Questo studio si concentra sulle regioni italiane, le quali diventano oggetto di un caso studio di particolare interesse dato l'elevato livello del debito pubblico nazionale al quale si somma il valore del debito pubblico regionale. Bisogna sottolineare che le regioni italiane sono caratterizzate da un ampio grado di eterogeneità nelle variabili di interesse, come il reddito pro capite e il tasso di disoccupazione. Inoltre, le regioni italiane sono tutte soggette alla stessa costituzione e legge ordinaria, anche se vi è una certa eterogeneità e autonomia tra le regioni . In particolare, un gruppo di regioni (a statuto speciale) ha diritto ad un numero maggiore di poteri rispetto alle altre regioni (a statuto ordinario). Tutti questi fattori giocano a favore di una migliore comprensione nella strategia empirica. Nella prima parte del lavoro si esaminano un certo numero di questioni teoriche riguardanti i fattori determinanti del deficit primario regionale. Tradizionalmente, questa teoria si è sviluppata su diversi filoni nella letteratura sui cicli elettorali. Il filone di ricerca che si segue in questo lavoro è quello che spiega il ciclo economico-elettorale in relazione alle politiche di gestione del bilancio pubblico poste in essere dai governi uscenti in periodo pre-elettorale per vincere le elezioni. Ad esempio i governi regionali in periodo pre-elettorale potrebbero indirizzare sistematicamente la politica fiscale verso quelle spese in beni e servizi che hanno un impatto immediato nella creazione di posti di lavoro e di reddito cercando così di influenzare l’esito delle elezioni. La maggior parte degli studi empirici rivolti alla verifica delle implicazioni teoriche dei modelli del ciclo politico di bilancio si è soffermata ad esaminare il comportamento dei governi nazionali trascurando invece l’analisi del ciclo politico a livello regionale, che sarà presa in esame in questo lavoro. Nella seconda parte del lavoro si analizzano i bilanci europei, concentrando l’analisi su una voce della spesa dei fondi strutturali da parte dell’Unione europea. Secondo quanto emerge dalla letteratura economica sul tema, la scarsa capacità di attrarre fondi strutturali può considerarsi un fattore rilevante per spiegare i divari tre le regioni. Non a caso il dibattito sulla politica da seguire per l’aumento del livello delle dotazioni di fondi europei converge verso le azioni che aumentano la capacità di attrarre i fondi provenienti dall’Unione europea. A tal proposito, una qualità istituzionale maggiore è annoverata tra le caratteristiche che condizionano e favoriscono l’attrazione dei fondi nell’ambito regionale. Per valutare la validità di questa ipotesi, il presente studio considera un insieme di variabili che spiegano la qualità istituzionale, tra queste la variabile corruzione, affermando che un tasso maggiore di corruzione all’interno della regione aumenta il livello di trasferimenti dall’Unione europea. Questo lavoro, quindi, intende studiare la capacità di attrazione dei fondi da parte delle regioni italiane, attraverso la relazione che intercorre tra fondi strutturali europei e qualità istituzionale. In particolare l’analisi si concentra sull’eventuale associazione tra corruzione e livello dei fondi strutturali. Questo studio contribuisce alla letteratura esistente in vari modi. Innanzitutto, questo è il primo tentativo di stimare il ruolo del ciclo politico di bilancio per spiegare il bilancio delle regioni italiane. In secondo luogo, per la prima volta si analizza la capacità che hanno le regioni italiane di attrarre fondi strutturali. In terzo luogo, questo lavoro contribuisce a mettere in luce l'importanza di una serie di fattori politici per i quali gli studi empirici hanno riportato risultati contrastanti finora. Quarto, utilizzando un panel di dati e uno stimatore GMM, questo lavoro contribuisce ad un miglioramento metodologico rispetto alla maggior parte degli studi precedenti.

