L’opera di Dante può essere ripensata nel quadro di un nuovo e più ampio modo di intendere l’idea di “umanesimo”. In questa luce è interessante ritornare sul capitolo XXV della Vita nuova; dove Dante, prendendo le mosse da un problema di natura retorica (l’ipostatizzazione di Amore in letteratura e la sua giustificazione), sviluppa una digressione dottrinale, per poi indagare fondamentali questioni di poetica. Nel confrontare i «litterati poete» della tradizione classica con i «poete volgari» del suo tempo, egli conclude che tra questi e quelli non vi è differenza in termini di dignità artistica e di «licenzia» nell’uso delle figure retoriche. E cita, a supporto della propria tesi, gli esempi autorevoli di Virgilio, Lucano, Orazio, Omero e Ovidio. Con questi autori – che resteranno idealmente suoi compagni di viaggio fino alla Commedia, che li vedrà riuniti nella «bella scola» (Inf. IV, 94) – Dante costituisce quello che è un primo “canone” classico all’altezza della Vita nuova. La pagina vitanovistica, dunque, offre un interessante saggio del primo “umanesimo” di Dante, a metà strada tra una ricezione ancora “medievale” e un più “moderno” rapporto con gli auctores.

«Litterati poete» e «poete volgari»: tradizione poetica e canone in Vita nuova XXV

Paolo Pizzimento
2020

Abstract

L’opera di Dante può essere ripensata nel quadro di un nuovo e più ampio modo di intendere l’idea di “umanesimo”. In questa luce è interessante ritornare sul capitolo XXV della Vita nuova; dove Dante, prendendo le mosse da un problema di natura retorica (l’ipostatizzazione di Amore in letteratura e la sua giustificazione), sviluppa una digressione dottrinale, per poi indagare fondamentali questioni di poetica. Nel confrontare i «litterati poete» della tradizione classica con i «poete volgari» del suo tempo, egli conclude che tra questi e quelli non vi è differenza in termini di dignità artistica e di «licenzia» nell’uso delle figure retoriche. E cita, a supporto della propria tesi, gli esempi autorevoli di Virgilio, Lucano, Orazio, Omero e Ovidio. Con questi autori – che resteranno idealmente suoi compagni di viaggio fino alla Commedia, che li vedrà riuniti nella «bella scola» (Inf. IV, 94) – Dante costituisce quello che è un primo “canone” classico all’altezza della Vita nuova. La pagina vitanovistica, dunque, offre un interessante saggio del primo “umanesimo” di Dante, a metà strada tra una ricezione ancora “medievale” e un più “moderno” rapporto con gli auctores.
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