“Fratellanza” è una parola dai chiari rimandi al lessico religioso e che ha conosciuto discontinui successi come categoria politica senza riuscire mai a tradursi in una efficace ed inclusiva azione sociale. È una parola che non è stata così incisiva tale da scalfire le derive dell’individualismo esasperato, dell’indifferentismo etico, della crisi delle trame relazionali come di progetti politici inclusivi e comunitari. Se il racconto di Genesi “Giuseppe e i suoi fratelli” e la narrazione romanzata di Thomas Mann svelano il “dramma” della negazione della fratellanza, il contrappunto offerto dalla riflessione del filosofo ebreo di lingua tedesca Martin Buber la presenta come il principio regolatore della libertà e della uguaglianza. Se vissuta fraternamente, la libertà non diventa l’arbitrio del più forte e l’uguaglianza non degenera in un egualitarismo opprimente. Quindi è un principio che tanto più è stato dimenticato, tanto più si rivela come essenziale a realizzare il progetto mancato della modernità, ovvero di un sistema politico inclusivo e democraticamente aperto alle istanze del singolo e di ciascuno. Pensare la fratellanza come l’ethos di una comunità permette di rintracciare le modalità attraverso cui la disposizione verso l’altro come prossimo e come fratello può ri-convertire odii e conflitti, grazie all’arte della mediazione e della reciproca solidarietà, creando prassi e modalità di convivenza estendibili anche oltre il cerchio della “naturalità” dei rapporti familiari e parentali.

“Giuseppe e i suoi fratelli". Per un'etica della fratellanza fra utopia e riscatto.

Costanzo G.
2020

Abstract

“Fratellanza” è una parola dai chiari rimandi al lessico religioso e che ha conosciuto discontinui successi come categoria politica senza riuscire mai a tradursi in una efficace ed inclusiva azione sociale. È una parola che non è stata così incisiva tale da scalfire le derive dell’individualismo esasperato, dell’indifferentismo etico, della crisi delle trame relazionali come di progetti politici inclusivi e comunitari. Se il racconto di Genesi “Giuseppe e i suoi fratelli” e la narrazione romanzata di Thomas Mann svelano il “dramma” della negazione della fratellanza, il contrappunto offerto dalla riflessione del filosofo ebreo di lingua tedesca Martin Buber la presenta come il principio regolatore della libertà e della uguaglianza. Se vissuta fraternamente, la libertà non diventa l’arbitrio del più forte e l’uguaglianza non degenera in un egualitarismo opprimente. Quindi è un principio che tanto più è stato dimenticato, tanto più si rivela come essenziale a realizzare il progetto mancato della modernità, ovvero di un sistema politico inclusivo e democraticamente aperto alle istanze del singolo e di ciascuno. Pensare la fratellanza come l’ethos di una comunità permette di rintracciare le modalità attraverso cui la disposizione verso l’altro come prossimo e come fratello può ri-convertire odii e conflitti, grazie all’arte della mediazione e della reciproca solidarietà, creando prassi e modalità di convivenza estendibili anche oltre il cerchio della “naturalità” dei rapporti familiari e parentali.
Strumenti
978-88-3369-103-9
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