare sulla natura giuridica della confisca di prevenzione, rappresentano un’importante occasione per delineare in modo organico i principi di tale istituto, fondamentale in seno a una efficace strategia di politica criminale antimafia. Sono infatti maturi i tempi per una organica sistematizzazione della materia, che la emancipi dall’area di diffidenza o dal ruolo ancillare e subalterno rispetto al diritto penale classico e le attribuisca il ruolo che merita, coerentemente alle garanzie dei diritti fondamentali, in specie il diritto di difesa e il contraddittorio, in una dimensione coerente e pienamente rispondente ai principi della Costituzione e delle altre Carte dei diritti fondamentali.

Il diritto della prevenzione e la tutela dei diritti fondamentali: dal contrasto alla criminalità organizzata verso la costituzione di un modello europeo di confisca

QUATTROCCHI, ALESSANDRO
2017-02-23

Abstract

Il tema delle misure di prevenzioni assume preminente centralità nella riflessione sul ruolo contemporaneo del diritto penale, orientata al superamento del primato della pena detentiva e, al contempo, al contrasto dei fenomeni di criminalità, in specie nella loro dimensione collettiva e transnazionale. Siffatta centralità è rinsaldata dalla progressiva presa di consapevolezza, nelle diverse sedi di produzione normativa e applicazione giurisprudenziale, che un più efficace sistema di contrasto al crimine, in particolare quello organizzato, è quello capace di inciderne le fondamenta economiche. In questa prospettiva, dunque, appare di particolare importanza lo studio del sistema prevenzionistico nella dimensione nazionale e sovranazionale, con specifico riferimento alla sua declinazione patrimoniale. Il presente lavoro intende quindi rendere conto della travagliata evoluzione che ha interessato il diritto della prevenzione, prendendo le mosse dalle leggi di pubblica sicurezza che per prime lo hanno contemplato fino a giungere al recente Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Delineati i presupposti applicativi e ripercorse le più significative e dibattute questioni interpretative del vigente sistema prevenzionistico, tanto personale quanto patrimoniale, la ricerca si sofferma sulla confisca di prevenzione, sulla problematicità della sua natura giuridica nonché sulle potenzialità del suo utilizzo strumentale all’erosione dei patrimoni criminali e sulla sua importanza strategica ai fini del contrasto del fenomeno associativo mafioso. Successivamente, l’indagine si concentra sui riflessi sovranazionali e sulla portata europea assunta dall’istituto della confisca, attraverso la ricostruzione del complesso iter normativo avviato dalle istituzioni europee e da ultimo sfociato nell’adozione della direttiva sul congelamento e sulla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato (Direttiva 2014/42/UE). Direttiva cui l’Italia ha inteso dare esecuzione per mezzo del decreto legislativo del 29 ottobre 2016, n. 202, intervenendo chirurgicamente su singole disposizioni anziché cogliendo l’occasione per una revisione organica della materia, al pari di quello che sembra in procinto di accadere in Germania, alla luce del recente progetto legislativo di recepimento della direttiva. Al contrario di quello italiano, infatti, il legislatore tedesco sembra intenzionato a realizzare un intervento riformistico di più ampio respiro volto, tra l’altro, a introdurre per la prima volta una forma di confisca di beni di provenienza delittuosa in assenza di condanna dichiaratamente ispirata alla confisca di prevenzione italiana. Infine, lo studio si concentra sul tema della tutela dei diritti fondamentali e sulla loro potenziale attitudine a circoscrivere il campo di applicazione delle misure di prevenzione, personali e soprattutto patrimoniali. In particolare, si indaga dapprima la cittadinanza costituzionale del sistema prevenzionistico nella prospettiva delle pronunce della Corte costituzionale. Successivamente, ci si sofferma sui profili di tensione con il sistema multilivello di tutela dei diritti fondamentali, come integrato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, evidenziando in che modo abbia inciso sulla portata dell’istituto, ad esempio attraverso la giurisdizionalizzazione del relativo procedimento. Infine, si conclude vagliando la portata assunta dal diritto di proprietà in seno all’eurozona e ci si interroga sulla legittimità della sua compressione ad opera della confisca, in vista del soddisfacimento delle preminenti esigenze di contrasto ed eradicazione della criminalità organizzata, in specie di stampo mafioso, e di ablazione dei patrimoni illecitamente accumulati. In questa prospettiva, alla stregua di un’attenta opera di bilanciamento tra gli interessi contrapposti, non sembra revocabile in dubbio la conclusione secondo cui il diritto di proprietà, ancorché assorto al rango di diritto fondamentale alla stregua del primo protocollo addizionale alla CEDU e dell’art. 17 CDFUE, debba cedere il passo alle istanze tutorie della sicurezza (art. 5 CEDU e art. 6 CDFUE), nonché della libertà di impresa (art. 16 CDFUE) e, più in generale, di iniziativa economica, che l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia e il conseguente accumulo di patrimoni illeciti idonei a falsare il libero gioco della concorrenza pregiudicano significativamente, rendendo così prevalente l’esigenza della loro rimozione e, per l’effetto, rendendo sacrificabili perfino i diritti reali in vista del conseguimento di tale obiettivo. Tutto ciò nella consapevolezza che il mai sopito dibattito dottrinario e la riflessione giurisprudenziale sulle misure di prevenzione e i sempre più numerosi interventi delle Sezioni unite, in particolare sulla natura giuridica della confisca di prevenzione, rappresentano un’importante occasione per delineare in modo organico i principi di tale istituto, fondamentale in seno a una efficace strategia di politica criminale antimafia. Sono infatti maturi i tempi per una organica sistematizzazione della materia, che la emancipi dall’area di diffidenza o dal ruolo ancillare e subalterno rispetto al diritto penale classico e le attribuisca il ruolo che merita, coerentemente alle garanzie dei diritti fondamentali, in specie il diritto di difesa e il contraddittorio, in una dimensione coerente e pienamente rispondente ai principi della Costituzione e delle altre Carte dei diritti fondamentali.
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