Con il progredire delle conoscenze scientifiche,viene oggi riconosciuto che tutti gli animali, dai molluschi agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofisiologiche necessarie per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocicettivi. Secondo l'I.A.S.P. (International Association for the Study of Pain), l'inabilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che un individuo, uomo o animale provi dolore e richieda un trattamento analgesico. Questa affermazione è di fondamentale importanza in Medicina Veterinaria, perché sottolinea la necessità di trattare il dolore anche in assenza di una sua manifestazione verbale. Negli ultimi due decenni si è assistito ad una rivoluzione nel trattamento del dolore sia cronico che acuto, in particolare di quello chirurgico; Grazie alle più ampie conoscenze e ad una maggiore familiarità con la neurobiologia della nocicezione, con la farmacologia degli agenti analgesici e con le diverse tecniche di anestesia locoregionale, gli anestesisti sono oggi all'avanguardia nello studio e nel trattamento del dolore, com'è dimostrato dalla nascita di una nuova branca medica, anch'essa in continuo sviluppo: la terapia del dolore. Dopo ogni intervento chirurgico, il paziente avverte dolore più o meno intenso, in relazione alla sede ed alla tipologia di intervento. Questo tipo di dolore,è un importante fattore di inabilità,in quanto limita e riduce la capacità di movimento spontaneo, di riposo, di alimentazione e perfino di attuare una respirazione adeguata o di tossire. Tale stato di discomfort ritarda la guarigione e induce uno stato di malessere generale che deprime il paziente, sia fisicamente che psicologicamente. E' pertanto molto importante che il dolore sia controllato in modo efficace ed adeguato alla sua natura specifica, così da limitare le bene note conseguenze cataboliche prodotte da esso dopo un intervento chirurgico. L'analgesia preventiva, basata su una terapia antalgica che precede il danno chirurgico, ha l'obiettivo di prevenire la sensibilizzazione periferica e centrale che si verifica in risposta a stimoli dolorosi, limitando tutte quelle modificazioni neuroendocrine che accompagnano il dolore. Tale strategia analgesica riduce l'iperalgesia primaria e secondaria, l'allodinia e le modificazioni a carico dei recettori cellulari dei nervi periferici e dei nuclei del SNC. Mentre gli oppioidi, i FANS, gli anestetici locali, gli alfa2-agonisti e gli antagonisti dei recettori NMDA costituiscono le principali categorie di molecole disponibili, nuovi agenti analgesici potenzialmente utili sono in corso di studio. La tecnica dell'analgesia preventiva è basata sull'evidenza che un'appropriato trattamento analgesico pre-operatorio, prevenendo l'instaurarsi sia delle alterazioni del focolaio chirurgico sia il fenomeno di ipereccitabilità centrale (wind-up), riduce o previene l'iperalgesia che caratterizza il dolore postoperatorio, riducendone l'intensità e la durata. Quasi tutti gli anestetici generali somministrati a “dosi cliniche” hanno scarsi effetti sulla risposta neuroendocrina allo stress indotto dal trauma chirurgico; è invece dimostrata, sia nell'uomo che negli animali, l'efficacia dei blocchi anestesiologici locoregionali che, nel ridurre il fabbisogno di anestetici generali durante l'intervento, come quello degli analgesici nel periodo post-operatorio, accorciano pure i tempi di guarigione. L'impiego dei blocchi nervosi periferici ha registrato nell'ultima decade un considerevole aumento d'impiego nella pratica clinica, mentre sul piano della ricerca ancora sono molti gli studi da approfondire per migliorare la sicurezza delle varie tecniche di anestesia locoregionale e la maneggevolezza dei farmaci impiegati. Il presente studio si pone come obiettivo di valutare la tecnica di esecuzione del blocco anestesiologico peribulbare e definire la manegevolezza dei farmaci utilizzati, garantendo, allo stesso tempo, un adeguato comfort perioperatorio al paziente chirurgico.