Istituzioni e dinamica dei bilanci pubblici regionali: un'analisi panel

BILLERI, MARGHERITA
2017-02-24

Abstract

Questo studio si concentra sulle regioni italiane, le quali diventano oggetto di un caso studio di particolare interesse dato l'elevato livello del debito pubblico nazionale al quale si somma il valore del debito pubblico regionale. Bisogna sottolineare che le regioni italiane sono caratterizzate da un ampio grado di eterogeneità nelle variabili di interesse, come il reddito pro capite e il tasso di disoccupazione. Inoltre, le regioni italiane sono tutte soggette alla stessa costituzione e legge ordinaria, anche se vi è una certa eterogeneità e autonomia tra le regioni . In particolare, un gruppo di regioni (a statuto speciale) ha diritto ad un numero maggiore di poteri rispetto alle altre regioni (a statuto ordinario). Tutti questi fattori giocano a favore di una migliore comprensione nella strategia empirica. Nella prima parte del lavoro si esaminano un certo numero di questioni teoriche riguardanti i fattori determinanti del deficit primario regionale. Tradizionalmente, questa teoria si è sviluppata su diversi filoni nella letteratura sui cicli elettorali. Il filone di ricerca che si segue in questo lavoro è quello che spiega il ciclo economico-elettorale in relazione alle politiche di gestione del bilancio pubblico poste in essere dai governi uscenti in periodo pre-elettorale per vincere le elezioni. Ad esempio i governi regionali in periodo pre-elettorale potrebbero indirizzare sistematicamente la politica fiscale verso quelle spese in beni e servizi che hanno un impatto immediato nella creazione di posti di lavoro e di reddito cercando così di influenzare l’esito delle elezioni. La maggior parte degli studi empirici rivolti alla verifica delle implicazioni teoriche dei modelli del ciclo politico di bilancio si è soffermata ad esaminare il comportamento dei governi nazionali trascurando invece l’analisi del ciclo politico a livello regionale, che sarà presa in esame in questo lavoro. Nella seconda parte del lavoro si analizzano i bilanci europei, concentrando l’analisi su una voce della spesa dei fondi strutturali da parte dell’Unione europea. Secondo quanto emerge dalla letteratura economica sul tema, la scarsa capacità di attrarre fondi strutturali può considerarsi un fattore rilevante per spiegare i divari tre le regioni. Non a caso il dibattito sulla politica da seguire per l’aumento del livello delle dotazioni di fondi europei converge verso le azioni che aumentano la capacità di attrarre i fondi provenienti dall’Unione europea. A tal proposito, una qualità istituzionale maggiore è annoverata tra le caratteristiche che condizionano e favoriscono l’attrazione dei fondi nell’ambito regionale. Per valutare la validità di questa ipotesi, il presente studio considera un insieme di variabili che spiegano la qualità istituzionale, tra queste la variabile corruzione, affermando che un tasso maggiore di corruzione all’interno della regione aumenta il livello di trasferimenti dall’Unione europea. Questo lavoro, quindi, intende studiare la capacità di attrazione dei fondi da parte delle regioni italiane, attraverso la relazione che intercorre tra fondi strutturali europei e qualità istituzionale. In particolare l’analisi si concentra sull’eventuale associazione tra corruzione e livello dei fondi strutturali. Questo studio contribuisce alla letteratura esistente in vari modi. Innanzitutto, questo è il primo tentativo di stimare il ruolo del ciclo politico di bilancio per spiegare il bilancio delle regioni italiane. In secondo luogo, per la prima volta si analizza la capacità che hanno le regioni italiane di attrarre fondi strutturali. In terzo luogo, questo lavoro contribuisce a mettere in luce l'importanza di una serie di fattori politici per i quali gli studi empirici hanno riportato risultati contrastanti finora. Quarto, utilizzando un panel di dati e uno stimatore GMM, questo lavoro contribuisce ad un miglioramento metodologico rispetto alla maggior parte degli studi precedenti.
paneldata; bilancipubbliciregionali; fondieuropei; corruzione
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