l presente contributo intende offrire un provvisorio bilancio del Cantiere Dante, un progetto che la compagnia “Il Teatro delle Albe”, fondata e diretta da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, sta portando avanti dal 2017 – e in preparazione del grande anniversario dantesco del 2021 – con una serie di “chiamate pubbliche” e di rappresentazioni messe in scena tra le strade delle città ospitanti. Secondo Martinelli e Montanari, il teatro è presente nella sostanza più intima dell’opera dantesca: la stessa parola θέατρον – dal verbo θεαομαι, «vedere» –, nel suo significato fondamentale di “visione”, racchiude proprio quella che Dante definisce «mirabile visione» (Vita nuova XLII, 1). Mirabile teatro, quindi: capace di accogliere nel suo campo visivo l’umanità intera nelle sue molteplici esperienze, dal basso osceno e sanguinante dell’Inferno al trascolorare malinconico del Purgatorio, fino al Paradiso, in cui visione e parola si trasmutano nell’indicibile. L’idea alla base dell’iniziativa del “Teatro delle Albe” poggia sulla necessità improrogabile di leggere Dante, di leggerlo oggi assumendo tutta la distanza che ci separa da lui; un tempo lunghissimo e irripetibile ma capace di dirci, attraverso la Commedia, l’essenziale sul presente, proprio. Facendo riferimento, tra l’altro, al paradigma dei Performance Studies di Richard Schechner, il presente contributo intende pertanto indagare i rapporti tra l’ipotesto dantesco – già intrinsecamente carico di una dimensione drammatica – e la rielaborazione di Montanari e Martinelli che approccia il Poema sacro secondo il filtro schechneriano dell’«as performance»; saranno in seguito analizzate le pratiche della scrittura scenica e della realizzazione del “Teatro delle Albe”.

La Divina Commedia dal testo alla pratica scenica: l'esperienza del Teatro delle Albe

Paolo Pizzimento
2021

Abstract

l presente contributo intende offrire un provvisorio bilancio del Cantiere Dante, un progetto che la compagnia “Il Teatro delle Albe”, fondata e diretta da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, sta portando avanti dal 2017 – e in preparazione del grande anniversario dantesco del 2021 – con una serie di “chiamate pubbliche” e di rappresentazioni messe in scena tra le strade delle città ospitanti. Secondo Martinelli e Montanari, il teatro è presente nella sostanza più intima dell’opera dantesca: la stessa parola θέατρον – dal verbo θεαομαι, «vedere» –, nel suo significato fondamentale di “visione”, racchiude proprio quella che Dante definisce «mirabile visione» (Vita nuova XLII, 1). Mirabile teatro, quindi: capace di accogliere nel suo campo visivo l’umanità intera nelle sue molteplici esperienze, dal basso osceno e sanguinante dell’Inferno al trascolorare malinconico del Purgatorio, fino al Paradiso, in cui visione e parola si trasmutano nell’indicibile. L’idea alla base dell’iniziativa del “Teatro delle Albe” poggia sulla necessità improrogabile di leggere Dante, di leggerlo oggi assumendo tutta la distanza che ci separa da lui; un tempo lunghissimo e irripetibile ma capace di dirci, attraverso la Commedia, l’essenziale sul presente, proprio. Facendo riferimento, tra l’altro, al paradigma dei Performance Studies di Richard Schechner, il presente contributo intende pertanto indagare i rapporti tra l’ipotesto dantesco – già intrinsecamente carico di una dimensione drammatica – e la rielaborazione di Montanari e Martinelli che approccia il Poema sacro secondo il filtro schechneriano dell’«as performance»; saranno in seguito analizzate le pratiche della scrittura scenica e della realizzazione del “Teatro delle Albe”.
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