Impiego di L-bupivacaina e cis-atracurio besilato nelle anestesie peribulbari in chirurgia oftalmica nel cane

CORTIGIANI, SERGIO
2018

Abstract

Con il progredire delle conoscenze scientifiche,viene oggi riconosciuto che tutti gli animali, dai molluschi agli uccelli, dai rettili ai mammiferi, posseggono le componenti neuroanatomiche e neurofisiologiche necessarie per la trasduzione, la trasmissione e la percezione degli stimoli nocicettivi. Secondo l'I.A.S.P. (International Association for the Study of Pain), l'inabilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che un individuo, uomo o animale provi dolore e richieda un trattamento analgesico. Questa affermazione è di fondamentale importanza in Medicina Veterinaria, perché sottolinea la necessità di trattare il dolore anche in assenza di una sua manifestazione verbale. Negli ultimi due decenni si è assistito ad una rivoluzione nel trattamento del dolore sia cronico che acuto, in particolare di quello chirurgico; Grazie alle più ampie conoscenze e ad una maggiore familiarità con la neurobiologia della nocicezione, con la farmacologia degli agenti analgesici e con le diverse tecniche di anestesia locoregionale, gli anestesisti sono oggi all'avanguardia nello studio e nel trattamento del dolore, com'è dimostrato dalla nascita di una nuova branca medica, anch'essa in continuo sviluppo: la terapia del dolore. Dopo ogni intervento chirurgico, il paziente avverte dolore più o meno intenso, in relazione alla sede ed alla tipologia di intervento. Questo tipo di dolore,è un importante fattore di inabilità,in quanto limita e riduce la capacità di movimento spontaneo, di riposo, di alimentazione e perfino di attuare una respirazione adeguata o di tossire. Tale stato di discomfort ritarda la guarigione e induce uno stato di malessere generale che deprime il paziente, sia fisicamente che psicologicamente. E' pertanto molto importante che il dolore sia controllato in modo efficace ed adeguato alla sua natura specifica, così da limitare le bene note conseguenze cataboliche prodotte da esso dopo un intervento chirurgico. L'analgesia preventiva, basata su una terapia antalgica che precede il danno chirurgico, ha l'obiettivo di prevenire la sensibilizzazione periferica e centrale che si verifica in risposta a stimoli dolorosi, limitando tutte quelle modificazioni neuroendocrine che accompagnano il dolore. Tale strategia analgesica riduce l'iperalgesia primaria e secondaria, l'allodinia e le modificazioni a carico dei recettori cellulari dei nervi periferici e dei nuclei del SNC. Mentre gli oppioidi, i FANS, gli anestetici locali, gli alfa2-agonisti e gli antagonisti dei recettori NMDA costituiscono le principali categorie di molecole disponibili, nuovi agenti analgesici potenzialmente utili sono in corso di studio. La tecnica dell'analgesia preventiva è basata sull'evidenza che un'appropriato trattamento analgesico pre-operatorio, prevenendo l'instaurarsi sia delle alterazioni del focolaio chirurgico sia il fenomeno di ipereccitabilità centrale (wind-up), riduce o previene l'iperalgesia che caratterizza il dolore postoperatorio, riducendone l'intensità e la durata. Quasi tutti gli anestetici generali somministrati a “dosi cliniche” hanno scarsi effetti sulla risposta neuroendocrina allo stress indotto dal trauma chirurgico; è invece dimostrata, sia nell'uomo che negli animali, l'efficacia dei blocchi anestesiologici locoregionali che, nel ridurre il fabbisogno di anestetici generali durante l'intervento, come quello degli analgesici nel periodo post-operatorio, accorciano pure i tempi di guarigione. L'impiego dei blocchi nervosi periferici ha registrato nell'ultima decade un considerevole aumento d'impiego nella pratica clinica, mentre sul piano della ricerca ancora sono molti gli studi da approfondire per migliorare la sicurezza delle varie tecniche di anestesia locoregionale e la maneggevolezza dei farmaci impiegati. Il presente studio si pone come obiettivo di valutare la tecnica di esecuzione del blocco anestesiologico peribulbare e definire la manegevolezza dei farmaci utilizzati, garantendo, allo stesso tempo, un adeguato comfort perioperatorio al paziente chirurgico.
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